Il blog di Dire Fare l'Amore

Aria [Darkroom #10]

 

Foto Inachis Io

Con grande piacere, ho ricevuto stanotte un racconto per la mia darkroom (la “stanza” virtuale che ospita i vostri racconti erotici anonimi). L’ho intitolato «Aria» perché mi è sembrato una bella boccata d’ossigeno. Ve lo offro…

 

 

ARIA

Latte, un pacchetto di pasta. Magari qualche ciliegia.

Lo penso piano mentre ho a fuoco l’angolo del tuo comodino: è lievemente smangiato, ci hai poggiato un libro che, lì in bilico, mi dà un gran fastidio -probabilmente fra qualche momento farò in modo di arrivarci a tiro e, gentilmente, lo farò indietreggiare. E’ quando ti abbassi appoggiando il torace al mio, gorgogliandomi un “ti piace?” che rimetto a fuoco te e lascio da parte le cose da fare dopo: ti basta un mugolio e il movimento blando della testa per farti felice, probabilmente non ti viene nemmeno in mente che il rossore delle guance è dovuto esclusivamente al caldo, che la mia faccia sprofondata nel cuscino cerca semplicemente di rincorrere il piccolo panorama che riesco a sbirciare oltre la finestra della tua camera da letto.

Hai un ritmo noioso, nonostante tu sia tutt’altro che annoiato: devi aver letto da qualche parte che alle donne serve tempo per raggiungere l’orgasmo, magari ti stai sforzando di pensare ad altro -gelato, mare, nonna, mio marito- per non venire troppo in fretta. Io perdo quasi subito la coscienza di quello che succede sotto il mio ombelico e comincio a mettere ordine nel cervello: snocciolo un sospiro morbido di tanto in tanto, ansimo leggermente, inarco la schiena quando il lenzuolo ormai zuppo ha formato una palla umida e scomoda contro le reni -tu continui, fra il serafico e l’eroico, a scoparmi.

Non ho idea di quanto tempo sia passato. Mi fanno male i gomiti affondati nel materasso, arrossati, e la frizione del tuo sesso nel mio si sta facendo faticosa: mi sforzo di pensare a lei, al suo seno che si muove piano mentre la lecco, ai suoi fremiti musicali quando sta per raggiungere l’orgasmo e strascica una “o” lunghissima per tutti i secondi che servono a smaltire il piacere, colandomelo in bocca. Ora sì, sono bagnata: tu scivoli più velocemente dentro di me, ti accorgi a malapena della mano che ho fatto planare fra il bassoventre e le lenzuola e del modo semplice ed efficace con cui premo contro il clitoride per raggiungere questo benedetto orgasmo. Vengo, sono silenziosa quando godo: mi irrigidisco lievemente, chiudo gli occhi e mi dimentico di respirare per qualche secondo. Tu preferisci la mia versione da film porno, per cui -appena ritrovato il battito- mi sforzo di mugolare qualche parola, ansimare, puntare i piedi: decidi che hai il permesso di smettere e vieni.

E’ un sollievo animale quello che ti si cuce in bocca mentre brontoli qualcosa che non ascolto, mi rimani dentro ancora un po’. Parli, cerchi di trovare un equilibrio fra il machismo in plastica tipicamente italiano e un affetto un po’ d’oltralpe, qualche parola al miele che inframmezzi i commenti un po’ idioti e soddisfatti.

Io sorrido, scalcio via le lenzuola e accolgo volentieri l’aria più fresca che mi aspetta appena oltre il letto: è come se si creasse una bolla di umori e umidità, lì sopra, una cappa animalesca e stanca che perde tutto il suo fascino nel momento in cui ci si raffredda il sangue, si allenta la tensione. Le sigarette. So che odi quando fumo, per cui ne tiro fuori una e la stringo semplicemente fra le labbra: la promessa di accenderla solo una volta fuori di lì. Le mutande, il reggiseno, il vestito -è tutto un percorso in cui subentra il pilota automatico, mi rivesto mentre ti guardo spalmato sul letto: le gambe aperte, il sesso così fragile e inutile, gli occhi chiusi; sei più amabile così, con i tuoi difetti in bella vista nella luce senza pietà di mezzogiorno e lo sguardo un po’ assente che ti si appende in faccia dopo l’amore.

Il libro sul comodino è di Fabio Volo. Decido che è il caso di lasciarlo in bilico, così come non mi preoccupo delle persiane alzate e della signora dello stabile di fronte che ci guarda dalla finestra -la tenda leggermente spostata lascia spazio solo per il suo sguardo accusatorio e il broncio scandalizzato. Io di sensi di colpa ho già superato il limite da un po’, mi limito a sorriderle di sbieco e guardare la tenda che torna al suo posto in uno svolazzo soffice. Mi rigiro l’accendino fra le mani, il metallo fresco dello zippo è un piacere sottile per i polpastrelli: ho caldo, non ho mai smesso di averne -luglio in città è una tragedia e non so dire se l’umidità calda che mi cola fra le cosce sia il tuo piacere o semplice sudore, non so nemmeno distinguere l’odore ozioso e languido della mia pelle accaldata da quello più acre e sussurrato del sesso. Tu non ti poni nessun problema, a quanto pare, ti limiti a sfoggiare un mezzo sorriso perfettamente allineato al tuo cazzo: c’è una strana simmetria fra la tua espressione e il tuo sesso che non voglio affatto indagare.

- Rimani.
- Non posso.
- Ti faccio un’offerta che non puoi rifiutare.
- Smettila. Ora vado.

Vado, appunto.

——
Leggi gli altri racconti della Darkroom

#1 – Mani

#2 – Oltre il muro

#3 – Frammenti

#4 – Facciamo un gioco

#5 – Cieco appuntamento

#6 – Tra le [tue] pagine

#7 – Al riparo dagli occhi

#8 – Pasta di miele, olio di argan

18 Commenti

  1. D.
    1 giugno 2012

    Sai che corro sempre a leggere… Questo mi è piaciuto tantissimo perché non è scontato e non è volgare. Ma parla di cose vere molto vere.
    Ciauz, complimenta la scrittrice
    D.

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  2. PaoPaola
    1 giugno 2012

    Ahhhg! Io ce l’ho avuto un fidanzato così…. questo racconto mi vendica di tante scopate che gli ho regalato….. Dici che dovrei provare con una donna?

    Pao

    cmq il racconto è molto bello

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  3. Alessandro L.
    3 giugno 2012

    A parte che maltratta un po’ i maschi come me… Ce lo meritiamo? Secondo me no… il racconto è intrigante e mi ha svegliato un sacco di fantasie… Poi si sa che noi ci perdiamo via a immaginare due donne insieme

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  4. morganb0
    3 giugno 2012

    Scritto bene, e evoca situazioni molto reali. Questo giochino del desiderio sessuale femminile verso altre donne, però, comincia a diventare un po’ stucchevole. Sembra che essere eterosessuale per una donna sia diventato come essere gay per un uomo… Tra un po’ la continua energia che metto per difendere la normalità dell’omosessualità dovrò metterla per difendere il diritto di una donna etero di desiderare gli uomini!

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    • inachisio
      3 giugno 2012

      D., Paola, Alessandro: grazie! Giro i complimenti all’autrice…
      Morganb0, credo di capire cosa intendi dire. Io però l’ho colto più nel senso di una bi-sessualità che porta a completare ciò che un uomo non è capace di dare, a volte per anatomia, altre volte per disattenzione o per scarsa empatia. Non una scelta omosessuale, quindi, ma un ampliare la gamma delle possibili sensazioni. Mi piacerebbe però sentire altri pareri su questo…
      M.

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      • morganb0
        3 giugno 2012

        Sì, ho capito che non si tratta di omosessualità, questa la capisco benissimo, e capisco pure la bisessualità, e le difendo continuamente. Ciò che mi urta è questa bisessualità indotta della donna,indotta da letteratura, cinema, TV, musica. Ti sei mai chiesto perché viene indotta nelle donne e non negli uomini? Eppure anche negli uomini è presente. Credo che una spontanea bisessualità sia la condizione migliore (c’è chi dice naturale, non so) sia in maschi che in femmine, ma non dev’essere data da mancanze nel rapporto con l’altro sesso. Ci sarebbe tanto da migliorare nel rapporto uomo-donna…Qui lascio perché ci potrei scrivere un giorno intero. Ciao, complimenti al tuo lavoro

  5. inachisio
    3 giugno 2012

    A me non dispiacerebbe che ne scrivessi un giorno intero… E’ una questione importante, soprattutto nella sfumatura che sottolinei tu, quella dei condizionamenti culturali. Anche io trovo che noi maschi siamo molto più a disagio con la nostra parte omosessuale, che pure c’è ed è anche una bella risorsa. Però poi ci imbarazza e la nascondiamo.
    E questo è un primo aspetto, l’altro è il fatto delle mancanze, che pure è importante. Io lo vedo più che altro come un completamento non di ciò che manca per negligenza ma di ciò che costituzionalmente non può venire da una persona dell’altro sesso…

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  6. laura
    4 giugno 2012

    Marco, cercavi i segreti del sesso fai da te? Ecco ne hai trovato uno splendidamente descritto e scritto.
    Quando fare l’amore non è l’incontro fra due anime ci si ritira nel privato e nel privato le donne sono libere di volare finalmente dove vogliono senza che questo diventi necessariamente realtà tangibile. Forse non c’è differenza fra sessi in questo.
    Per quanto riguarda la bisessualità, sì forse sarà una moda per femmine (e per maschi, aggiungo io) ma il punto non è questo, credo. E’ l’incapacità di fermarsi e riflettere sul non incontro che si trasforma in solitudine privata nell’estremo tentativo di salvare, pur nella dissociazione, qualcosa. Altrimenti perché non alzarsi e semplicemente dire: – Caro, hai uno splendido strumento, scusa veramente, ma non basta! -

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  7. Laura
    4 giugno 2012

    E per essere onesti fino in fondo, c’è anche l’ambivalenza e l’attacco di escludere l’altro pur restando.
    Alessandro e Morganbo sentono, seppur diversamente, questa esclusione che è anche aggressiva e io penso che abbaino ragione nel sentire tutto ciò. La bellezza di questo racconto è che ognuno di noi ha avuto la possibilità di trovarci un pezzettino di sè, anche fosse per contrasto.

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  8. mikaci
    4 giugno 2012

    Più che un racconto sembra un resoconto fin troppo realistico di ciò che succede in molte camere da letto, che siano di coppie ufficiali o di coppie clandestine, ma poco importa se il fare l’amore si trasforma in ginnastica che di di erotico non ha più nulla. E mi chiedo perché una persona semplicemente non si alzi da quel letto e smetta di fingere che tutto va bene, che il gemito di piacere sia vero, che l’orgasmo sia arrivato per via di quella ginnastica passiva. Perché? Spiegatemelo perché la mia esperienza nelle relezioni è pari quasi a zero e non capisco quale istinto masochista debba portare qualcuno a sottostare a un simile stillicidio. E la stessa fantasia bisessuale o omosessuale diventa solo un mezzo per il piacere, invece che un gioco da condividere, o anche no, ma che possa essere un qualcosa da desiderare che avvenga nella realtà. Boh. Scusa, forse sono andata fuori tema, ma questo racconto mi parla di una realtà che molti accettano come ineluttabile, quando invece non lo è.

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  9. Daniela
    4 giugno 2012

    Bisessualità? boh… Io penso semplicemente che le donne abbiano fantasie più fluide, meno vincolate a condizionamenti. Questo non perchè siano più “evolute”, ma perchè le pressioni su di loro (almeno in questo senso) sono meno forti, o perchè sono agevolate da una maggior piacevolezza del corpo femminile, non so… Poi, la maggiorparte delle donne che fantastica su un’immagine lesbo (cosa oltretutto sdoganatissima, ha ragione MorganBo), non la metterebbe in pratica, se ne avesse occasione. Quindi non si può parlare davvero di bisessualità, in questo caso. Magari bisessualità della fantasia, ma non è la stessa cosa. E sicuramente non è applicabile agli uomini.
    Del resto, il racconto è molto ben scritto, non volgare, spinto al punto giusto, ma il tema (quello della insoddisfazione – quasi ontologica- della donna) non mi appassiona. Gli uomini e le donne non sentono nè vivono la sessualità nel medesimo modo; è naturale che sia così. Questo però dovrebbe essere di stimolo: ognuno ascolta l’altro, si esprime col proprio linguaggio e la “conversazione” ne esce arricchita. O almeno così è quando c’è volontà di comunicare. Nel mondo nel quale viviamo, dove le donne hanno ancora così poca voce in capitolo su tante cose, il potere di far sentire l’uomo inadeguato sul piano sessuale è un’arma affilata. Tanto vale usarla con cautela, non farne un topos nè abusarne… anche perchè altrimenti ci si ingabbia da sole nella sterile lamentela dell’eterna malscopata … che tutto è fuorchè erotica :-)

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  10. Laura
    5 giugno 2012

    @Mikaci, perchè dici che non è un racconto? Cosa ti piacerebbe trovare?
    In fondo si scrive quello che si è vissuto, fantasticato, creduto di capire, con le dovute variazioni sul tema. Non ci è dato scrivere o pensare ciò che non si è conosciuto, almeno nel pensiero. Poi può interessare o no, è vero, e soprattutto l’interesse dipende anche dal momento in cui ognuno di noi è o desidera essere. Comunque se l’avessi scritto io sarei molto contenta di aver suscitato, anche se per differenza, tanto dibattito.
    La domanda che ti poni, sul perchè non alzarsi e andarsene, è più che leggittima. La risposta complessa. Daniela e io ne abbiamo dato due complementari, tu ne puoi trovare delle altre.
    @ Daneila concordo su molte cose, tranne una: ti sei dimenticata che sono due e quindi non c’è solo una che usa un’arma in maniera inadeguata, non credi? Pensa a quanta aggressività inconsaevole c’è nel non accorgersi che la donna con cui stai facendo l’amore non sta godendo. La relazione è sempre circolare anche se a volte è difficile accorgersene. Comunque grazie a tutti perchè a me ha fatto riflettere.

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    • mikaci
      5 giugno 2012

      @Laura: non era una critica al racconto in quanto tale. Probabilmente dovevo fare una piccola premessa, ma parlavo della reazione che ho avuto all’immaginare la situazione descritta. Facevo una riflessione a voce alta su come mai non si decida di chiudere e basta ed è per questo che dicevo che mi sembrava un resoconto di qualcosa avvenuto realmente (e non so se sia così, ma così sembrava).
      E permettimi di dissentire, quando si scrive è vero che spesso e volentieri si attinge al vissuto, ma non tutta la letteratura è autobiografia e non tutta l’autobiografia è letteratura. Questo andrebbe detto ai milioni di bloggers che affollano la rete, senza intento offensivo per nessuno ^^ ma ci sarà un motivo perché non tutti quelli che tengono un blog sono Scrittori come non tutti quelli che possiedono una macchina fotografica digitale sono Fotografi e via così di esempi :)

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  11. inachisio
    6 giugno 2012

    Mi distraggo un attimo, e guarda quanti commenti e che dibattito!
    Mi si dice sempre che svicolo e che non prendo posizione, e così farò anche adesso. Vorrei solo dire che sono legittime tutte le diverse sfumature che avete sottolineato e che volentieri accolgo qui, come se fossimo di fronte a una bottiglia di vino con la serata davanti e ci si potessero scambiare opinioni.
    Credo però che sia bene sottolineare che un racconto (che sia Letteratura o semplice narrativa) è sempre (come dico io) 100% finzione e per il restante 100% realtà. Non bisogna leggere troppo tra le righe, perché spesso, tra le righe c’è solo uno spazio vuoto che ognuno può e deve riempire come vuole, ma senza attribuire intenzioni all’autore…
    Grazie
    Marco

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  12. Alice
    7 giugno 2012

    Ah…che ricordi ! Il vespaio scatenato da un racconto in cui sembrava avessi deriso la prestazione di un “compagno di classe”. In questi tempi moderni e critici, agli uomini si può toccare tutto, ma non il senso di potere e di dominio assoluto che sono convinti di avere a letto. Lasciarglielo credere o meno, è puro divertimento ad uso e consumo femminile. Alice

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  13. Laura
    7 giugno 2012

    E@Marco, appunto come un sogno: un racconto, un libro, un film sono lo spunto per trovare pezzi di chi legge/guarda, anche per contrasto.
    @alice ;-) ihihihih

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  14. Valeria
    10 giugno 2012

    Splendido sembra vero

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  15. robby25
    22 agosto 2012

    Avrei tanto da dire al riguardo che non so cosa dire. Che sia la difficoltà di essere noi stessi ?
    Brava davvero la scrittrice.
    (PS, mi piacerebbe scrivere all’altezza del sito…..)
    Robby 25

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