Il blog di Dire Fare l'Amore

Diversamente «cazzo»

Chiunque scriva di sesso non può ignorare un annoso problema: dare un nome agli organi e alle pratiche sessuali. Si tratta di uno scoglio non da poco (uno «scoglione» potremmo dire tanto per fare gli spiritosoni) non perché la lingua italiana sia avara di sinonimi in merito, ma perché quasi tutte le espressioni possibili hanno già una loro connotazione volgare, banale, medica, sentimentale. È come uno slalom semantico, un percorso a ostacoli tra allegorie e allusioni.
Prendiamo per esempio l’attributo maschile (ecco, già siamo in difficoltà: si potrà mai parlare di «attributo»?): lo chiamiamo «cazzo», d’accordo. «Cazzo» è sdoganato, popolare, telegenico. Però è anche irrimediabilmente volgare, non ce n’è. Specie detto da un uomo, fa grezzo. Detto da una donna può anche fare disinibita ma solo se si parte dal presupposto errato che le donne non lo siano, cosa che perlatro credono ancora in molti.


E se non è «cazzo»? Dico «pene»: corretto, proprio, anatomico, ma freddo come un dizionario. La «sindrome del pene» è quella che porta poi a usare tutte le declinazioni da anatomia comparata: prepuzio, glande, testicoli, scroto. Raffreddante, non c’è dubbio. Come se mentre fai l’amore con la tua donna ti comparissero nella stanza Devoto Oli e Dr. House in camice.
C’è poi il sottobosco degli accrescitivi (parlando di cazzi, direi che si tratta di un uso nemmeno troppo lontano dal vero) che però insinuano una proiezione di impotenza, di chi ha bisogno di descrivere un pene eretto come un «cazzone». No, niente accrescitivi. Peccato.

La strada elegante sarebbe quella delle metafore. E qui si pesca a piene mani nel gergo professionale («attrezzo», «arnese», «strumento»), zoologico («proboscide», «appendice»), botanico («tronco», «ramo», «fuscello», se non proprio vigoroso), bellico («spada», «clava», quest’ultimo di dubbio gusto). O magari si forza un po’ l’allegoria attribuendo virtù e caratteristiche viventi all’organo. Il che, come sa ogni maschio, non è improprio, dal momento che spesso «egli» vive di vita propria e autonoma. Possiamo quindi parlare, a seconda dell’idea che vogliamo esprimere, della «belva» (o tigre, giaguaro, armadillo), del «Black&Decker», del «fedele compagno» (che fa tanto quattro amici al bar dei tempi andati) o del «fido scudiero».
È dunque anche questa una strada scivolosa, che forse val la pena usare più in senso ironico, per mettere in luce qualche caratteristica del possessore dell’attributo che dell’attributo stesso, per mostrare come in uno specchio quale idea il protagonista abbia del suo sesso.
Ah, ecco, la parte per il tutto, la sineddoche. Si può dire il «sesso» per dire al tempo stesso il carattere sessuato della persona, le emozioni che questo trasmette, e la parte carnosa a cui se ne affida la realizzazione pratica, il «lavoro sporco», potremmo dire. A tale proposito però io rivendicherei pari dignità se non altro alla lingua. E al cervello.
Nella stessa linea, si può talvolta rendere sesso l’intera persona («Luigi si introdusse in lei», ora, a meno che Luigi non fosse il protagonista di Viaggio allucinante, direi che introdusse solo il pene, forse nemmeno tutto). E questa è una forma che mi piace di più, perché dà l’idea di un gesto che coinvolge tutta la persona.

Vedo che il discorso si fa lungo e mi riprometto di riprenderlo in futuro, magari esplorando altri termini. Sarei anche curioso di sentire altri pareri perché, come si è capito, io per ora non ci capisco un «ca**o».

15 Commenti

  1. marcy
    29 gennaio 2011

    E’ vero , il discorso si fa lungo…
    Con molta disinvoltura ,talune persone amano appellare il diversamente ca**o con nomi veri e propri quali “Orazio “e “Gargamella” …
    Et voilà fuori dall’imbarazzo ..
    Anche se effettivamente rimane il problema di come chiamarlo diversamente in un contesto meno privato…

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  2. belladigiorno
    29 gennaio 2011

    Membro? l’hai detto?
    Potrebbe essere una soluzione…

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  3. inachisio
    29 gennaio 2011

    @marcy Orazio e Gargamella? Che gente frequenti? :-)
    @belladigiorno Non ho parlato di «membro», hai ragione. Devo tornare sul tema. Non si può ignorare «membro»

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  4. loredana
    30 gennaio 2011

    @belladigiorno…membro lo utilizzo spesso anche su fb!…non mette in imbarazzo, “alleggerisce”, …fa “meno volgare”! Certamente, nell’intimità, inutlizzabile!

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  5. laura
    31 gennaio 2011

    Mi sono divertita molto, Inachis-io, bello, ironico, spiritoso.
    Ci avevo pensato un sacco di volte, soprattutto scrivendo e trovando poche, insoddisfacenti risposte.
    Ogni scrittore ha il suo stile. Le arabe usano queste metafore un po’ ingenue ma fantasiose, gli uomini sono più duri ma a volte anche le donne non scherzano. Nell’intimità le donne si adattano un po’ ai loro uomini, fra donne vanno al sodo o parlano per allusioni o giocano sull’infantile (ma il pisello come ce l’ha?) ma per scrivere è tutta un’altra cosa (cazzi acidi, si diceva ai tempi del liceo).
    Stasera avevo proprio voglia di leggerti e mi hai strappato un sorriso. Grazie.

    PS: lo sai che sei cambiato molto nello scrivere? Non so come spiegarti è una scrittura più matura

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  6. inachisio
    2 febbraio 2011

    E’ un tema interessante. Prometto di tornarci su…
    @laura, grazie per la «scrittura più matura», in un certo senso lo noto anch’io, anche se l’effetto è che c’è sempre meno sesso nei racconti… Sarà l’età?

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  7. Isadora Drunken
    3 febbraio 2011

    Per pietà, membro no. Ogni volta mi viene in mente un esclusivo club inglese…

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  8. Meravigliosalice
    4 febbraio 2011

    Bah…io nel mio piccolo, quando ci riesco non lo nomino proprio — “Alzai la testa, guardai il mio amico e me lo infilai, tutto d’un fiato. Chiusi gli occhi per un istante, per godermi quel piacere privato. Carne possente, entrava in me, dopo tanto tempo e mi riempiva fin quasi a lacerarmi. ” — Spero proprio che scrivendo una frase tipo questa, il lettore possa immaginare che non stia parlando di un anello di fidanzamento ! ^_^

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  9. blackflag
    4 febbraio 2011

    @Meravigliosalice
    dove scrivi? no perchè credo che mi andrebbe di leggerti… ;-)
    Conoscevo una ragazza che lo chiamava, semplicemente, “il mio amico”. Trovo che dica un sacco di cose….

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  10. Meravigliosalice
    4 febbraio 2011

    @blackflag: Cercami! …visto che il mio amico Inachis-Io non mi mette nell’elenco dei blog che visita spesso…anche se IO SO CHE CI VIENE, di nascosto ! ^_^

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  11. inachisio
    4 febbraio 2011

    @meravigliosalice Ecco, ho rimediato alla mia mancanza, o pigrizia… Ho messo il link .-)

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  12. blackflag
    4 febbraio 2011

    Grazie….
    ad entrambi.
    Ad Inachis-Io per la sua leggerezza sapida e ironica.
    A Meravigiosalice per la sua sfrontatezza sincera (come si fa a mettere un commento nel tuo blog? non ce l’ho fatta…)
    Ad entrambi per la “classe”, e la sapienza. Finalmente vedo scrivere in modo coinvolgente… e in ottimo italiano. E non è così scontato…

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  13. inachisio
    4 febbraio 2011

    @blackflag Ringrazio per il mio 50% di complimenti, sperando ovviamente che tu sia un editor Mondadori a caccia di nuovi talenti… VERO?

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  14. blackflag
    4 febbraio 2011

    No, purtroppo per te…. :-( ma se può servire,
    se io lo fossi, tu saresti il primo anello di una nuova collana dedicata all’eros raffinato

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