Il blog di Dire Fare l'Amore

Cieco appuntamento [Darkroom #5]

old lift

Foto di lwsdm da Flickr

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Cieco appuntamento

Arrivai un po’ in ritardo all’indirizzo che avevo in nota sul cellulare.
Come da istruzioni trovai il portone del vecchio palazzo aperto, presi l’ascensore e pigiai il cinque.
Nell’angusto spazio ovattato i pensieri che nella mia mente mi avevano assilato fin lì si fecero piu’ rindondanti: – Cosa ci facevo lì?! Ho ancora un barlume di sanità mentale?! Non sarebbe forse meglio tornarsene a casa?!.-
D’altronde ci eravamo scambiati qualche frase su un sito d’incontri e nulla piu’.
Ignoravo com’era fatto, che voce aveva, che faceva per vivere. Ci fu un attimo in cui mi prese l’impulso di darla vinta ai miei mordaci dubbi schiacciando il tasto stop per ritornarmene sui miei passi.
Pero’ il mistero profondo della situazione mi attraeva e come un gatta curiosa volevo annusare e ispezionare.

Le istruzioni proseguivano con un “la prima porta a destra” che trovai socchiusa. Trepidante appoggiai la mano sulla maniglia fredda ed entrai.
All’interno l’appartamento era completamente buio, se non per la debole luce proveniente dal pianerottolo che ne illuminava l’ingresso. Strizzai gli occhi per cercare di abituarmi al cambio. Sentii odore di incenso, delicato, alla rosa.

Una voce giunse alle mie spalle, calma e profonda – : “Ciao Elena, benvenuta.”
Risposi al saluto con un ‘ciao‘ incerto, sorpreso e un po’ affannato.
Nessuna luce si accese, anche dopo che la porta venne chiusa . A quel punto l’oscurità era totale.
Mi prese la borsa e la giacca e le appoggio’ da qualche parte. Si mise dietro di me posandomi qualcosa sugli occhi, credo un fazzoletto di seta, profumata. Lo annodo’ con gesti calmi mentre mi soffiava nell’orecchio che non mi sarei dovuta preoccupare, sarebbe andato tutto bene. Intanti il mio piccolo cuoricino batteva un po’ piu’ velocemente.

Cenammo a base di pietanze giapponesi: sushimi, tempura, sushi….rigorosamente utilizzando le sole mani.
Lo sentivo muoversi di tanto in tanto e cercavo di immaginare cosa stesse facendo. Forse prendeva altri stuzzichini, forse accendeva qualche candela o forse si stava munendo di un sottile bisturi per incidermi una carotide. Il livello adrenalinico si era alzato ancora di un livello facendomi arrivare ad un leggero stato di derealizzazione, come se fossi un po’ brilla.
Terminata la convivialità del pasto comincio’ a farmi sentire le sue mani e le sue parole, entrambe virili ma delicate nell’atto di cercare di sciogliere la mia palpabile tensione . Constatato che non voleva sezionarmi un sempre maggior senso di benessere e fiducia mi pervase, benchè in me si fosse comunque accentuata una certa eccitazione carnale nell’attesa di sentire dove e come si sarebbe fatto piu’ audace.
Un soffice bacio mi si poso’ sul collo. Soffici parole sussurarono alle mie orecchie:- ” mi piace l’odore della tua pelle”
Ero in balia. L’attesa di percepire sul mio corpo sempre piu’ febbrile dove si sarebbero posate le sue mani, le sue labbra o il suo qualcos’altro innalzo’ prepotentemente il mio desiderio.

Sempre bendata mi ritrovai nuda e accaldata con le gambe e le braccia leggermente divaricate, abbandonata per accogliere e godere di ogni tocco. La sua lingua e le sue mani perlustravano senza fretta, dalle orecchie all’ombelico, dall’inguine al seno, rimasi incantata e paralizzata da quelle sensazioni. Le sue dita cominciarono a massaggiare il mio sesso, umido e voglioso come non mai.
Mi mancò il fiato per un attimo quando appoggio’ un cubetto di ghiaccio sul capezzolo destro. Il freddo intenso contrastava col calore del mio corpo e rivoli d’acqua cominciarono a scendere dalla curva del mio seno, per insinuarsi sul fianco e nascondersi dietro la schiena. Un ronzio mi avvertì della presenza di un vibratore che dopo poco giocava nei dintorni del mio clitoride per entrare poi nella mia vagina, mentre le dita sapientemente sfioravano la zona anale.
Il mio corpo vibrava, si muovava sinuosamente, si contorceva conturbato.
Mi liberai mettendomi china davanti a lui per accogliere il suo desiderio nella mia bocca affamata. L’odore del suo sesso era penetrante. Volevo immergermi dentro di lui attraverso il suo membro che succhiai, leccai, morsi mentre sentivo che si eccitava sempre di più. Mi fermai mettendomi carponi ed invitandolo a prendermi dietro.
Le sue mani sulla mia schiena, il ritmo lento , deciso e sempre piu’ incalzante, mentre mi masturbavo……
Continuammo tutta la notte ma non ebbi percezione del passare del tempo, mi pareva dilatato, un po’ come le mie gambe, un po’ come le mie labbra, un po’ come il mio stato di coscienza.
Mi ritrovai per strada, stranita, il rumore del traffico faceva male, era un frastuono, così come la luce abbagliante del sole che trafiggeva l’iride.
Mi volsi verso le finestre del palazzo che davano sulla strada nella speranza di vedere un volto, ma non scorsi nessuno. Nella tasca della giacca ritrovai il fazzoletto, era di colore rosso. Sorrisi mentre m’incamminavo verso il solito noto…

4 Commenti

  1. marcy
    3 novembre 2011

    Bello … e poi ,c è un poi sperooooooo

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  2. Anna Maria Maddalena
    4 novembre 2011

    WoW!!! Nulla più. :)

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  3. joshua
    22 novembre 2011

    Piccola curiosità … quante di voi donne dopo averlo letto sperano di avere il coraggio per farlo ?

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  4. MAle
    15 febbraio 2012

    Un conto è sperare di avere il coraggio e un conto è averlo …..

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