Il blog di Dire Fare l'Amore

Nel corpo [sveltina]

No, non me lo dire come ti chiami, cosa vuoi che mi importi? E poi sarà un nome inventato, che scegli a caso per ogni cliente. E allora lascia che sia io a decidere che nome darti, che già lo so quale devo usare, e conosco anche i diminutivi, e quei soprannomi che pian piano una coppia si dà come conferme di intimità. No, non me lo dire come ti chiami, e non chiedermi nemmeno che cosa mi piace. Ho bisogno di un corpo, e ti ho pagato per quello. Tutto il resto l’ho qui dentro di me. Ho ricordi per rendere vivi i tuoi respiri, emozioni congelate da tempo, orgasmi tenuti in serbo come vino d’annata. Fingi pure, se vuoi, non ha nessuna importanza, doppierò i tuoi gemiti, sovrascriverò le tue parole con le sue. Ho bisogno di un corpo vivo al posto di uno perduto. Ho bisogno di pelle sotto le mani e del tubo avvolgente di una vagina, di succhiare di stringere di sentire calore, consistenza e materia. Voglio i tendini in tensione quando spalanchi le cosce. E il sudore che cola lungo la spina dorsale. Voglio che tu faccia fatica, che ti si stanchino i muscoli, è l’unica tua reazione che sono sicuro sia vera. Ho un vuoto, qui dentro. Lo vedi, lo senti? Metti la mano dentro il costato, è caldo ma non sanguina più. Ho un vuoto e non sono così ingenuo da pensare che tu possa riempirlo, come io non riempirò nulla di te, due estranei che recitano ruoli diversi e per unico pubblico la propria tristezza. Due vuoti non fanno, sommati, un pieno. Dammi il tuo corpo che la finzione ora va a cominciare, ho il costume di scena, le mosse e gli sguardi che scambiavo con lei, le parole che sapeva appoggiarmi sul cuore e che ora incollo sopra alle tue, così scontate e usate. Che è poi meglio così, più sono finte e vuote più facile sarà non sentirle e pensare a lei ormai evaporata, come i bicchieri svuotati che lasciano la gora sul marmo. E di gore ne conto adesso a decine, ho smesso anche di pulire la cucina, affastello, rimando, mi adatto allo sporco. Senza lei la casa è diventata cadavere, la lascio imputridire da sola, senza darle sepoltura né fiori. Ma tu questo già lo hai capito. Tu sai tutto di me, senza avermi mai visto. Non ho nemmeno il premio di soffrire un dolore unico e originale. Mi ritrovo in fila con tutti i clienti che sono venuti da te per dimenticare un amore. Lo vedo da come mi guardi, da come stacchi la mente. Ed è quello che voglio. Perché – forse già te l’ho detto – ho bisogno di un corpo, di un cadavere vivente, da riempire di tutto quello che lei mi ha rubato quel mattino di marzo in cui se n’è andata di casa. Verrò dentro di te svuotandomi i lombi per riempire di seme, di vita la mia vita ora vuota. Verrò dentro di te, schizzando rancore e nostalgia. E ti prego per un attimo, un attimo solo, facciamo finta che sia tutto vero, che davvero si possa riempire qualcuno della nostra presenza e non sentirsi svuotati della sua assenza. Facciamo che davvero, godendo, non ci sommerga tristezza ma nuova voglia di vivere. E che questo schizzo che mi attraversa il corpo non sia destinato a morire dentro a un preservativo di gomma.

6 Commenti

  1. Isadora Drunken
    10 agosto 2011

    Ohi, che triste… :-(

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  2. joshua67
    11 agosto 2011

    Non vedo tristezza nel racconto ma nei gesti di chi si offre e di chi paga, entrambi cercando di trovare la soluzione, un momento di felicità. Il rapporto tra prostituta e cliente è l’incontro tra due mondi uguali ed opposti. Uguali perchè entrambi disperati e soli. Opposti perchè se l’uno pensa di risolvere pagando l’altra pensa di arrivare a fine mese buttandosi via. Complimenti comunque per la forte personalità di questo racconto breve.

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  3. marcy
    23 agosto 2011

    Triste ISadora,ma anche realista per una buona percentuale di uomini e talora di donne …

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  4. Sara
    25 maggio 2013

    Un commento generale a questi racconti brevi
    Fattelo dire da una lettrice famelica, tu hai un talento.
    Sono capitata qui per caso e alla svelta anche e sono rimasta stupita.
    Esiste in giro roba pubblicata e quotata di valore così scarso oggi come oggi.
    Spero che in qualche modo il talento ti sarà riconosciuto (se non lo è già stato).
    Complimenti

    PS. Però fattelo dire che il titolo della raccolta che hai pubblicato fa un po’ cagare :D

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  5. dopamina
    8 gennaio 2014

    Non credo sia triste. Piuttosto, vero.
    Credo sia successo a tutti noi almeno una volta nella vita.
    Sante e puttane.
    Almeno una volta siamo state solo un corpo, almeno una volta abbiamo cercato solo un corpo.
    Forse a volte e` necessario, a volte e` sufficiente. Un corpo che scaldi e niente piu`.

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    • inachisio
      8 gennaio 2014

      Dopamina, sei saggia. O forse concreta e realista. Forse a volte si idealizza inutilmente il sesso…

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