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Eliselle. La fame [recensione]

«La gente s’inganna sempre, quando mi incontra e mi stringe la mano per la prima volta, perché ama ingannare se stessa».
Sembra di stringere davvero la mano a questa ragazza senza nome e bellissima, definita via via “bambina”, “opera d’arte”, “pantera”, “cosa” senza che forse non sia mai davvero ciò che si dice di lei, e nemmeno la somma di questi soprannomi. Di lasciarsi condurre dai suoi passi allenati al tacco a spillo lungo la spirale della sua vita, dove ricchezza, amanti, corteggiatori e esperienze possono mascherare il languore ma non possono saziare la fame.
La fame è una storia di fuga. E di figa, come mezzo di fuga. La storia di una ragazza bellissima scappata di casa, finita in mani e appetiti e portafogli più grandi di lei, approdata infine in un night, di cui diviene rapidamente la stella. Una scuola, in un certo senso, come confessa la stessa protagonista: «Ho imparato di più sulla natura umana lavorando in questo locale, che là fuori».

Ma è proprio nel toccare il fondo, proprio nel contatto pelle su pelle con altri, infiniti appetiti di uomini soli e vuoti, spesso patetici nel loro innamorarsi di una fantasia, che il lettore tocca con mano un’umanità più vera, anche se oscura, violente, abitata da demoni.

«Qui dentro tutti recitano una parte.
Tutti diventano quello che vorrebbero essere.
La realtà nuda e cruda è solo un luogo da cui fuggire».

Lo dico subito. Il romanzo mi è piaciuto molto. E non solo per la scrittura, per la storia, per i personaggi, estremi ma credibili. Mi è piaciuto perché ne ho sentito pulsare, dietro la cassa toracica delle righe scritte, il cuore.
Per diversi motivi personali, sono molto diffidente verso i libri che raccontano storie di escort, ragazze dei club, entraîneuses e compagnia. Penso che queste ragazze, quelle vere, paghino già di tasca propria un prezzo molto alto per la vita che fanno senza che ci sia bisogno di aggiungere la mancia umiliante di un racconto commiserevole e superficiale.
Invece, questo romanzo è duro, crudo, ma vero e rispettoso. Non scade mai in buonismi redentori, non ha lieto fine (non vi dico però qual è il finale, almeno questo), non è inutilmente volgare. Mi è piaciuto (anche) per questo. Anzi, mi ha anche incuriosito. E così, con il mio animo curioso, ho voluto rivolgere a Eliselle le domande che la lettura mi aveva suscitato:

- La fame è la storia di una ragazza bella e infelice che diventa la stella di un night. Leggendo il libro mi è sembrato di cogliere molto di vero, come se la protagonista fosse davvero esistita. E’ così?

Mi sono ispirata a persone reali, vere, come per ogni mio libro dedico una ricerca preliminare prima di trattare certi argomenti, nonostante poi io li trasformi in fiction. Ho conosciuto diverse ballerine, ho mixato racconti, fatti, ricordi, li ho shakerati in un unico personaggio e l’ho reso molto, molto nero. Così è nata la protagonista de “La fame”.

- Come ti sei documentata? Cosa ti ha colpito di questo mondo?

Sostanzialmente, ho girato molti locali, ho parlato e interagito con chi ci lavorava. Del mondo notturno mi ha colpito la lucentezza, la patinatura, che serve a distrarre dal nulla e dalla solitudine che vi sono dietro.

- “La fame” rimanda a un vuoto, forse incolmabile… E’ un libro che nasce da una “necessità”? (quale, se posso chiedere?)

La mia necessità è quella di scrivere storie che in qualche modo mi “liberino” da stati d’animo che a lungo andare diventano pesanti da vivere. La fame” in particolare, è nato in un periodo molto buio, e le atmosfere cupe e noir sono state funzionali per creare una storia “altra” da me, al contempo liberandomi dei miei demoni di quel periodo.

Lo consiglio
- a chi non ha paura di guardare dentro un pozzo
- a chi ha toccato almeno una volta il fondo
- a chi ha fame ma non riesce a saziarsi

Lo sconsiglio
- a chi ha visto più di tre volte Pretty Woman
- a chi pensa che i buoni vincono sempre
- a chi cerca facili emozioni

Eliselle
La fame
Miraviglia editore
136 pp. – 17,50 €

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