Il blog di Dire Fare l'Amore

Anna [racconto erotico]

Volevo scrivere un racconto erotico sulla masturbazione femminile. Non ne sono stato capace. Tempo fa (troppo tempo fa) ho chiesto aiuto alle lettrici e ho ricevuto moltissime testimonianze, emozionanti, commoventi, ironiche. La difficoltà di tradurle in un racconto è aumentata anziché diminuire. Allora ho preso un’altra strada: ho scritto alcuni piccoli racconti, leggeri (spero), ispirati alle storie vere che mi avete raccontato. Ora, pian piano, ve li offrirò, quasi restituendo ciò che mi è stato regalato, piccoli pezzi di vita, di piacere, a volte di sofferenza. Avranno come titolo semplicemente un nome di donna.

Li corredo per ora con foto mie, ma sarebbe bello aprire un altro filone di ricerca: se avete foto (vostre, altrui, di fotografi famosi, quadri) che vi sembrano adatti potete mandarmele e le useremo come commenti.

Grazie. Ecco il primo. Eccoli. Sono (tornano a essere) vostri.

Anna

Notte di primavera
Finestra aperta sulla campagna
Musica: off
Profumo di erba dopo la pioggia
Cerchi leggeri sul clitoride

Il corpo del ragazzo è aumentato di peso. Ha schiacciato quello di Anna, che è rimasto leggero, vuoto, sul lenzuolo stropicciato. Le ha divaricato le cosce premendole con le sue, le faceva un po’ male. È scivolato con le mani lungo le braccia, affondando la faccia sulla faccia di lei. E poi ha assunto consistenza di legno e si è coperto di una rugiada di sudore. E aveva un odore più acre, come la pelle degli anziani alla sera.
Hanno chiuso entrambi gli occhi con un rumore interno di serrande. Anna respirava cercando di non seguire il fiatare da maschio che rallentava scivolando nel sonno. Allora lo ha scosso, gli ha detto devi andare. Vai. Devi andare, adesso. Lui sembrava non capire la sua lingua straniera. Come non aveva capito il linguaggio del corpo, l’alfabeto del suo piacere. Allora Anna ha spinto forte il tempo, come dentro un imbuto, e si è fatto veloce, un torrente di secondi, minuti uno dietro l’altro, sempre più vicini, a spingersi la schiena. Devi andare adesso. Vai. E lo guardava prendere  i vestiti alla rinfusa. Entrare uscire dal bagno. Era nudo coi calzini. Vestito, la camicia fuori dai pantaloni. La giacca, che ancora fa freddo, specie dopo i temporali. Ciao. Ti chiamo. No, ti chiamo io. Sa che non lo farà. Passa una nuvola bianca rotolando nel cielo. Ma lui è già in auto, corre a centomila all’ora. Ad Anna non importa dove va, non ricorda da dove viene. Gira indaffarata per la stanza, apre l’acqua della doccia, stende il tappetino, torna in camera e liscia il letto, raccoglie la busta del preservativo sul comodino, poi torna indietro, strappa un angolo del lenzuolo che si apre come un paracadute, lo raccoglie e lo appallottola in mano. Lo getta nel secchio. L’acqua della doccia è calda, il getto forte, maschile.
Ora Anna può rallentare il tempo. Le gocce le piovono lente sui capelli, li bagnano e si lasciano scivolare sul collo, sulle spalle e la schiena. Una nuvola di vapore appanna pian piano i vetri. Appanna lo sguardo e con esso i ricordi. Anna è Anna-al-presente adesso. Non ha più un passato e non ancora un futuro, nessuna ferita da rimarginare, nessuna attesa a smuoverle il cuore. Dalla finestra del bagno la luna la fissa distante. Una nuvola bianca ne copre uno spicchio. Anna si lascia amare dall’acqua, esplora la pelle con le mani insaponate. Trova facilmente la piega in cui ha nascosto da tempo il suo migliore segreto. La sfiora leggera, come in una promessa. Una goccia fiorisce cadendo sul capezzolo.
Ora Anna è di nuovo sul letto, il lenzuolo pulito che profuma di buono. L’aria fresca della notte entra nella stanza, le fa il solletico alla pelle. Apre le cosce, come prima con l’uomo. L’esatta posizione, ma non c’è peso, non c’è dolore. La mano conosce la via. Leggera, come leggero è il corpo di Anna. Si appoggia. Un amante che sa cosa fare, a cui non occorre spiegare il piacere. Un gemito sfugge dalla finestra, sale verso la luna come una nuvola bianca.

 

4 Commenti

  1. Stella
    26 settembre 2012

    A cosa servono gli uomini?

    Rispondi
    • Arturo
      14 ottobre 2012

      gli uomini servono a guardarti mentre te la tocchi sempre che tu sis capace di farlo con una certs maestria

      Rispondi
  2. monica(morgan b0)
    26 settembre 2012

    Aiuto. Che tristezza. Un racconto erotico è tale per l’argomento? O per ciò che provoca?

    Riguardo ai suggerimenti che avevi chiesto nel tweet,ecco, questo bel raccontino casca proprio a pennello, perché è l’esatto contrario di quel che ti dirò io :). Una presenza maschile molto più consistente come oggetto di desiderio erotico: insomma se questa donna ha da masturbarsi diamole un motivo, che una buona volta non sia un’assenza, ma una presenza eroticamente coinvolgente. Il classico uomo che guarda (vestito, tra l’altro) la donna che si masturba mi pare un po’ poco e pure troppo sfruttata come immagine. E se lei si masturbasse provocata dal desiderio PER lui invece che DI lui, finalmente?

    Rispondi
    • inachisio
      28 settembre 2012

      Mi piace molto questo tuo commento. Infatti il secondo racconto, che devo ancora pubblicare ma che ho già scritto, è più “di coppia”. Mi sono reso conto quante possibili sfaccettature ci siano in questo tema, sto cercando di esplorarle tutte. Grazie

      Rispondi

Lascia un Commento