Il blog di Dire Fare l'Amore

Tra le [tue] pagine [Darkroom #6]

Un nuovo, eccellente, fresco racconto entre filles per la mia Darkroom (la sezione speciale in cui puoi inviare il tuo racconto erotico anonimo)!

TRA LE [TUE] PAGINE

Appendersi.

E’ quello che mi viene in mente mentre mi aggrappo alle tue ossa iliache, così sporgenti e invitanti, per sostenermi meglio mentre ti lecco. La lingua è lenta, il tuo gusto sapido e la luce di questa cameretta un po’ troppo invadente: l’illuminazione quasi monacale dell’unico faretto sopra il letto segna tutte le imperfezioni della tua pelle -un tracciato luminescente di graffi sull’addome, i segni arrossati della depilazione.

Sono inginocchiata sul parquet freddo e questa mi sembra una strana confessione sciorinata direttamente nelle tue viscere sotto forma di piacere: ad ogni movimento della mia bocca corrisponde un tuo mugolio, il sussulto vivace degli occhi che guardano insistentemente il soffitto e le scosse tellurgiche brevi dei tuoi capezzoli eretti. Sembri fatta di gelatina -i movimenti si propagano nella carne fino ad arrivarmi in riverberi attutiti conto le dita: sei la fetta di torta che ordino al ristorante la domenica, già sazia, e mi rimarrai sullo stomaco tutto il pomeriggio.

Lecco.
Bacio.
Mordo.

Il mio morso ti fa ridere, una di quelle risate croccanti e un po’ bambine che ti lasci sfuggire quando qualcosa ti imbarazza. Mi fanno male le ginocchia, la mascella chiede pietà, ma io non smetto: mi piace sentirti sciolta in questo umore vischioso e languido che mi bagna il mento, poter quantificare nel numero di sospiri-per-minuto la grandezza del mio potere su di te adesso. Qui.

La mia mano destra abbandona piano il tuo fianco per planare delicatamente all’entrata affamata del tuo sesso: sei golosa, quando si tratta di penetrazione. Lo dicono le tue guance arrossate e il modo in cui trattieni il respiro per tutti i secondi che ci metto a percorrerti il pendio bagnato delle grandi labbra: è tutta questione di ritmo quando infilo due dita nella tua voglia e riprendo a lapparti il clitoride. E’ come un ghiacciolo immenso che non perde mai lo sciroppo che gli dà il gusto: il sogno inconscio di ogni bambino ai giardinetti.

Muovermi in te con l’indice e il medio è come accarezzarti: una carezza più intima e lasciva, ma pur sempre una carezza. La rugosità soffice del tuo interno mi parla, mi guida: so quando insistere, quando desistere per farti corrucciare e lasciarti stillare un po’ d’odio per averti fatto mancare l’orgasmo. Hai il dizionario di latino appoggiato sulla scrivania e vederlo così, con la faccia affondata fra le tue cosce e l’odore di sesso ad annacquarmi il naso, mi fa ridere -la mia risata si frantuma in un rivolo di fiato contro il tuo sesso, rabbrividisci.

La mia vera confessione è che ti lecco solo per poter finalmente sentire la pressione delle tue cosce contro i lati del mio viso, arrendermi al modo in cui insisti ad alzare il bacino spalmandomi addosso il tuo bisogno di godere e il rosario di “non ti fermare, non ti fermare” che mi reciti a voce roca sull’onda del piacere fisico che ti fa rabbrividire. Hai i pugni pieni di lenzuola e quando inarchi il bacino assomigli ad un arco teso: sto bevendo il tuo orgasmo direttamente dalla fonte, le mie dita ascoltano le contrazioni esagitate delle pareti del tuo sesso -stai dicendo qualcosa, ma non mi interessa.

Quando mi alzo tu sei ancora immersa nella nebbia fitta e lattiginosa dell’orgasmo: mi vedi, ma non mi guardi. Alzi la mano sinistra sfarfallandola a mezz’aria -io ti do il cinque come si faceva alle medie quando giocavamo a pallavolo contro la terza classico A: non mi serve guardare in basso per indovinare il broncio infastidito che mi stai dedicando.
Mentre scivolo fuori dalla stanza rincorro i ricordi di te che si affollano nel corridoio -angoli smangiati da corse sfrenate, armadi usati per giocare a nascondino, il profilo arruffato del tuo gatto che dorme sul divano. Mi chiedo come sarebbe incontrare tua madre sulle scale, di ritorno dall’esselunga -capirebbe che mi porto addosso il sapore del tuo sesso ancorato alle papille gustative, collegherebbe il rossore delle tue guance al mio sorriso di sfida ancora umido di te? L’idea si trasforma in un filmino pallido nel mio cervello mentre mi infilo in macchina: mi basta stringere le cosce per raggiungere finalmente il mio, di finale. E’ un orgasmo freddo e sincopato, trascurato a favore della frizione e dell’inserimento della marcia, già dimenticato mentre svolto l’angolo della via per tornare verso casa -in bocca le parole biascicate di una canzone qualsiasi che danno alla radio.

4 Commenti

  1. Paola
    13 novembre 2011

    A me è piaciuto un sacco………

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  2. Sukiauki
    15 novembre 2011

    lui sa fare bene…. beata lei…heheheh

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  3. chiara
    15 novembre 2011

    Lei sa fare bene :)

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  4. fioredimaggio
    16 novembre 2011

    wow…che amica!

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