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Cose che possono succedere alla tua vita sessuale in dieci minuti [racconto erotico]


E’ passato qualche tempo dal mio ultimo racconto. Qui si torna un po’ al “leggero”, posso dire così? Un po’ meno pippone sentimentale, insomma. E non è nemmeno troppo lungo, dieci minuti circa.
Buona lettura!

Inachis

 

 

foto rsambrook da flickr (creative commons)

COSE CHE POSSONO SUCCEDERE ALLA TUA VITA SESSUALE IN DIECI MINUTI

Tra poco meno di dieci minuti, quando avrò finito di raccontarti questa storia, Simone e Francesca si lasceranno. Anche piuttosto malamente, a dirla tutta.
Ti dispiace se mi verso un altro bicchiere? Grazie. Sono ancora un po’ scosso, ho bisogno di sentire l’alcol salire alla mente per essere più lucido. Non voglio sovrapporre le mie considerazioni, solo i fatti.
Grazie. Ne verso un po’ anche a te.
E i fatti sono che le cose, fino a dieci minuti fa, non andavano affatto male, tra i due. Tutt’altro. Erano distesi a letto, Francesca completamente nuda, con un lenzuolo di lino chiaro tirato fin sotto al seno. Sorrideva a Simone, appena rientrato dal lavoro.
Immagino come si sarà sentito: dopo una giornata stressante passa a fare un saluto alla sua ragazza e la trova pronta e disponibile nel letto. Una specie di imboscata sessuale, diciamo. Non male.
Non so se a te capita mai. A me no.

Infatti Simone si vedeva che aveva apprezzato. Dev’essere fenotipo carpediem perché ha lasciato cadere la borsa e in un attimo era a torso nudo, con le mani appoggiate sul materasso e la bocca protesa a baciarla. Mezzo attimo dopo i pantaloni volavano sul pavimento e il lenzuolo bianco di lino scivolava sotto le caviglie. Cosa del resto inevitabile, visto che le aveva afferrate saldamente e in un solo gesto le aveva sollevate verso il soffitto provocando una risata cristallina di Francesca, le aveva allargate (altra risata), si era tuffato di testa dritto al centro, facendo mixare la risata con l’intro di un gemito.
Non so tu che tipo sei, ti conosco da un paio di bicchieri e non voglio precipitare giudizi affrettati. Ma io Simone lo capisco bene, sono anche io genere carpediem e – ti dico la verità, il cielo mi fulmini se mento – trovo che il brivido che ti dà una sveltina fugace non sia pari a nessun altro possibile accoppiamento.
Quel sorriso vuol dire che sei d’accordo o che stai per chiamare la polizia?
Sì, verso ancora. Anche per me, allora. Par condicio.
Insomma se sveltina doveva essere, sveltina fosse. Ecco perché Simone non si è perso troppo via in slinguamenti e, senza cambiare la posizione della ragazza, ha iniziato a sbatacchiarla con un certo vigore.
Lei doveva essere già molto eccitata. L’ha accolto dentro di sé senza alcuna fatica, se per fatica si può intendere un diverso modo, più increspato, di mugolare.
Che poi, a dirla tutta, era un tipo decisamente “sonoro”. Sembrava che commentasse a gemiti ogni movimento del fantasioso fidanzato.
Ecco, a questo punto sono passati forse cinque minuti. Ne restano altri cinque al drammatico finale e Francesca è riuscita a prendere il sopravvento su Simone. Si è letteralmente seduta su di lui e lo cavalca piuttosto energicamente guardandosi nelle ante a specchio dell’armadio a muro. Vedere, essere visti, guardarsi. Anche questo non ti chiedo se ti piace, ma per me è un piacere nel piacere.
Vero? Verso, ho capito.
E doveva piacere molto anche alla ragazza: aveva gli occhi che brillavano mentre incollava lo sguardo a quell’immagine riflessa che saliva e scendeva ritmicamente. Era come se non riuscisse a distoglierlo dallo specchio.
Sai quella storia degli specchi che ti guardano? Una cosa del genere “se questi muri potessero parlare”? Ecco, tipo.
Mancano due minuti.
E Francesca ha l’aria determinata di una donna che vuole obbligarti a godere senza troppi convenevoli. Altra sensazione che conosco bene. Mi eccita quella fretta, quella fame che hanno le donne quando vogliono vederti capitolare. Io di solito cerco di resistere, ma è impossibile. E’ come quando si mettono in testa che dovete uscire insieme per i saldi. Tu puoi obiettare, fare il broncio, proporre alternative, ma se loro hanno deciso, tu in capo a pochi minuti sei in giro per negozi.
Non sorridere, lo sai che è così. Ora, ammetto che il paragone con la sveltina è improprio ma ti assicuro che l’espressione di Francesca era la stessa. Non posso giurare che Simone stesse mettendo una specie di broncio scopatorio o che stesse ripetendo dentro di sé come un mantra “non venire non venire non venire”. Ma l’espressione di lei era inconfondibile. Voleva farla finita, farsi riempire e spedirlo in bagno a farsi una doccia.
Come faccio a conoscere tutti questi particolari, dici?
Lascia che finiamo questa bottiglia, prima.
Anzi, c’è una cosa che voglio chiederti. Lo so che mi troverai precipitoso e inopportuno, maleducato forse. Ma questa conversazione, quel vederti annuire con lo sguardo, i tuoi sorrisi empatici mi hanno dato uno scrollone ormonale. Certo sarà anche questo vinello che spumeggia nelle vene, o la voglia che ho dentro da tutta la giornata e che ancora oggi non ha avuto, come dire, una via d’uscita…
Continuo?
No, niente. Mi chiedevo se magari abitavi qui vicino, se non ti andava di invitarmi per un ultimo bicchiere. Così, in amicizia.
Sì, continuo.
Simome decisamente non ce la faceva più, i piedi gli tremavano come se gli stessero facendo il solletico. Francesca ha intonato un canto profondo, di gola, un grido più che un gemito. Sembrava risuonare nella caverna del suo sesso per liberarsi poi dalla bocca.
Ed è proprio in quel momento che è successo.
E francamente mi dispiace perché temo che questo, oltre a tutti i casini che ne sono seguiti, abbia rovinato l’orgasmo di entrambi. O almeno di Simone, perché Francesca ha avuto un brivido di paura che però sconfinava decisamente nel godimento.
Però devi anche capirmi: ero veramente eccitato, quella tensione del piacere interrotto sul più bello che non si dà pace come un demone nello scroto.
Sì, scusa il paragone.
Come un demone e basta.
I due che gridavano. E il suo sguardo.
Insomma.
Quando lei ha urlato “vengo!” io sono scivolato. D’instinto ho messo a mano in avanti e sono franato sulla porta a specchio dell’armadio: Lato interno, però, non lato specchio, la tenevo appena socchiusa per sbirciare, in mancanza di meglio. Sono precipitato a terra, davanti a loro due, praticamente in faccia a lei che, vedendomi, ha urlato ancora più forte.
Lui apparentemente non aveva capito e ha continuato a gemere. Avevo davanti agli occhi i suoi piedi tremolanti come foglie, sui quali sfortunatamente mi sono appoggiato per cercare di rialzarmi.
Così ha gridato anche Simone. E poi Francesca, di nuovo e più forte.
Al che, per non sfigurare, ho urlato anche io cercando di giustificare l’ingiustificabile.
Come potevo dire a Simone che avevo conosciuto Francesca poche ore prima, proprio in questo bar, che avevamo bevuto insieme una bottiglia di vinello spumeggiante, e lei mi aveva raccontato di lui, di loro, e che parola tira parola, fantasia evoca fantasia.
Che colpa avevo se lei aveva confidato, in risposta a una mia domanda: “Farlo una volta con uno sconosciuto”. E io avevo osato a proporre un pit stop a casa sua.
Abita proprio qui accanto, lo vedi il palazzo color crema? Terzo piano.
Ero sicuro che avrebbe detto di no. Invece ha solo precisato: “Veloci però che poi passa Simone”.
Non credevo così in fretta, però.
Ti alzi? Stai andando, vero?
Capisco. Troppo alcol, oggi.
Magari, un domani.
Ciao.
Hai ragione.
Ciao.
Grazie di non avermi dato una sberla davanti a tutti.



11 Commenti

  1. chiara
    10 febbraio 2012

    Ahi Ahi Ahi che disastro hai combinato! Un altro bicchiere? Ma si dai… ti faccio compagnia anch’io :)

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  2. Martina
    10 febbraio 2012

    Meraviglioso.

    Rispondi
  3. Kikka
    10 febbraio 2012

    non posso fare a meno di pensare che lei abbia pianificato tutto ;)

    Rispondi
  4. cinzia
    10 febbraio 2012

    terminare la lettura di un racconto (erotico) ridendo (di cuore), trovo sia fantastico.
    Sei un Grande!

    Rispondi
  5. inachisio
    10 febbraio 2012

    Chiara, Martina, Kikka, Cinzia… Posso dire solo grazie!
    Marco

    Rispondi
  6. Isadora Drunken
    10 febbraio 2012

    io credo che Francesca abbia trovato il modo di tamponare. mi vengono in mente almeno due o tre storie plausibili per giustificare la presenza di uno sconosciuto nudo nell’armadio… :)

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  7. Blackflag
    13 febbraio 2012

    …giornataccia, eh? pure il due di picche finale…..:-D

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  8. misscapanna
    18 febbraio 2012

    Ahah! Spettacolo! “… se magari abitavi qui vicino, se non ti andava di invitarmi per un ultimo bicchiere. Così, in amicizia.” Certo che io ti avrei invitato!

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  9. joshua
    22 febbraio 2012

    Eccitazione e risate, un mix esplosivo.

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  10. laura
    25 febbraio 2012

    Ri-posto, visto che il mio commento è andato perso ;-)
    I tuoi finali a sorpresa sono veramente bellissimi, riescono sempre a sorprendermi Marco.
    Che bel ritmo, diventi ogni giorno più bravo!

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  11. inachisio
    26 febbraio 2012

    Laura, non capisco perché il tuo commento precedente non sia stato pubblicato. Ho già cazziato l’antispam

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