Finestra sul cortile [racconto erotico]

FINESTRA SUL CORTILE
Sto per tradire mio marito. Tra pochi minuti sarò tra le braccia del mio amante e già pregusto il fuoco che ci brucerà. Sarà una sveltina, come sempre: un amplesso rapido, spremuto, goduto. Un attimo rubato alla mia vita, in casa mia, approfittando di un momento di libertà.
Potremmo vederci da lui, o in albergo, ma sono io a volere così: lo voglio nel mio letto, nella mia intimità. Voglio regalarmi il piacere nelle stesse stanze in cui mio marito me lo nega. Voglio farlo di fretta, col brivido che il cornuto rientri prima del previsto e che ci scopra.
Ormai è questo il mio gioco: quando il titolare esce per una commissione, faccio uno squillo al sostituto. Se è libero, corre da me, mi prende senza nemmeno spogliarmi. Mi piace farlo in piedi, con gli slip calati al ginocchio, vicino alla finestra che dà sulla strada. Da lì posso sorvegliare quando mio marito sta tornando. Vedo prima la sua auto passare sotto casa alla ricerca di un posteggio, e un fremito mi scuote la pancia. Ma godo veramente mentre lo osservo aprire il cancelletto esterno. So esattamente quanto ci mette ad attraversare l’atrio, guardare se c’è posta in casella, chiamare l’ascensore, salire. È precisamente il tempo che mi basta per venire, alzare le mutande, abbassare la gonna, far uscire l’amante sulle scale e riabbracciare il marito sentendo ancora in me il brivido dell’orgasmo.
Se non l’avete mai provata, è una sensazione che non potete capire.
Sto per tradire mio marito e non mi sento nemmeno in colpa, e anche se fosse, posso invocare le attenuanti generiche.
Primo, l’ho tradito, ma lui se l’è cercata. Per dirla tutta, è tenero, affettuoso, ma non è capace a scopare. Non so come spiegarlo, fa male l’amore: non ha ritmo, vigore, passione. Sembra che lo faccia per dovere, un po’ rozzamente, come per un bisogno. Ho provato in tutti i modi ad “educarlo”, nei primi anni di matrimonio. Ma ora ho rinunciato.
Secondo, è stato più forte di me, non ho saputo resistere. Fin da quella cena a casa di amici in cui il mio futuro amante mi ha guardata come se fossi nuda, poi mi ha spiazzato con quel commento preciso, sfrontato, lievemente sessuale, pronunciato ad mezza voce sotto gli occhi di mio marito, e infine mi ha lasciato il suo numero di cellulare, come se fosse già evidente che l’avrei chiamato.
E così è successo. L’ho chiamato l’indomani, anzi diciamo che l’ho “convocato”. Abbiamo fatto sesso subito, al primo incontro. Non c’era altro da dirsi. Sapevamo entrambi che eravamo lì solo per quello. Lui fa il rappresentante, era in giro nella mia zona, dopo mezz’ora mi stava prendendo alla pecorina sulla poltrona del salotto. Non ci siamo nemmeno spogliati. Quella volta, per non correre rischi, avevo approfittato di un’assenza un po’ più prolungata di mio marito. Abbiamo finito venti minuti prima che lui tornasse. Poi, le volte successive, mi sono perfezionata.
E così il gioco è diventato un bisogno e ormai è un’attrazione magnetica. Forse perché lui è il classico stronzo, forse perché so che può avere tutte le donne che vuole, forse per la sua faccia da schiaffi e il SUV nero da pappone. Perché lui è un predatore. Ma anche io. Sono stata al gioco: ho cacciato il maschio cacciatore. Sono stata preda, sono stata predatrice.
«Io esco!», mi grida il maritino aprendo la porta.
«Va bene! A dopo!».
Premo il tasto “chiama” del cellulare, avevo già preparato il numero.
«È uscito. Sbrigati».
«Sono già qui, parcheggio e arrivo».
Click.
Mi avvicino alla finestra appena in tempo per scorgere il cornuto uscire in strada. Mi piacerebbe vedere i due che si incrociano. Prima o poi succederà. Appoggio la mano al vetro e il freddo che sento sulla pelle mi richiama improvvisamente il caldo che già inumidisce il mio sesso. Resto lì immobile, gustando la piacevole sensazione. Passa qualche minuto, l’amante ritarda. L’attesa, anche se breve, mi innervosisce lievemente.
Poi lo vedo arrivare. Lui non è mai di fretta, mai scomposto, ma dalla sua camminata, da un ciuffo spettinato, capisco che ha corso.
Citofono.
Portoncino.
Ascensore.
Serratura.
«Scusa, ma oggi posteggiare è impossibile. Ho lasciato la macchina praticamente in mezzo alla strada».
«Se ti compravi la Smart…».
Bocca.
Mani sul sedere.
Sul seno.
Sul corpo.
Nel corpo.
Mi gira e mi spinge verso la sala. Di nuovo le mani sul vetro. Ancora quella sensazione di freddo insieme al caldo. Ancora più caldo. Mi allarga i piedi con i suoi. Mi penetra con forza. Inarco il bacino e sporgo indietro le natiche. Mi stringe forte. I suoi colpi sono ritmati, possenti.
Lo vorrei in bocca, ma non posso lasciare il mio posto di osservazione. Eppure non resisto, mi chino e lo prendo avidamente. Spero che lui sorvegli, ma non ne sono sicura. E non mi importa.
Il suo piacere cresce, pulsa, si prepara. Rallento un poco. Mi rialzo. Mi giro nuovamente.
Scosto leggermente la tendina, il vetro è appannato, con il palmo della mano ne asciugo una striscia lasciando un arcobaleno trasparente. In un effetto acquarello vedo una sagoma familiare. Il maritino è appena passato in macchina.
Un brivido.
Scopami, ti prego. Oddio, non smettere.
Ancora.
Ancora.
Ancora.
Eccolo!
Godo.
Portoncino.
Godo.
Posta.
Godo.
Pianerottolo.
Mutande. Gonna.
Ascensore.
Fuori!
«Vai!».
Passi sulle scale. L’ascensore si ferma al piano.
Ho appena fatto in tempo a chiudere la porta e a tornare in cucina.
«Sono tornato!».
«Ciao, amore. Fatto presto…».
«Lascia perdere! Non riuscivo a parcheggiare. C’era uno stronzo, ma uno stronzo! Ha piantato il suo SUV nero in mezzo alla strada. Ma si può? Ma mi sono preso la mia bella rivincita, sai? Gli ho messo sul finestrino un biglietto: “SE SCOPI COME PARCHEGGI, NON MERAVIGLIARTI DI ESSERE CORNUTO!” Eh, quando ci vuole ci vuole!».


















La frase finale è eccezionale!!! Complimenti, è come al solito un racconto fantastico, sempre con quella vena ironica che non guasta mai! Ciao!
Sono la ragazza del treno. Ringrazio l’autore per la citazione (non per aver alimentato l’equivoco sulla mia professione
Sì surreale, i miei due sacchetti e due righe del racconto rubate da un’occhiata furtiva e incredula sul suo MAC. Più volgarmente pensavo di essere su scherzi a parte.
Insomma lo chiamano treno ad “Alta velocità”, in realtà impiega le solite due ore, ma questa volta i 30€ del biglietto non li rimpiango e poi, per la legge della relatività, questo viaggio in effetti è durato 2 minuti.
Mi spiace solo di aver interrotto la vena erotica dell’autore, si sà ridere tanto può “smontare”!
Il racconto è davvero piacevole, breve, intenso e “crudo” come il piacere quando si presenta senza sovrastrutture sentimentali.
Si, ma il preservativo?
A presto,
A.
Ehi! Il commento di A., la ragazza corvina del treno, è una bella sorpresa anche per uno abituato alle sorprese.
Leggendolo ho pensato una cosa (ma non è una promessa): potrei riscrivere questo episodio reale sotto forma di racconto di fantasia, e così anche i preservativi troverebbero un loro posto… Io ci provo, ma sai che scrivo solo quando solo in treno, quindi dipende dai miei spostamenti… Ogni tanto butta un’occhiata qui, magari si riparlerà di te!
Ciao! Inachis
ma come ti vengono queste idee?
Bellissimo racconto
Semplice e diretto…
))
bellissimo il finale!!!
Molto carino….e poi fa sorridere….il che non guasta mai.
McGraw
Io ti do un bel 10. Grande!
Grazie! Io scrivo per divertirmi, ma se diverto anche altri, sono contento!
ma dai…..è stato davvero divertente leggere.!!!
tornerò a trovarti.
ho davvero bisogno di svagarmi un po’
Una lettura che scorre in modo piacevole e in uno stile che a tratti va oltre certi schemi. con un finale che regala sorrisi e buonumore. ^____________^
Mi piace moltissimo il tuo stile. Ad ogni racconto c’è un finale inaspettato, hai una fantasia formidabile.
Questo mi ha divertito molto, un finale molto comico ^_^
Complimenti
..stile ,ironia ,semplicita’ un mix orgasmico…..!!
sinceramente straordinario !!! ricco di azioni audaciamente folli!! mi hanno coinvolto facendomi vivere in parte le vicende… ti faccio i miei piu sentiti complimenti e vorrei concludere ammettendo di essere enormemente invidioso del tuo talento ^-^
“Peccato capitale” come nick è già un programma… Grazie per il commento!
Inachis
non so perchè…ma in un certo senso l’ho sentito mio questo racconto…
Divertente e di ottima scrittura,lo specchio perfetto della rapidita' di quei rapporti.
Veramente troppo divertente, come è descritta bene la rabbia di questa donna, e lui poi… anzi i lui… che ritmo fantastico. Mi piace questa questa leggerezza che riesci a dare alla narrativa senza mai diventare superficiale. Il finale poi è grandioso! Questi tuoi racconti sono una veramente una "buona notte"!
sono contento che tu abbia colto il risentimento, la rabbia, i sentimenti…. i sentimenti muovono poi il sesso! Non solo nei racconti, mi sa
ehehehe
, ma certo, non solo nei racconti e direi che i sentimenti in gioco sono spesso molto complessi e contrastanti. Generalmente non si è consapevoli, soprattutto della rabbia/aggressività. Sei stato bravo e molto sofisticato, si sente che hai tante note a disposizione, una grande capacità di introspezione direi.
Il finale mi ha fatto scompisciare dalle risate,
una vera sorpresa, dal dramma iniziale alla
commedia finale, ottima trovata davvero.
Che bello questo racconto!
Mi sono perfino eccitata immaginando di essere “lei” e di essere presa cos’ selvaggiamente, senza nemmeno svestirsi…..Proprio come mi ha preso ieri il mio capufficio!
Kisses…..
É la prima volta che leggo un tuo racconto,lo sai,mi é piaciuto. A tratti sembrava che fosse una delle “mie donne”,frustrata,che sfoga la rabbia verso gli altri su di sé. Sa che quello non é l’uomo adatto,per essere il suo amante,ma finge di non accorgersene.
Adrenalinico
Anke ironico,meraviglioso davvero!Bellissima la frase finale! Anke se,essendo una romanticona,preferisco quella dove si fa sesso x amore e nn sl x godere.Peccato dover andare via,ma ritornerò. Bravo!
Le inguaribili romantiche…
Però concordo
… mariti e compagni occhio ai suv neri parcheggiati sotto casa …