Il blog di Dire Fare l'Amore

Al riparo dagli occhi [Darkroom #7]

Through the hands by Axel Brunst (Axel-Brunst)) on 500px.com
Through the hands by Axel Brunst

Un nuovo racconto per la mia Dakroom, la stanza che ospita i vostri racconti anonimi. A dire il vero, questa volta c’è un’eccezione e l’Autrice ha un nome e un indirizzo twitter… Francesca (@ascissa)

Grazie per questo contributo!

AL RIPARO DAGLI OCCHI

Io penso che tu, di debolezze, non ne abbia. Che tu sia di ferro, di una determinazione senza precedenti e che nessuno possa inclinare. Non la mia bellezza, non la mia intelligenza, non la leggerezza folgorante che leggi nei miei modi incerti. Penso che questo sia un gioco,  un solletico lievissimo al tuo ego smisurato e crudele.

Descrivi mani che mi toccano, che sfiorano il mio collo e scendono sul décolleté. Immagini il mio seno che si sveglia sotto le tue carezze. Parli di stringere, prendere, leccare e strappare e poi interrompi la fantasia chiedendomi di continuarla. Aspetti silenzioso ed ansioso di sapere dove ti farò approdare, dove arriverà la perversione dei miei pensieri, dove ti traghetterà il mio desiderio. Ma non vedi che non riesco a pensare, che ho di fronte un’immagine che non so tradurre, che non posso spiegare. Perché sono una donna, e quell’immagine la posso soltanto realizzare.

 ***

 Ma quando sei qui le mani fai ben attenzione a tenerle lontane.

E questo gioco di immaginare senza mai sporcare la perfezione di un pensiero con il corpo, è solo un immenso esercizio della tua fantasia. Il motore che tiene vivo un desiderio che non spegni con me. Sono un gioco, uno strumento, un oggetto che si immagina, e che per errore, però, è fatto di carne, sangue e desideri. Sono qualcosa che accendi e spegni a tuo piacimento.

E dici bene quando parli della tua insanabile smania di provocarmi, domandare e spingermi, è esattamente quello che fai. Mi provochi un’emozione, mi domandi una reazione e mi spingi il più possibile lontano da te. Lontano da quelle mani maledette che parlano di toccarmi senza mai farlo veramente.

Le odio le tue mani, perché le mani, in verità, non parlano. E’ un altro il senso che le mani devono svegliare. Non è con l’udito che posso sentire le tue mani sul mio collo.

 ***

 E poi mi trovo a scrivere, e a descrivere quello che tu vorresti sentire. Ma per vendetta lo nascondo, al riparo dai tuoi occhi, dove tu non possa mai leggere.

—–

Leggi tutti i racconti della Darkroom!

#1 – Mani

#2 – Oltre il muro

#3 – Frammenti

#4 – Facciamo un gioco

#5 – Cieco appuntamento

#6 – Tra le [tue] pagine

Oppure inviami il tuo.

 

 

 

 

 

 

4 Commenti

  1. aScissa
    29 gennaio 2012

    La foto è splendida, e indovinatissima… :D

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  2. laura
    29 gennaio 2012

    Brava Francesca, in tutti i sensi.

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  3. Silvia
    30 gennaio 2012

    Alla parola va data corporeità, la parola va incarnata. Non restano i sussurri, non lasciano a lungo una scia come fa, al contrario, il momento perfetto in cui una pelle incontra un’altra pelle.

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  4. lady
    17 gennaio 2013

    …mi tremano le mani…sei bravissima

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