Il blog di Dire Fare l'Amore

È nato prima il voyeur o l’esibizionista? [reportage da Cap d'Agde/6]

Peter Fendi (1796-1842)
La coppia al tavolo di fianco al nostro ha ordinato l’insalata della casa, anche perché qui, di casa, ci sono davvero. Conoscono tutti, salutano per nome un mucchio di gente. Lui sorride e risponde cortese: «Ad ogni modo, è sempre la donna che decide». Io ribatto: «Questo, amico mio, non c’è bisogno di essere scambisti per capirlo, basta essere sposati!». Ridiamo tutti e quattro: certo che non è davvero difficile fare amicizie in questo luogo. Pochi minuti fa ci siamo trovati casualmente vicini, e senza imbarazzo ho appena domandato quali fossero i loro gusti. Non quelli della tavola (avevo già sentito la commande), quelli del letto. E con ancor meno imbarazzo, lei aveva risposto che ama l’usine, la fabbrica. E lui aveva commentato con aria piacevolmente rassegnata ciò che ho riportato più sopra.

«L’usine?», domandiamo sorpresi. O forse “sorpresi” non è la parola adatta, perché il sorriso della donna, una brunetta trentacinquenne carina e vispa, è più efficace di ogni ulteriore spiegazione. Che però non tarda ad arrivare: «Mi piacciono molti ragazzi insieme». Ah, ecco. La fabbrica.

Rotto, per così dire, il sottile ghiaccio, tanto vale approfittare delle conoscenze di questi sherpa autoctoni. Abitano poco lontano e sono qui per una serata. «Facciamo il giro dei club privé», precisa lui nel caso ancora avessimo dubbi. «Tutti?». «Tutti, tutti, fino all’alba». Ma per i club è ancora presto, così continuiamo la scuola di scambismo. «Qui si viene soprattutto per guardare o per farsi guardare…», continua l’uomo. «Beh, non solo», chiosa sorniona lei. Quindi, dopo serrato confronto, si conclude che qui si viene generalmente per “giocare”, ma che il guardare e l’essere guardati è parte integrante del gioco.

«Siete già stati alla spiaggia?», chiede la guida, avendo probabilmente intuito che siamo qui da poche ore. «Certo, in fondo in fondo». Qui guadagniamo qualche punto. «In fondo in fondo», infatti è la zona di spiaggia dedicata al sesso esplicito. In pochi metri c’è una densità di popolazione che vengono da Rimini a studiare come disporre gli asciugamani per massimizzare la superficie utile. Ci sono decine di coppie, principalmente etero, in un’ampia gamma di effusioni che va dallo stare semplicemente vicini a leggere un libro, al baciarsi, al toccarsi a vicenda, dolcemente e lentamente, lasciando vagare lo sguardo sugli altri presenti. A volte due o più coppie di avvicinano e le donne cominciano ad accarezzarsi un po’, oppure ci si dedica a coccole reciproche tra tutti. Tutto questo avviene in quel grande spirito di libertà e complicità che si respira dappertutto. Da un certo punto di vista sarebbe il posto ideale: una spiaggia naturista in cui non sei obbligato a reprimere i tuoi istinti, ma li puoi lasciare sbocciare liberamente senza irritare (anzi!) nessuno. Una rete di sguardi, mai ostentati, mai insistenti, ma sempre però presenti, attraversa tutta la zona come i raggi laser che Catherina Zeta-Jones schiva in Entrapment.

All’interno di questa zona trovano posto (stavo per dire “però”, ma non è un “però” perché per molti è un plus) molti single, diciamo del tipo non insensibile al sottile piacere dello sguardo. Sono chiamati in gergo i randonneurs, i camminatori, perché percorrono incessantemente il bagnasciuga, la spiaggia e le dune retrostanti alla ricerca di qualche momento d’azione. Capita infatti che una coppia passi dai “giochetti” che stava facendo a qualcosa di più esplicito. Tanto per esserlo anche noi, espliciti, diciamo che finché due si toccano reciprocamente i genitali, si dilettano in un po’ di fellatio, si concedono qualche variazione lesbo soft, la cosa passa abbastanza inosservata. Ma uno scatto di livello provoca immediatamente un afflusso di uomini e di (più rare) coppie nella zona hot.

Per usare un paragone non fuori luogo, è un afflusso immediato e prepotente come quello del sangue nei corpi cavernosi. I convenuti si dispongono a cerchio intorno agli “attori” (non saprei come chiamarli altrimenti, ma non è dispregiativo), e i malcapitati che avevano l’asciugamano in prima fila devono scegliere se migrare o difendere il posto. Gli occhi incollati alla scena, le mani incollate al pisello (proprio, se uomini, altrui se donne), i randonneurs per un attimo sedentari  partecipano con sguardi ed erezioni al gioco dei due, alcuni ne vengono a volte coinvolti più attivamente, altre volte una coppia si aggiunge all’azione. C’è un regolamento non scritto, un’invisibile linea gialla: ognuno resta al suo posto e non interviene se non invitato. In questo senso, c’è molto rispetto. Un ecosistema tra voyeur ed esibizionisti. Un patto reciproco in una strategia win-win in cui ciascuno riceve ciò che andava cercando. L’orgasmo di lei, forse più di quello di lui, segna la fine dell’esibizione. Un applauso cortese saluta e ringrazia chi si è così largamente offerto. Poi la calma scende nuovamente sulla sabbia bollente (infatti questi giochi si fanno di solito nel tardo pomeriggio). Fino a una nuova fiammata.

«Et donc, c’est ça l’usine?», domandiamo. Lei sorride, anzi ride. «Sì, ma la spiaggia è davvero un carnaio. Per giocare davvero preferiamo i club». Ed enumera quelli per sole coppie, quelli “misti”, il club sadomaso («Da vedere assolutamente»), quelli scadenti e quelli di classe. Quelli per giovani («Non sapete quanti ventenni ci vanno, ma di solito non giocano, fanno solo tra di loro. È più che altro per farsi vedere». Confermo) e quelli per senior.

«Le feste private?», ormai che ci siamo, finiamo il tour. «Ce ne sono tutte le sere, a volte basta passare nel viale per scroccare un invito. Ma a noi non piacciono. C’è poca scelta, e poi se la situazione non ti piace è maleducato andarsene». Già.

Arriva il conto. Facciamo per alzarci, salutiamo riconoscenti. Sono una coppia simpatica e alla mano, per nulla compiaciuta delle proprie scelte sessuali.

«Au revoir, merci».

«Vous n’allez pas nous suivre au club?», chiedono come se fosse l’epilogo più naturale.

 

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Indice degli articoli pubblicati

1. Cap d’Agde paradiso naturista

2. Mistero barzotto e l’emivita del Cialis

3. Vorrei invecchiare così

4. Solo per i tuoi occhi

5. Undress code

6. E’ nato prima il voyeur o l’esibizionista?

5 Commenti

  1. A&G
    3 agosto 2011

    Ahahah! La spiaggia! Aspettavamo questa parte. Complimenti per come guardi e racconti
    Angela e Giorgio

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  2. joshua
    3 agosto 2011

    Tutto sorprendente, sembra di essere su un altro pianeta. Ciò che colpisce maggiormente è il massimo rispetto e le regole non scritte. Stupenda e molto realistica la battuta : «Ad ogni modo, è sempre la donna che decide». Io ribatto: «Questo, amico mio, non c’è bisogno di essere scambisti per capirlo, basta essere sposati!».

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  3. inachisio
    3 agosto 2011

    Questo sapevo che ti sarebbe piaciuto! :-)

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  4. snaps8
    5 agosto 2011

    Scusami ,ho letto il tuo reportage e c’è qualcosa che non mi convince proprio riguardo alla sessualità libera ed il ruolo della donna partecipe ed attiva.
    Per prima cosa non riesco a capire (come per esempio la coppia con la quale avete dialogato al ristorante) se a lei «le piacciono molti ragazzi insieme» perchè deve per forza avere il marito? Perchè non ci son0(presumo) donne sole o amiche(senza uomini) di uguale desiderio che vanno da sole a cap d’agde a farsi trombare da 3 o 4 sconosciuti?
    Perchè “i marciatori”sono fatti da uomini soli e quasi nessuna donna sola(che potrebbe approfittare dell’eccitazione per farsi una bella trombata se le piace così tanto)?
    Perchè un uomo che va a cap d’agde perchè gli piace(come la donna al ristorante) farsi 3 o 4 donne insieme rimane invece con la bocca asciutta?
    Mi fermo qui.
    Non rispondere però che la donna ha un diverso modo di vedere il sesso dall’uomo eccetera eccetera ..perchè nel contesto che hai descritto non risulta e che alla fine è lo stesso discorso che usano i moralisti riguardo alle donne che non frequentano Cap d’agde.

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  5. inachisio
    5 agosto 2011

    Ciao Snap8, intanto benvenuto: credo sia la tua prima volta qui.
    Riguardo alla domanda che poni, io davvero non ho risposta: penso che le cose potrebbero essere benissimo come dici tu; magari il fatto che noi siamo una coppia ci ha fatto incontrare solo un “lato” della situazione. Anzi, certamente.
    La mia però non era una valutazione, ma il racconto di quello “spicchio” di Cap d’Agde che ho conosciuto in pochi giorni. E’ un luogo davvero variegato, probabilmente ci sono anche le situazioni che dici tu.
    Grazie della visita e del comment, Marco

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