Il blog di Dire Fare l'Amore

Dormi [Darkroom #11]

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C’è una stanza segreta, in questo blog. Si chiama Darkroom e ospita i vostri racconti anonimi. Oggi ho il piacere di pubblicare «Dormi», che mi ha sorpreso e emozionato. Qualcuno riconosce la mano dell’autrice?

[Foto di Arianna Klavierherz @redhairpianogirl]

DORMI

Sei bellissima quando dormi.
Forse è perché nel sonno riesci a distendere i lineamenti, cosa che da sveglia non fai mai: sei sempre nervosa, è nervoso il tuo modo di camminare, la tua muscolatura tesa, la tua voce acuta. Qui invece, affondata nel cuscino, mi mostri una debolezza soffice e golosa che non avevo mai notato: hai le guance gonfie di sonno, la bocca leggermente aperta da cui soffi via il respiro per non soffocare. È questo il motivo per cui mi sono svegliata.

Seduta sulla sponda del letto ti guardo e basta. Fa caldo, è un’estate afosa e ti sei arrotolata stretta in un lenzuolo che ora è la sindone della mia voglia: ti segna le cosce sottili, il disegno appuntito dei capezzoli, quello più morbido del seno. Mi chiedo cosa stai sognando, se stai sognando qualcosa, e intanto allungo una mano fino a prenderti la caviglia: sei tiepida, immobile come solo il sonno profondo sa farti. Abbandono la tua caviglia e mi tuffo nei tuoi capelli: sanno di sonno anche loro, ci respiro dentro la tua stanchezza e i tuoi primi piccoli, languidi movimenti. Ti sto svegliando e non mi sento nemmeno in colpa.
Hai detto qualcosa, io non ho sentito. Sto ascoltando il rumore che ti fa il cuore in gola e mentre il mio orecchio è attaccato alla tua carotide la mia bocca ti sta baciando quell’incavo minuscolo, tondo fra le clavicole dove ti cade sempre il ciondolo che ti ha regalato tua madre. Ti vuoi muovere, ti vuoi girare, ma a me piaci così e non mi sposto: ti trattengo gentilmente fino a che smetti di avere desideri tuoi e assecondi i miei. È facile come planare: la mia mano risale lentamente il tuo seno sinistro, il trampolino di lancio appuntito di desiderio che mi consegna direttamente al tuo addome su cui le mie dita corrono, lievemente trafelate, fino a colarti delicatamente fra le cosce.
Sei calda, lì, non sei tiepida. Il lenzuolo mi infastidisce, devo premere a lungo prima che si modelli correttamente contro le tue labbra e segni il sorriso morbido del tuo sesso: è il mio palmo a raccogliere il tuo primo gemito, lo attutisco come se ci fossero orecchie pronte ad ascoltarci a tutti i muri. Mi mordi la mano, ma io ti voglio zitta, quieta, mia. Quando premo con più forza, le mie dita ti colgono di sorpresa: è un percorso umido quello che si disegna sul cotone chiaro, adesso, mentre i polpastrelli dell’indice e del medio fanno su-giù fino ad accelerarti il battito. Ho ancora l’orecchio appoggiato al tuo collo, il tuo sangue mi sta raccontando tutta la meraviglia dell’eccitazione ancora prima che ti esca in gemiti strascicati dalla bocca.

«Ancora, ti prego, ancora». Lo sai l’effetto che mi fanno quelle parole. Mi fermo subito, la mano che prima ti carezzava con così tanto desiderio ora è lontana quanto basta da far passare aria nuova.
«Dormi». Lo dico piano prima di baciarti una guancia bollente e staccarmi da te. Mi tiro via dal tuo corpo, nuovamente nervoso e teso, pelando il lenzuolo dai tuoi umori prima di andare in bagno. È lì, appoggiata alla porta chiusa, in un buio denso di deodorante al limone che mi concedo movimenti veloci, precisi, il giro stretto e ritmato delle dita contro il clitoride. Vengo in fretta, gli occhi strizzati producono fili luminosi che sembrano galleggiare dietro le palpebre: continuo a toccarmi, la mano ha rallentato e ogni piccolo sfioramento produce più fastidio che piacere adesso che sono gonfia e bagnata di un orgasmo sbrigativo.
Mi lavo le mani, l’acqua fredda mi fa stranamente bene e la lascio correre per un po’ sui polsi. Quando torno a letto tu sei sveglia, lo capisco dal ritmo leggero del tuo respiro: mi guardi stendermi sopra alle lenzuola. Odoriamo entrambe di sesso, il tuo incompiuto e arrabbiato e il mio solitario e finito: l’aria è pesante, ma il sonno lo è di più. Perdo il filo dei pensieri mentre sei tu ad alzarti. Mi addormento.

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3 Commenti

  1. marcy
    9 settembre 2012

    bellissimo

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  2. uvisigù
    10 settembre 2012

    Bentornata C. Mi sbagliavo, ho riletto anche il tuo post precedente e non so più dove sentivo vibrazioni maschili. Marco sa che i miei notturni deliri non sempre sono lucidi. Post splendido letterariamente anche questo, la crudeltà della sospensione non è solo della povera insoddisfatta (per poco, che credi che vada a fare in bagno anche lei?), ma anche quella del lettore, che come in molti racconti di Inachis, resta assetato di conoscere tutti i perchè. Perchè lo sai che effetto mi fanno quelle parole: no dannazione, non lo so, perchè?
    Grazie, scusa il ritardo, racconto che merita più di un commento.

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    • inachisio
      11 settembre 2012

      Sono contento che questo racconto sia piaciuto. Io l’ho apprezzato molto, come il precedente… Per stile, immaginario, finezza

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