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Ragazza entra in un bar [recensione]

ragazza entra in un barRicordate i libri-game pubblicati da EL? Avete letto un qualche erotico del momento (uno per l’altro, epigoni inclusi)? Avete presente il concetto di link in un ebook (clicchi su una parola e ti ritrovi in un altro punto del libro)? Ecco, frullate il tutto e avete Ragazza entra in un bar, di una improbabilissima Helena S. Paige (pseudonimo che riunisce ben tre scrittrici), tradotto in Italia da Rizzoli e lanciato come primo romanzo a bivi in ebook. Qui il libro originale.

Mi rallegro delle opportunità offerte dall’editoria digitale e credo che spesso la tecnologia plasmi la cultura (non solo viceversa). Sicuramente dagli ebook, specie con l’arrivo ora dell’epub3, nasceranno ottimi prodotti innovativi.

Non è però il caso di questo libro.

Devo dire che il titolo mi piace molto. Tutto sommato anche l’idea dei bivi. Però l’impressione è che l’editore abbia voluto cavalcare una possibilità tecnica (nemmeno così avanzata, a dirla tutta) con una storia inconsistente e con uno sviluppo mediocre.

Mi spiego. La storia è un defilé di luoghi comuni, dalle mutande contenitive di Bridget Jones alle situazioni erotiche da bar, agli ammiccamenti lesbo, al fascino del soldo e del potere. Tu sei la protagonista del libro, ma in realtà sei chiusa in una gabbia di prevedibilità. Come vedi comparire in scena un personaggio, già sai sai cosa succederà con lui, ne intuisci in preveggenza gesti e parole. Quel che è peggio è che la possibilità dei bivi ha moltiplicato questo limite. La protagonista si trova davanti tre uomini nel bar in cui l’amica le ha dato buca? Bene, facciamola scegliere tra i proto-maschi da immaginario collettivo: il giovane barman inesperto ma fascinoso (studia teologia delle religioni orientali, roba che già ti vedi il tantra in arrivo), il manager sicuro di sé e educato (mezzo Grey mezzo Clooney) che la salva da un corteggiatore molesto, la rockstar tenebrosa.

La costruzione dei bivi non è sempre felice. Un solo esempio: nel primo capitolo la protagonista deve decidere che mutande mettere per uscire con l’amica per una serata che promette conquiste. Sono proposti tre modelli di mutanda e anche l’opzione “esco senza nulla sotto”. Da bravo maschio ho cliccato su quest’ultima, felice di mandare in giro il mio personaggio con la patata al vento. Vengo quindi spedito all’inizio del paragrafo relativo con tanto di titoletto [hai scelto di uscire senza mutandine] ma dopo poche righe, lei decide che la cosa la imbarazza troppo e torna sui suoi passi per mettersi il perizoma viola (che si farà poi comunque togliere nei capitoli successivi). Ma non ero io che dovevo scegliere?

Insomma, non la tiro lunga: una buona occasione sprecata con un testo da retrobottega editoriale. Peccato.

Oh, poi magari a quelle che leggono Karen Swan o quelle cose lì piace, eh. Mai dire mai. Ci sono anche un sacco di blog che ne hanno parlato bene già prima dell’uscita del libro, quindi i miracoli esistono…

A me ha annoiato.
Pensare che lo stesso giorno in cui ho letto Ragazza entra in un bar, lo stesso editore Rizzoli vinceva il premio Strega con Resistere non serve a niente.

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