Il blog di Dire Fare l'Amore

Frammenti [Darkroom #3]

Terzo racconto per Darkroom, la sezione di questo blog dedicata ai vostri racconti anonimi. Se siete interessati, leggete qui come inviarli.

FRAMMENTI

La notizia della messa in vendita del tuo appartamento mi era arrivata tramite amici comuni, amici comunque all’oscuro del nostro attuale rapporto, del resto non avevo nessuna voglia di confidarmi con chicchessia, affrontare lo sguardo sorpreso, prima e di disapprovazione poi, non mi invogliava certo a esternare la mia situazione. Anche senza coinvolgerti direttamente sapevo esattamente cosa avrebbero pensato di me, niente di peggio del resto di quello che già pensavo di me stessa.
Non ero assolutamente clemente, non mi giustificavo su nulla, ma neanche mi rimproveravo troppo, avevo accettato da tempo questa mia dualità, questo mio essere contemporaneamente due persone assolutamente diverse fra loro.
Come avevo fatto molte volte arrivata davanti al tuo portone mi concedevo qualche attimo di sospensione dal resto del mondo, una manciata di secondi per lasciare la donna che ero ed entrare nell’altra, quasi una metamorfosi fisica, un cambio d’identità.
La chiave stretta nel pugno mi sembrava stranamente piccola, come se non contenesse una gran parte delle mie più sfacciate fantasie, e anche alcune ore trascorse a metterle in pratica ad esplorare con curiosità prima che con lussuria ogni angolo anche solo in penombra delle mie storie e dei miei desideri.
Era la prima volta che usavo la chiave per aprire quel portone, sempre nei mesi trascorsi a frequentarci mi era stato aperto, non mi avevi mai offerto la chiave né io avevo anche solo immaginato di chiedertela, impensabile.

Come sempre le sei rampe di scale mi risultarono difficoltose, come sempre l’uso dell’ascensore era riposto a lontane eventualità, non necessario né amato.
Arrivata all’ultima rampa di scale, quella più faticosa, mi chiedo come farò ad entrare, l’agenzia mi ha fornito di una sola chiave, quella del portone d’ingresso, la tua porta però è appoggiata, forse il mediatore mi sta aspettando, forse non sarò sola ad immergermi nei rimasugli della tua vita.
L’ombrello stretto in mano sta gocciolando nell’ingresso e una piccola pozza d’acqua si è formata ai miei piedi, non so perché ma mi accorgo di tenerlo con forza stretto in mano, scostato da me quasi fosse lui portatore di maltempo. Oggi non ho potuto non prenderlo, diluviava ma mi impiccia, mi rende goffa, non so mai dove metterlo, dove appoggiarlo, così lo lascio lì a gocciolare appoggiato al muro, sotto il campanello privo di nome, che strano, solo ora noto questo piccolo pulsante bianco, non l’ho mai usato, non mi è mai servito, la tua porta quando arrivavo era sempre accostata, come ora.
Piano la spingo e lei si lascia accompagnare dalla mia mano ancora inguantata.
La stanza che mi si presenta davanti la conosco, ma mi colpisce questo suo essere vuota, i passi risuonano rimbombando nell’assenza dei mobili, il buio è quasi uniforme, solo una luce accesa nello studio permette di vedere il niente e di girare per le stanze senza sbattere addosso alle pareti, alla scala.
Prendo tempo, essere qui a tua insaputa m’inquieta, non mi sento al sicuro come sempre quando varcavo la tua soglia, è una sensazione di disagio che m’impedisce di muovermi, mi paralizza e nell’incontro con me stessa del sogno tento di rassicurarmi parlando a voce alta: “Tranquilla è solo un sogno”.
Improvvisamente alle mie spalle la tua voce: “Tranquilla è solo un sogno”.
Lo sapevo che non era solo una sensazione questo disagio, ho avvertito la tua presenza appena entrata.
“Non so perché sei qui, ma ora non è importante, vieni”, mi prendi per mano e camminando davanti a me ti dirigi verso lo studio, l’unica stanza fiocamente illuminata.
Alcuni scatoloni, presumo pieni di libri, sono accatastati alla parete di sinistra, di fronte la libreria vuota. “Questa la lascio qui, è stata fatta su misura e non so dove metterla nella nuova casa”.
Io sono rimasta in silenzio, solo nel primo momento le parole mi riempivano la bocca, spingevano per uscire, ma erano solo domande e io so quanto detesti essere interrogato, così piano, piano le ho allineate come tante lettere slegate fra loro, in ordine, per non prendere troppo spazio dentro di me e dopo pochissimo hanno perso il loro senso, non volevano dire più nulla, così senza nulla da dire sono rimasta in silenzio, solo i miei occhi sono attenti, ti guardo, osservo ogni centimetro di te, quasi fosse l’ultima volta che mi viene concessa questa possibilità.
Indossi un giubbino di pelle morbida nocciola, camicia chiara, maglione marrone e pantaloni panna.
Stretta nella tua mano sinistra una sigaretta, si sta consumando da sola, non la porti alle labbra la lasci lì fra le dita, ancora poco e ti scotterai.
Questi i pensieri che si rincorrono nella mia testa, questi e non altri, questi e non il sesso, questi e non il desiderio.
Controllo così poco le mie fantasie su di te, sono quasi stupita di questo momento e del suo prolungarsi, riesco a non desiderarti nonostante il tempo trascorso senza di te, riesco a guardarti senza che il mio pensiero ti spalmi addosso la mia emozione con un pennello piccolo piccolo, adatto a ripassare gli angoli piuttosto che grandi spazi e quindi il disegnarti addosso le mie voglie e le mie fantasie con minuziosa precisione.
Ecco, ancora sono qui con te, ancora la mia indolenza nell’esercizio dell’allontanarmi dai tuoi pensieri mi riporta con conosciuta irruenza sul tuo divano o sulle assi di questo pavimento calpestato ora con pesanti stivali piuttosto che, come tante volte dopo l’amore, accarezzato dai miei seni nel rotolarmi giù cercando un po’ di refrigerio dal tuo calore.
La stanza nonostante la libreria e gli scatoloni accatastati gli uni sugli altri sembra vuota, manca il tavolo sempre pieno di libri, mancano i quadri che tu appoggiavi ovunque, manca soprattutto la musica, c’è un grande silenzio qui.
Quando dopo discreta fatica giungevo, infine al sesto piano, l’ultimo, sempre con la porta accostata mi accoglieva il profumo del caffè e la musica, a volte la melodia indicava una sonata di pianoforte.
Sono persa nel ricordo di emozioni, di attimi, di spirargli di serate, mentre tu ti sei seduto su uno scatolone e hai ripreso a fumare quel che resta della tua sigaretta, ben poco in verità.
“A cosa stai pensando?”
Interrompi così il corso dei miei pensieri, me ne distacco con fatica e anche con un po’ di sofferenza, sempre nelle mie giornate ci sono momenti dedicati ai ricordi, alle emozioni che questi mi hanno dato e che ancora mi regalano.
Sono in grado, da subito, di distinguere quale di questi momenti metterò nel mio casellario e resterà lì per sempre, mai usato a sufficienza, mai consumato si rigenera nel tempo e si arricchisce di nuovi particolari diventando una delle pagine che compongono il mio libro.
“Sto pensando a te, sto pensando a quando abitavi qui, sto pensando al profumo del caffè e alla musica, mi manca sai la musica, più di qualsiasi altra cosa”.
Lentamente ti alzi e ti avvicini, mi prendi la borsa che ancora tengo stretta sotto il braccio, appoggiandola accanto ad uno scatolone, poi mi prendi le mani e mi sfili i guanti.
“Mi vuoi?”. La domanda quasi ti sfugge dalle labbra, non credo tu l’abbia programmata, è casuale come il nostro incontro. Si deve dar corso al caso? Quante volte nel pensare a te avrei preferito che tutto si fosse svolto per una strana coincidenza, così senza ordine, senza speranza.
Ti sto guardando, cerco di mettere a fuoco i tuoi occhi, cerco di vedere oltre, difficilissimo con te.
Mi arrendo subito, per ora, e chiudendo gli occhi cerco di riprendere quelle lettere che prima avevo scomposto perché non disturbassero i tuoi pensieri.
“Sì, ti vorrei, qui, ora, se anche tu mi desideri, se anche tu hai voglia di me”.
Non mi rispondi, i tuoi silenzi m’inquietano e mi portano ad uno stato di eccitazione prossimo all’esibizionismo, per fortuna non siamo per strada.
Così comincio, impaziente, a sbottonarmi il cappotto. Tu ti sei allontanato di qualche passo e rimani a guardarmi, sei stranamente serio, non un accenno di sorriso sul tuo viso, eppure io mi sento così ridicola, con il fiato corto a lottare con i bottoni del cappotto che le mie mani tremanti non riescono a slacciare.
Poi, non so perché mi vedo con altri occhi, le mie mani si fermano e lentamente ricadono lungo i fianchi, non so più se ributtarmi nella tempesta, non sono sicura che sia quello che cerco, ancora.
Lentamente passi dietro di me e circondandomi con le braccia mi slacci il cappotto e da dietro mi appoggi le labbra sul collo, esattamente dove sai piacermi così tanto da non riuscire a dirti un solo no.
“Dimmi ti ricordi quando dopo il caffè io mi stendevo sul divano occupando tutto il posto, così eri costretta a stenderti sopra”.
“Sì, ricordo”.
“Ti ricordi quando ti stendevi su di me e ridendo mi dicevi che non ero per nulla comodo?”.
“Sì, ricordo molto bene quando mi stendevo su di te, quando sentivo il tuo sesso duro premermi sull’inguine, quando con la mano cominciavo ad accarezzati”.
“Fallo, fallo ancora”.
Ti sei seduto su uno scatolone e prendendomi per un braccio mi giri verso di te, lascio cadere il cappotto per terra e mi avvicino.
Le tue mani mi circondano il collo, mi avvicini alla tua bocca, regalandomi un bacio lunghissimo, caldo.
Poi sempre tenendomi le mani sul collo cominci a spingermi giù, verso il tuo sesso.
Non ci sono cuscini qui, non c’è nulla che possa rendere più morbido il mio chinarmi verso di te.
Continui a baciarmi e ad accarezzarmi il collo e con l’altra mano cerchi di slacciare i pantaloni.
”Lascia faccio io, appoggiati e chiudi gli occhi”.
Mi rialzo e comincio a baciarti di nuovo il viso la bocca, mentre con mani sicure allento la cintura e mi apro la via per farti entrare dentro di me, per avvicinarmi a te.
La pioggia batte violentemente sui vetri della finestra, ed eccola qui la musica che mi mancava, non è una sonata di pianoforte, ma è una melodia bellissima, violenta, appassionata ed è con questa che appoggio le mie labbra su di te.

Sento il tuo respiro profondo, che ti allarga il torace, sento l’aria spandersi nei tuoi polmoni e lentamente uscire, poi quando sei completamente dentro di me, quando comincio a baciarti come so che ti piace avverto le tue mani sul collo che cominciano a stringermi forte, sembra tu non te ne renda conto ma quasi mi soffochi, le tue mani intorno al collo, il tuo sesso in bocca, sono incollata a te e questa forza su di me, il tuo desiderio che sento aumentare sempre di più mi entra dentro intimamente, ti seguo nei percorsi e nella fantasia.
Vorrei rimanere così a lungo, rallento ti faccio uscire e poi rientrare tenendo le labbra strette, quasi un rapporto virginale, ti devi impegnare per entrare, le labbra semichiuse, le braccia che ti cingono i fianchi, non riesci a muoverti con libertà, ma è così che mi piace, è così che ti voglio far entrare dentro di me, con forza.
Con fatica ti sei alzato in piedi, tolto il giubbino e la maglia, nonostante il freddo rimani ben presto quasi nudo, cappotto a parte io sono ancora completamente vestita.
“Aspetta, fermati un momento, lascia che ti spogli”.
Allento la stretta ai tuoi fianchi, piano tenendo le labbra strette ti faccio uscire, accarezzandoti ancora un momento con la lingua. Quando sei completamente fuori dalla mia bocca, ancora bagnato mi accarezzi il viso e il collo, con molta fatica ti lascio andare, solo per un momento appoggio le mie labbra sul tuo ventre lasciando che il respiro torni leggero.
Mi prendi per mano e mi fai alzare, poi cedendomi il tuo posto mi metti seduta, fai scendere la cerniera e mi sfili gli stivali.
Mi sono appoggiata con la schiena al muro, leggermente scostata da te, ti guardo le mani, le fai scivolare sotto la lunga gonna e quando arrivi a sfiorarmi il sesso un lungo brivido di desiderio mi percorre tutta, ora è il mio di respiro che accompagna il rumore della pioggia, ora è la mia voce che ti chiede di andare piano.
“Cosa vuoi da me?”. Mi stai parlando piano, baciandomi il collo. “Dimmi come mi vuoi, dimmi cosa sei disposta a darmi”.
Sfilata la maglia la tua bocca si appoggia sul mio seno e cominci a mordermi e baciarmi, le gambe scomposte ti lasciano tutto lo spazio che vuoi per guardarmi, per toccarmi, ma tu aspetti una risposta da me e ti sei fermato.
Ti allontani e mi lasci lì davanti a te, ancora un passo e ti appoggi alla libreria, aspetti.
Le tue domande, anche se sussurrate, non sono frasi dette per accompagnare il desiderio, per trattenerlo più a lungo, stai parlando seriamente, poni delle domande aspettandoti delle risposte, sono allibita.

“Mi chiedi cosa voglio? Mi chiedi cosa sono disposta a darti?
“Cosa vuoi che non ti abbia già dato, cosa vuoi darmi che non abbia già avuto, perché parli continuamente non è da te”.
Mi alzo infastidita, la magia si è interrotta e la luce è troppo forte ha smesso di piovere, non mi piace più questo posto, è pieno di frammenti di noi, è vuoto di tutto il resto, voglio andare via.
“Ero venuta per rivedere un’ultima volta la tua casa, non sapevo di trovarti qui, non volevo trovarti.”
“Quando non ci sei io sto meglio, quando sei lontano respiro, solo il ricordo di te mi è sufficiente non chiedo null’altro”.
Infilati gli stivali, indossata maglia e cappotto mi giro verso di te.
Sei rimasto immobile appoggiato alla libreria e mi stai guardando, ma ora sul tuo viso c’è un sorriso divertito.
Indossi solo la camicia aperta e ti stai toccando, ti accarezzi, io sono incantata non riesco a fare un solo passo verso la porta, il cappotto mi sembra un sudario di penitenza ingiusta, i capezzoli si sono induriti come nocciole, non riesco a distogliere lo sguardo dalla tua mano.
Lascio cadere la borsa e il cappotto la raggiunge, lì per terra inutile. 
“Vieni qua, lasciati spogliare”.
Mi avvicino, mi lascio dolcemente togliere la maglia e sfilare la gonna, sotto solo una leggera sottoveste di seta, un brivido di freddo mi ricorda dove siamo, ma non ha importanza, appoggiata a te lascio che cominci, lascio che ti inginocchi davanti a me e con le mani sui tuoi capelli accompagno la tua bocca al mio sesso.

Allargato il cappotto mi stendi sopra, ho freddo ma ben presto il desiderio e il piacere prendono il posto della mia arrabbiatura e dei brividi, mi stai baciando e il rimanere lì ferma a tua disposizione mi regala, come sempre, un piacere intenso, la mia assoluta disponibilità ai tuoi desideri trasforma ogni incontro in qualcosa di non programmabile.
Non mi sono mai chiesta fin dove arriverei, neanche quando con insistenza me lo chiedi tu, fin dove la mia arrendevolezza è fonte di per se di un grande piacere, tanto quanto il ritrarmi fino al punto da costringerti ad importi con la forza, mai esagerata, ma di una carica erotica fortissima.
Ma sono pensieri solo miei, non voglio condividerli con nessuno.
Quando cerchi di farti raccontare le mie fantasie, le mie voglie, intuendo forse un mondo dentro la mia testa, mi spaventi, subito sulla difensiva nego che queste esistano.
Sono spesso interrotta nei miei pensieri da ondate di piacere che mi passano sulla pelle, mi eccita quando ti servi di me come fossi una cena dopo un giorno di digiuno.
Lasciarti prendere quello di cui hai bisogno in questo momento, così, senza sensi di colpa, senza recriminazioni, è questo quello che desidero.
Nonostante il cappotto rimanere stesa a terra è molto più scomodo del vecchio divano, lo rimpiango.
Solo le tue mani e la tua bocca mi tengono inchiodata qui.
Le tue mani, sembra che vivano di vita propria, sanno dove fermarsi, sanno essere leggere o grevi, si prendono quello che desiderano, ma non mi permettono, ora, di fare lo stesso a te, mi vuoi immobile, contenitore delle tue fantasie, delle tue voglie.
Sono stesa di fianco completamente appoggiata a te, sento il tuo corpo attaccato al mio, mi rinchiudi completamente in un abbraccio, le gambe circondano le mie e con le braccia mi tieni accostata. Il tuo sesso appoggiato sulla mia schiena preme è una presenza che si fa sentire, desiderare, la voglia di farti entrare non è più rinviabile, ma lo so tu mi porti a questo punto per poi allontanarti, fai questo gioco molte volte, non sempre la mia disponibilità è così ampia, in alcuni momenti mi arrabbio così tanto che la tensione prende il posto del desiderio.
Non oggi, oggi ho la sensazione di essere ubriaca, ubriaca di fantasie. Sono così tante nella mia testa, sono così ricche di particolari, di sensazioni che si stanno riversando tutte in una volta su di te, quasi ne fossi colma e avessi bisogno di trovare nuovi spazi dentro di me. Renderle reali, lasciare che il gomitolo di lana si srotoli, lentamente, liberando tutto quello che aveva imprigionato, tutto quello che aveva trattenuto all’interno e che ora non riesce più a racchiudere.
Ti avvolgerei con il mio filo di lana, lo passerei sui tuoi polsi e ti imprigionerei.
Con la mia mano ho raggiunto la tua e ti guido lì nel mio centro, la muovo ti faccio sentire cosa voglio, fai solo un po’ di resistenza, poi cedi alle mie voglie e mi lasci condurre il gioco.
Passo e ripasso la tua mano sul mio sesso, a volte mi soffermo e sfioro lentamente il clitoride, lentamente perché il piacere non si trasformi in dolore, e poi attorno ruotando le dita perché si avvicinino sfiorandomi, sempre più, dopo un po’ ti faccio entrare, ti bagno e con le dita bagnate ricomincio la danza della tua mano su di me.
Vorresti allontanare la mia mano e continuare tu, ma io oggi preferisco di no.
Ignoro il tuo sesso, anche se lo sento premere forte, tutte le attenzioni sono concentrate sul mio piacere: “Mordimi la spalla, forte”.
Lo sai fare così bene che non ti farei smettere mai, e il piacere che si spande oramai senza controllo aumenta ogni minuto di più, la tua bocca e le tue mani su di me sanno portarmi al godimento senza il tuo sesso, senza accoglierti dentro.
Mi accompagni oltre le mie paure, oltre i rimorsi, prendendomi per mano lasci che mi allontani, lo sai, sono solo attimi, momenti di piacere anche vissuti da sola mi legano a te.
Sono esausta, tutta la tensione, tutta l’eccitazione si è esaurita ed ora sono abbandonata fra le tue braccia, al sicuro, ti sento dietro di me che mi accarezzi lo fai piano concedendomi il tempo di ritornare.
Ricominci a baciarmi il collo mentre con la mano mi accarezzi il seno, prendi i capezzoli fra le dita e stringi forte.
“Ancora, non ti fermare, stringi di più”.
La tua mano si muove veloce su di me, sento ora la tua urgenza: ”Torna da me, baciami, baciami come piace a me”.
La voce roca, il tuo respiro carico di desiderio mi riporta come sempre verso di te, mai una volta il desiderio si è fatto attendere, mai una volta ti ho detto di no.
Mi libero dal tuo abbraccio e mi inginocchio e per un momento rimango ferma a guardarti.
La camicia slacciata mi lascia vedere il tuo respiro veloce, le labbra un po’ aperte, gli occhi socchiusi, sei lo specchio del desiderio e sei bellissimo, il tuo sesso eretto mi aspetta.
Senza rendermi conto mi ritrovo a umettarmi le labbra, anticipo il tuo sapore, sento il tuo respiro e riesco a vedere come ti solleverai con i fianchi per non uscire dalla mia bocca quando cercherò di alzarmi. Hai preso con la mano il tuo cazzo e lo stai aprendo: ”Avvicinati, prendilo in bocca, succhiami”.
“Ancora un momento, anche i miei occhi ti desiderano, lasciati guardare, toccati, fammi vedere come lo fai”.
E la tua mano scorre prima con delicatezza poi via, via sempre più forte fermandoti sulla punta, la stringi fra il pollice e l’indice.
Quando con la mano risali nascondi il tuo sesso, ma vedo la tua bocca che si apre, così avvicino le mie labbra alle tue, e con la mia mano prendo il tuo posto della tua.
Sei generoso, non poni condizioni, non fai nessuna resistenza, lasci volentieri il tuo sesso nelle mie mani, fiducioso mi permetti mi farne ciò che voglio.
I miei occhi, la mia bocca e le mie mani sono su di te, ma la mia mente vola.

Quando, per motivi diversi e mai voluti, ti sono venuta a cercare in pubblico, durante il tuo lavoro, il vederti arrivare camminando sicuro mi ha sempre sconvolta, non c’era in quel momento nessun segnale di interesse erotico, ma ad ogni passo, ad ogni metro che percorrevi il mio controllo cedeva alla fantasia.
Guardandoti avanzare lasciavo cadere il camice, ancora due passi e come per magia l’immagine si modificava, la cintura slacciata lasciava vedere il bottone aperto e la cerniera abbassata, mai ti facevo indossare la biancheria, era più facile spogliarti.
Quando oramai eri a pochi metri da me a portata di labbra solo la camicia aperta ti lasciavo e solo io, in mezzo a tanta gente, potevo vederti così, solo io potevo avvicinarmi e baciarti senza che nulla accadesse intorno a noi.
Le mie mani ti circondavano i fianchi che tenevo ben premuti su di me, sentirti così eccitato appoggiato a me incurante di quello che succedeva intorno mi faceva perdere la testa.

Mi abbasso lentamente verso di te e appoggio le mie labbra chiuse sul tuo sesso, leggermente solo la punta entra dentro e con la bocca che forma un verso stupito ti lascio forzare la mia incertezza.
Tutta la delicatezza che mi hai regalato per ritornare nel desiderio scompare, appena ti faccio entrare dentro ti lasci sopraffare, mi fai accovacciare fra le tue gambe e con la bocca incollata a te sento il tuo desiderio aumentare, il tuo sesso diventa sempre più grande oramai mi riempie completamente, fatico a contenerti tutto.
“Alzati, mettiti in ginocchio sopra di me, lasciati guardare”.
Mi sollevo e ti lascio uscire, sei tutto bagnato la mia saliva ti lascia il cazzo lucido, solo, mi attardo un po’ per distribuire qui e la dei piccoli baci.
In ginocchio sopra di te, proprio sopra il tuo viso, a volte le tue richieste mi imbarazzano emerge in quei momenti la mia timidezza il mio credermi inadeguata al ruolo che ho deciso per me stessa.
“Ancora un po’, avvicinati ancora”.
La sottoveste sollevata sui fianchi lascia completamente scoperte le gambe e l’assenza delle mutandine ti lascia ampi spazi di studio.
Lo sospettavo da molto, questo tuo lato di ricercatore ti distingue, sei una persona precisa e minuziosa.
“Oh, non ti fermare, non ancora ”.
Sei entrato con due dita dentro di me e con l’altra mano hai ripreso il percorso che prima ti ho pazientemente insegnato. Nonostante il piacere da poco provato, nonostante la stanchezza e il freddo che sento, questo tuo muoverti dentro di me, questo tuo sapiente modo di giocare con il mio piacere e con il mio corpo mi porta a desiderarti con una tale intensità che mai mi sembra di poter essere soddisfatta da un solo rapporto con te.
Devo essere sazia della tua bocca come delle tue mani e del tuo sesso, e per fare questo devo averti molte volte e in modi differenti.
“No così non voglio, è troppo”, alterni le carezze ai baci, mi passi la punta della lingua sul mio centro e il piacere in alcuni momenti diventa insostenibile.
A volte piacere e dolore si compenetrano così misteriosamente che non riesco a capire quando l’uno finisce per lasciare spazio all’altro, ma li sento entrambi e insieme mi avvolgono così fortemente da lasciarmi senza fiato, in balia delle tue mani e della tua bocca, senza volontà se non quella di lasciarmi a te sapendo che riceverò quello per cui ti ho voluto.

3 Commenti

  1. joshua
    22 novembre 2011

    Desiderio puro, oltre la mente ed oltre il cuore.

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  2. jennj
    25 novembre 2011

    sì, anch’io vorrei questo

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  3. jennj
    25 novembre 2011

    Intenso, avvolgente, eccitante.

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