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Il reggiseno no [racconto erotico]

Il reggiseno no. Anna l’aveva scelto con cura, nero, sottile, finissimo in quell’ accenno di trasparenza che nel pizzo trovava la sua fioritura. Le piaceva come accompagnava la curva del seno quasi abbracciandolo. Trovava che lo sostenesse senza tuttavia far pensare a un rimedio contro la forza di gravità. Mentre lo indossava, a casa, l’aveva disposto con cura, in modo che la punta del capezzolo si scorgesse appena, quasi dietro a una grata: un bottoncino scuro che negli anni e nei figli non aveva perso la sua pienezza. Aveva fatto un mezzo giro su se stessa davanti allo specchio grande dell’armadio, promuovendosi.
“Ma il reggiseno no, non lo toglierò per nessun motivo”, si era detta, dandosi una personale linea gialla di sicurezza che costituiva la sua personale frontiera tra la vanità e l’esibizionismo.

Ancora non poteva credere di esserci andata davvero. Era rimasta colpita dagli spazi vuoti e ampi che risuonavano dei suoi passi insicuri. E le luci, e gli scatti eccessivi, incalzanti, indiscreti. Le sue parole a contrappunto: calme e sicure, direttive.
“Adesso voltati di schiena e poi ruota il collo”.
Vedersi riflessa nel vetro curvo dell’ottantacinque millimetri.
“Guardami”
Click.
Quando Michele glielo aveva proposto, di posare per lui, aveva pensato a uno scherzo. Si era lasciata ingannare dal suo sorriso sereno, dall’aria posata del professionista.
“Sì, certo. Quando?”, aveva replicato canzonatoria.
Lui si era chinato sulla borsa di cuoio e aveva estratto l’agenda. Lo sguardo, ora, preciso e concentrato mentre esaminava le disponibilità dello studio.
Quindi davvero.
Una cascata di immagini le era esplosa nella mente: donne giovani, bellissime, lisce, magre, perfette. La seguivano con gli occhi mentre camminava per strada, la spiavano nell’intimità dei camerini dei negozi, si affacciavano minacciose dalla tenda della doccia mentre, credendosi sola, strizzava una coscia rimpiangendo la pelle tesa dei vent’anni. Modelle, bellissime, che Michele fotografava ogni giorno e poi ritoccava, al limite della perfezione. Simboli, di un gusto imperante, di taglia e di peso. Lontane. Fredde. Nemiche.  Uno specchio da luna park che le rimandava un’immagine distorta. Ma anche le amiche, con la loro sicurezza e quell’insopportabile capacità di muoversi consapevoli e misurate. Compiaciute dei commenti e di ogni sguardo attratto per strada. E la sua più grande nemica: l’Anna che non era, che era stata e quella che avrebbe potuto essere.
Michele non poteva parlare sul serio. Cosa poteva trovarci nella sua pelle segnata, nel profilo ordinario, nel suo corpo noioso e prevedibile?
“Io, perché?”, aveva chiesto sentendosi stringere la pancia dalla paura della risposta che aveva ora reso inevitabile.
Michele aveva sorriso cogliendo una prima resa alla sua proposta. Aveva versato un altro bicchiere di rosso.
“Ho visto una donna, dentro di te. Vorrei andarla a cercare”.
Tra una sberla e un abbraccio, esitava Anna. Indecisa se sentirsi derisa o apprezzata. C’era una guerra in corso dietro quello sguardo ora decisamente curioso. Una giovane Anna cadeva svenuta mentre qualcosa si spaccava all’interno: un sottile guscio d’uovo incapace di opporsi alla sua crepa.
Le dita sottili stringevano il calice, vuotandolo in un sorso.
“Va bene, mi fido”, aveva detto veloce.
Poi aveva riso, sentendosi donna. E si era rivista bella come quella sera: passeggiare con lui, in centro, liberi. Parlarsi per ore, spogliandosi di ogni pudore, per la prima volta nudi, senza ritocchi.
“Sei bella”, aveva detto all’alba, sotto un lampione.
Luce gialla di lampade al sodio, che cadeva dall’alto senza nessuna misericordia. Parlava con l’aria di chi vede oltre l’immagine.
“Va bene, mi fido. Però niente nudo”, si era ancora schernita.
“Lasciamo che sia come sarà”, aveva risposto. “Lasciati andare, fatti condurre. E’ una danza”.
Click.
Click.
Click.
“Alza un poco il mento”.
Click.
“Ecco, così. Sei tu”.
Click.
“Ti spoglieresti, Anna?”.
“Non ha fatto nemmeno rumore”, pensava Anna guardando il reggiseno raggomitolato per terra.

Comments (12)

chiaragennaio 21st, 2012 at 09:46

Delicato racconto :) . Click

Valeriagennaio 22nd, 2012 at 01:30

Molto elegante :-D

Danielagennaio 22nd, 2012 at 09:47

E poi che succede ? :-)

inachisiogennaio 22nd, 2012 at 10:13

Grazie @Chiara e @Valeria.
E la domanda di @Daniela?
Secondo me non succede apparentemente nulla: non se la zompa sul tavolo dello studio, non si sposano, non faranno altre foto. Ma Anna avrà dentro una consapevolezza e una sicurezza nuove. Credo. Io la vedo così….

Ugogennaio 22nd, 2012 at 11:05

Le frasi chiave sono: ” ho visto una donna dentro di te”, e poi “Ecco, così. Sei tu”. Non c’era più niente da nascondere

Danielagennaio 22nd, 2012 at 12:08

Mh… peccato. Io sono una cacciatrice di emozioni semplici.
(scherzo… :-)

akkugennaio 22nd, 2012 at 12:11

credevo in un colpo di scena finale, concordo con daniela

Inachis Iogennaio 22nd, 2012 at 12:22

Toccherà ripensarci al finale, allora ;)

Alessiagennaio 22nd, 2012 at 13:11

E’ perfetto così!

Elenagennaio 22nd, 2012 at 20:12

Concordo con Alessia, il finale è perfetto, qualsiasi cosa avessi fatto accadere di quelle che si possono immaginare sarebbe stata fuori posto: non importa cosa succede dopo. Ma importa cosa succede DENTRO, in QUEL momento lì, in cui il reggiseno cade…

chiaragennaio 24th, 2012 at 09:01

Anche per me il finale è perfetto così… in quel cadere silenzioso del reggiseno e in quei ripetuti click Anna ha scoperto un altro aspetto del suo essere donna. Mi piace così :)

Lustgennaio 27th, 2012 at 22:46

Bello, elegante, fine e raffinato

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