Il blog di Dire Fare l'Amore

Barbara [racconto erotico]

Continuo la serie sull’autoerotismo femminile (detto così è asettico e scontato, forse dovrei dire sul mondo del piacere che ci si può regalare) con un nuovo racconto, illustrato da un’opera di Jack Vettriano, After the thrill is gone.

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Barbara

Lost in time, lost in space. And in meaning
Canottiera bianca a costine, brasiliana bianca abbassata a metà coscia
Scarpe rosse con il tacco gettate sul pavimento
Caldo sulla pelle
Mano aperta appoggiata sul monte di Venere

Riccardo ha detto che stasera farà tardi, di non aspettarlo sveglia, che se riesce arriva per mezzanotte, ma è ancora lontano e non sa dire quanto ci mette. Barbara sente la marea salire dentro, l’onda gonfiarsi e rompersi a riva. Quand’era bambina e l’estate era lunga, e l’estate era il mare, amava quei giorni di vento in cui la mamma diceva «oggi non andiamo in spiaggia», ma poi si lasciava convincere, e in spiaggia ce la portava ma doveva tenere la canottiera, e non poteva fare il bagno perché c’era mare grosso e la bandiera rossa sul palo.
Barbara chiude gli occhi e prende il largo, si lascia scivolare sul divano lanciando le scarpe sul pavimento, il più lontano possibile. Una fa toc mentre colpisce la libreria. L’altra scivola contro la porta.
Poi la mamma cedeva anche sulla canotta. Era un petto di bambina quello che Barbara liberava felice, non ancora di donna. E il piacere non era mostrare toccare farsi stringere dalle mani affamate di un ragazzo, ma sentire il vento giocare sulla pelle. Qualche volta la mamma cedeva anche sul bagno. Allora Barbara giocava con l’onda, si faceva prendere sollevare rotolare spingere a riva coi capelli arruffati. Rideva di gioia e si tuffava di nuovo e di nuovo e di nuovo, fino a quando la mamma diceva «attenta che l’onda ti prende».
«Tu sei l’onda, Riccardo», dice adesso Barbara alla casa vuota che forse è una barca, forse una zattera in mezzo all’oceano. «Sei l’onda e mi prendi, mi scompigli i capelli. Mi fai ridere di piacere».
Il divano cigola, mentre Barbara si gira a pancia in giù, una gamba a cavallo del bracciolo, l’altra allungata sui cuscini. Si rannicchia nella mente e si fa fare l’amore da Riccardo. Lo vuole deciso, sicuro. Lo vuole dentro, nella mente, assoluto, sintetico, intuitivo. La mano spinge la voglia lungo la pancia, la concentra in un gorgo, nel profondo della pelle. L’onda la scuote, le solleva la canottiera a costine scoprendo un seno grande, da donna, che si lascia accarezzare dai cuscini. Diventa rosso, si gonfia. Fa caldo. Poi l’onda le afferra i fianchi, solleva il bacino e abbassa lo slip a metà della coscia. Il sedere esposto, il desiderio mostrato al mare che la circonda da ogni lato come un’isola. Un fiordo. La mano si ferma sul monte, lo preme, crea onde frastagliate che si infrangono facendo la schiuma.
Uno. Barbara e Riccardo sono uno. Senza confini e senza parole. Un punto senza dimensioni. Barbara si lascia portare da questo mare in burrasca dove tutto è possibile, galleggia, poi affonda, le manca il respiro, spalanca la bocca affamata di aria, affamata di lui. Nella mente in burrasca ogni fantasia è realtà e ogni realtà diventa fantasia. Il piacere perfetto che più tardi gli offrirà rivivendo ogni dettaglio e ogni variante. Riccardo ha detto di non aspettarla. Lei lo ha anticipato. Si intravede per un istante nello specchio in ingresso: la faccia accaldata, gli occhi di brace, i capelli arruffati che sanno di sale.
Sente l’auto parcheggiare in cortile. La chiave girare nella toppa. Abbassa la canotta sul seno, rialza la brasiliana fino al pube. Appoggia la testa sul cuscino. Sorride pronta a tuffarsi di nuovo.

3 Commenti

  1. monica(morgan b0)
    11 ottobre 2012

    Mi piace questo mescolarsi tra umani e elementi naturali, l’invadenza dell’acqua che diventa piacere, l’hai reso bene e lo sento molto mio.

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  2. laura
    22 ottobre 2012

    Che brava Barbara! E’ proprio perfetto. Splendidamente raccontato.

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