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Il Censore [recensione]

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Ieri sera sono stato alla prima de “Il Censore”, di Anthony-Neilson. Ecco la mia recensione.
Inachis

IL CENSORE
regia Antonio Syxty
traduzione Imogen Kusch
con Giovanna Rossi, Gaetano Callegaro e Marianna de Pinto
al Teatro Litta fino al 7 luglio

«Un pene non è semplicemente un pene», afferma Shirley Fontaine, regista di film porno, davanti a un allibito Censore incaricato di valutare la richiesta della donna di ammettere il film nelle sale comuni e di deciderne eventuali tagli.
Un pene racconta una storia, il suo ammosciarsi e rinvigorirsi mentre nella prima scena l’attrice lo masturba dice di una relazione agli inizi, tra due sconosciuti che ancora non si conoscono. Dice di un mondo interiore nell’amante (e non nell’attore che lo impersona), fatto forse di vergogna per il troppo porno consumato, di paura che la donna se ne accorga, di timore di essere indadeguato.
Ma il Censore, questo, non lo coglie. E’ troppo impegnato ad annotare minuziosamente i tagli (“minuto 16:04 Scena di penetrazione vaginale”) nel suo algido ufficio denominato dai colleghi “Il cesso” perché destinato al vaglio delle peggiori pellicole a tripla X. L’arrivo di Miss Fontaine con la sua provocante esuberanza mette a nudo tutte le contraddizioni del lavoro del Censore e le crepe della sua vita di coppia con una moglie non esattamente fedele.
E se l’impiegato cerca di difendere il suo lavoro («Senza la censura non ci sarebbero le metafore», splendida), la regista oppone la sua visione di un mondo in cui non ci saranno più limiti e forbici e «i pervertiti verranno riconosciuti per quello che sono davvero: dei visionari» (qui, stavo per alzarmi ad applaudire).
Sulla trama mi fermo qui, anche se ci sarebbe molto da dire. E’ un testo curato e asciutto ma che scava in profondità nei fantasmi e nelle pieghe del sesso e del desiderio e avanza lento ma implacabile verso la sua conclusione. L’opera di Anthony Neilson è del 1997 ma non perde affatto la sua attualità. La regia (mi scuso per il linguaggio prosaico, non me ne intendo professionalmente) mi è parsa molto appropriata al testo, i personaggi sono ben delineati (molto bravi gli attori), la scenografia essenziale e evocativa. C’è un gioco molto bello di rimandi video che “dialogano” benissimo con la scena.
E’ “Consigliato a un pubblico adulto”: solo in Italia si può pensare di doverlo scrivere all’ingresso.

Per chi ha la possibilità di andare a vederlo, lo spettacolo è in scena al teatro Litta di Milano fino al 7 luglio

Chi volesse leggere il testo (in inglese), lo trova qui

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