Il blog di Dire Fare l'Amore

Tu in me [Darkroom #9]

Un nuovo racconto erotico nella mia Darkroom, la stanza segreta dei vostri racconti anonimi. Tu in me è il primo ma spero non ultimo lavoro di “C.”, che ringrazio anche per la foto che lo illustra perfettamente. Buona lettura

TU IN ME
di C.

 

Verrò da te, stanotte. Finalmente. Il mio caldo desiderio mi accompagna da molte ore ormai. Verrò stanotte e sarò nuda. E nudo renderò il tuo corpo con una lentezza insopportabile, infilando le mani sotto i vestiti e scostandoli dolcemente. Sbottonerò con pigrizia ogni bottone della tua camicia, per scoprire lentamente la tua pelle, tanto desiderata. Ruberò le tue mani e le guiderò tra gli angoli della mia carne e mi lascerò toccare come non ho mai permesso a nessuno di fare. Perché nessuno ha mai mostrato tanto sapiente rispetto per la mia anima. Le poggerò sul mio seno, le farò correre lungo i miei fianchi regalandomi brividi, regalandoti pressione. Mi chinerò sul tuo viso. Bacerò le tue palpebre con dolcezza, le tue guance e cercherò le tue labbra. Infilerò la lingua nella tua bocca e cercherò la tua, la rapirò, la trascinerò in un vortice bagnato dall’unione dei nostri sapori, inattesa combinazione. Leccherò le tue labbra, le morderò, le bacerò di nuovo, le bagnerò con la mia bocca e berrò il tuo sapore. La mia lingua scenderà lentamente nel tuo orecchio e sentirai il rumore del mare, come quando lo ascoltavi in una conchiglia. Del mio mare, invaso da correnti che non pensavo potessero lambirmi, reso torbido dalla violenza delle mie emozioni che solo mi permettono di riconoscere te, come se non avessi avuto null’altro nella vita. Morderò la carne del tuo collo, lascerò il segno del mio desiderio marchiato su di te, per non farti mai dimenticare quello che abbiamo avuto: un raro abbandono. Conterò ogni vertebra della tua schiena con la mia lingua, l’affonderò fra l’una e l’altra. La passerò sotto le tue ascelle per coglierne il sapore e darti un intimo piacere che sa di te, di amore, di vita. Infilerò i miei denti sui tuoi fianchi, toccherò ad una ad una le tue costole per capire quanto grande è il tuo petto. E se può ospitarmi, nuda, per sempre. Giocherò con la punta delle dita sul il tuo ventre, vi disegnerò  forme di cui neanche conosco il significato, ma esso si; le farò correre nella valle tra le tue cosce, rivelando la mutevolezza di ogni millimetro del tuo sesso che, crescendo, vibrerà di piacere, pulsante di voglie. Carezzerò con mani di seta ogni curva del tuo corpo ed ogni angolo si piegherà a me come una foglia prigioniera di una violenta pioggia di  istinti. Accarezzerò il tuo petto e ne bacerò ogni luogo. Disegnerò cerchi perfetti sui tuoi capezzoli e li morderò, sfiorandone la punta con la lingua, tesa. E tesa la infilerò nel tuo ombelico per farti conoscere voglie ancestrali. E scenderò ancora più in basso. Imprigionerò tra le mie dita il tuo sesso e poi lo porterò nella mia bocca. Per darti il bacio più caldo, morbido, umido, avvolgente che lascerà lì la sua memoria, perché mai nessuna dopo di me ti darà tanto. Mai nessuna imparerà a memoria quel braille nascosto sotto la tua pelle. Quando il tuo desiderio me lo suggerirà, accompagnerò il tuo sesso dentro di me. Lo infilerò in una stretta sublime e su di te mi muoverò con dolcezza e  violenza, in una danza della natura. Per poi chiederti di portarmi sotto di te, ed infilare di nuovo la tua pelle tesa nella mia, calda e madida. E ti chiederò di affondarla dentro di me, con forza crescente. Ancora di più.


Stordiscimi con la tua voglia di me.
Colpisci le mie cosce con le ossa del tuo bacino.
A lungo.
Adesso fermati, un istante.
Rimani fermo lì, più in fondo che puoi.
Stringi i tuoi muscoli e spingi dolcemente.
Profondamente.
Resta lì, immobile, per un istante interminabile ed indimenticabile che finirà solo quando il tuo ego non sopporterà più la forza di tanto abbandono e vorrà tornare ad avere il controllo su di me.
Ed allora ricomincerai ad entrare ed uscire da me. Senza mai abbandonarmi completamente. Per lasciarmi, almeno così, l’illusione che nella mia vita ci sarai sempre. Che questo trionfo di sensi che mi annebbia la ragione non passerà mai. Mai. Spingi forte, tanto da tirar fuori tutte le tue paure, i tuoi incubi. Dammi la tua tristezza. Spingila forte dentro di me ed io la trasformerò: e non ti farà mai più male. Dimmi che mi desideri sopra ogni cosa, lo voglio sentire, me lo devi urlare. E poi sussurrare. Perché io conosca la complessità della tua anima dai toni della tua voce. I miei umori innaffieranno le radici del tuo sesso e lo faranno crescere, crescere ed ancora crescere dentro di me finché non esploderà, ed innaffierà le mie viscere lavando via ogni traccia della paura più profonda. Stringerò i miei muscoli per portarti via anche l’ultima goccia della tua brama, per custodirne l’ombra dentro di me, per sempre. Ti guarderò negli occhi per provare a rubare quella luce che non ti servirà mai più. Perché io l’ho accesa. E la voglio con me. Per illuminare tutte quelle notti in cui non potrò averti ed in cui il desiderio del tuo calore mi tormenterà.
Rimani lì, ora. Abbandonati sulle mie carni profumate dalle nostre acque.
Io muoio
tu muori.
Di quella dolce morte che io non ho conosciuto mai.
Mai così profondamente.
Vorrei odiarti per avermi fatto questo.
Ma ti amo.

 

Leggi gli altri racconti della Darkroom

#1 – Mani

#2 – Oltre il muro

#3 – Frammenti

#4 – Facciamo un gioco

#5 – Cieco appuntamento

#6 – Tra le [tue] pagine

#7 – Al riparo dagli occhi

#8 – Pasta di miele, olio di argan

14 Commenti

  1. Kikka
    16 marzo 2012

    memorizzare ogni centimetro del suo corpo,rubare la luce dei suoi occhi,assorbire ogni emozione,ogni sensazione…per portarle sempre con sé…anche dopo…anche quando sarà tutto finito…complimenti “C.” molto intenso ed emozionante.

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  2. Gaetano
    16 marzo 2012

    Mitica C.! Vorrei essere l’uomo a cui hai dedicato queste parole meravigliose… Ma tu la conosci inachis? Me la presenti C.? Mi sono innamorato di lei leggendo il racconto

    Gaetano

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    • inachisio
      16 marzo 2012

      Ahahaha! No che non la conosco! La darkroom è buia :-)
      Certo che c’hai l’innamoramento facile, Gaetano…

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  3. susi
    17 marzo 2012

    Il racconto lascia senza parole, rimane solo voglia di vedere quei due corpi e gli occhi di questa donna.

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  4. Nemesi
    17 marzo 2012

    Molto brava C. Dietro la passione, cela sempre la poesia. Che emerge, prepotentemente.

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  5. C.
    18 marzo 2012

    Potrebbe essere stato scritto per te che lo leggi, il mio racconto. Dormiva nelle ‘bozze’. L’ho svegliato qui. Per far sì che ti arrivi. O che tu arrivi ad esso.

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  6. L.
    19 marzo 2012

    C. tu hai talento. Questo è il genere di racconto che leggo e penso “potrei averlo scritto io – vorrei averlo scritto io”. È bellissimo. È come immagino tu sia: forte, sanguigna, delicata, passionale, eterea.
    C’è tutto qui dentro, ma sai cosa mi piace di più? Il fatto che lavora di immagini alte, leggendolo riesci a costruire tutta la scena senza che tu per questo sia entrata nel dettaglio degli aspetti più squisitamente fisici (o peggio ancora “tecnici”).
    Certi racconti sembrano elencazioni di manuali di anatomia o di ginnastica, sono “gridati” in modo esasperante.
    Il tuo invece è un erotismo altissimo, ha la luce giusta, il tono e il suono giusto delle parole nelle camere da letto, è musica, è una carezza, ma è anche tanto sangue che ribolle e gonfia muscoli e vene. È come se ci percepissi dentro il tuo pH.
    Lo trovo bellissimo. Dovrebbero essere tutti così.

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  7. Jle
    19 marzo 2012

    “Dimmi che mi desideri sopra ogni cosa, lo voglio sentire, me lo devi urlare. E poi sussurrare. Perché io conosca la complessità della tua anima dai toni della tua voce”

    adoro ritrovarmi, e perdermi…qui

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  8. uvisigù
    11 aprile 2012

    L’ho letto e riletto. E riletto ancora. Ho anche avuto un dubbio, ma lo stile è diverso. Negli altri racconti della darkroom, per quanto gradevoli, si coglie sempre la non consuetudine alla scrittura, c’è sempre l’aggettivo sbagliato, la virata di tono fuori luogo, la parola che stride. Qui il registro è difficile, quest’impeto passionale e la cifra poetica, in un crescendo costante, da poter cogliere la fisica e premente fame d’aria e di carne. E non c’è una parola fuori posto. Chapeau, C.! Dubito che tu riesca ad evocare un’altra visione tanto vibrante, ma se deciderai di farlo, sarò qui a leggerti.

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  9. inachisio
    12 aprile 2012

    L’attento lettore, uvisigù, coglie sempre nel segno. Anche io spero che C. scriva ancora per noi…
    Quanto al tuo dubbio, se ho capito bene, no, non mi auto pubblicherei qui anonimamente :)

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  10. Uvisigu
    13 aprile 2012

    Non faccio il critico di mestiere come sai, scrivo per lavoro ma in altro ambito e altra lingua. La mia é quindi solo l’opinione spassionata di un lettore dilettante. Ho menzionato il dubbio ma, come detto, lo stile è diverso, perchè in realtà ho colto in qualche frase una sensibilità maschile, nonostante l’io narrante dichiaratamente femminile. D’altro canto molti lettori ti pensavano donna, Inachis, vero? L’abilità di essere transgender letterari è un grande e raro pregio! :-) Ancora brav-a (-o?) C.

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  11. Polli
    27 aprile 2012

    Difficilmente la parola scritta riesce a cogliere il momentum del desiderio, della passione, della voglia reficata. C. complimenti, tu sei riuscita a farlo! Il registro è alto e poetico, ma quello che colpisce è il ritmo, l’incedere proprio di una passione unica.
    Inachis Io, se puoi pubblica nuovamente C: un racconto del genere è raro, come le sue parole!

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  12. Valeria
    10 giugno 2012

    Brava C., sono senza parole. Il tuo erotismo altissimo è come quello di una persona che conosco ma che ha rare occasioni di esprimelo

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  13. Joshua67
    27 luglio 2012

    Erotismo puro che travolge e che appassiona. Poesia erotica che fa star bene. Avere una donna che sente e che scrive in questo modo è un dono riservato a pochi.

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