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Cap d’Agde. Paradiso naturista [reportage] parte prima

Non sopporto chi passa due giorni in un posto e crede di averne capito lo spirito; credo che i luoghi, come le persone, vadano ascoltati a lungo e con calma. Chi mi conosce sa che tutta la mia vita, nei diversi paesi in cui ho vissuto, è stato un immergermi lento come un ippopotamo nella palude, se così si può dire. Questo mio reportage su Cap d’Agde, dove ho passato tre giorni con mia moglie, può quindi forse risultare superficiale o scontato a chi frequenta da tempo questo luogo unico. Potrebbe però essere utile a chi si avvicina per la prima volta. Spero in ogni caso che non risulti mai offensivo, anche quando il racconto prenderà toni più ironici. Mi piacerebbe anzi ricevere commenti e impressioni da chi conosce bene questo mondo: sarete i benvenuti nei commenti o per mail.

La spiaggia di Cap d'Agde al mattino

Intanto vi offro Cap d’Agde visto da Inachis. Per ragioni di lunghezza il “reportage” sarà suddiviso in diversi post. Il primo, necessariamente più didascalico, è un’introduzione generale, seguiranno poi piccole istantanee, racconti, esperienze, note di costume. O di senza-costume. Ho cercato di raccontarvelo alla mia maniera, cogliendo dettagli, indagando i perché oltre la superficie. Ho osservato, sperimentato, parlato con diverse persone. Ecco il risultato.

 

1. BENVENUTI A BORDO, SLACCIATE LE CINTURE. Cap d’Agde, capitale del naturismo

E’ il Vaticano del naturismo, la Mecca del nude-lifestyle. E – sì – ci sono tutte le cose che si leggono in rete: il supermercato dove si fa la spesa nudi, la spiaggia “per famiglie” e quella “per scambisti”, i locali, le feste, lo struscio serale; ci sono gli uomini con i piercing ai testicoli e quelli che vanno nudi in bicicletta che non puoi non pensare alla bici di Fanztozzi;  le donne portate al guinzaglio di loro padroni (o anche uomini al guinzaglio di padrone), ci sono bambini che giocano liberi in spiaggia imparando ad apprezzare la libertà e coppie che cercano evasione. Ma tutte queste immagini, che fanno parte ormai dell’iconografia di Cap d’Agde, affiancate le une alle altre diventano quasi un rumore di fondo, uno zapping fastidioso che confonde e banalizza. Anche ricomposte in un puzzle ordinato non danno per niente l’idea di che cosa rappresenti questo piccolo promontorio e la città che ne è nata alle spalle.

Prima di tutto ciò, Cap d’Agde è una modalità di vita, per alcuni una filosofia forse, per altri magari solo un’esperienza. Una modalità che ha a che fare con l’idea di libertà: quella dai condizionamenti e dai vestiti, innanzitutto, ma anche dagli stereotipi e dal giudizio. Cap d’Agde è una cittadina che accoglie fino a 80mila persone, contando anche il campeggio, nei periodi di alta stagione. Ha tutti i servizi necessari: l’ufficio postale (chissà perché quando si deve dare l’idea di una vera città si cita sempre l’ufficio postale, una specie di presidio di civiltà), il medico, i negozi, i ristoranti, le estetiste (vedremo dopo che sono fondamentali), i locali per il tempo libero, e per quello molto libero. Nata quarant’anni fa intorno al nucleo originario di port Ambonne si è pian piano espansa includendo villette a schiera (quelle dove hanno girato “Les Textiles”), residence a vocazione ecomostro, campeggio e hotel.  Come spesso succede, crescendo le dimensioni anche la spinta ideale si stempera e diventa anche business, moda o conformismo. Ma resta un nucleo forte di veterani che si conoscono da una vita e che custodiscono lo spirito originario. Accanto a questi, molti nuovi membri, tra cui tanti giovani.

E poi c’è la spiaggia: lunga, lunghissima, chiara, con un’acqua pulita e limpida e dune di sabbia alle spalle. Pochi stabilimenti, per chi cerca più confort; il resto è spiaggia libera naturista. Il costume non credo sia vietato ma certo non ti viene da metterlo, sarebbe come andare vestito con il cappotto in piena estate. Nella prima parte della spiaggia si trovano famiglie, spesso con bambini; poi, dopo l’ultimo bar, inizia la parte “per adulti”, con una zona prevalentemente di coppie (e single refrattari alla coppia ma non all’accoppiamento) e un’altra più gay friendly.

Ma ciò che colpisce non è la nudità (quella è la stessa di qualsiasi spiaggia naturista e ed è una dimensione a cui ci si abitua subito), è piuttosto l’infinita gamma di declinazioni di questa stessa pelle, che si fa chiara, abbronzata, nera (di dna e non di carotene), liscia o grinzosa, scritta o forata, soda o cadente. La stessa pelle è per me il tratto più forte di Cap d’Agde. E questa pelle puoi scegliere di esibirla o di nasconderla, di ornarla o vestirla, rasarla o tenerla nature, ma è ciò che ci fa uguali e diversi allo stesso tempo. «Ici on est une seule race humaine», ci dice il cameriere servendo l’insalata. Mi è piaciuto camminare nei viali e incrociare senza stupore la signora di mezza età in completino latex e la coppia di ragazzi ventenni a cui basta come solo ornamento la propria bellezza. La cicatrice del cesareo sopra al pube glabro (verticale se più antica, corta e orizzontale se più recente) o i segni del tempo e del chirurgo, plastico o meno che sia. E non puoi non domandarti come sarà in ufficio quest’uomo che porta con dignità un kilt di pelle nera, o la coppia nudista che sceglie un vestitino di rete, chiudendosi curiosamente nel camerino per indossarlo, come se in quella particolare operazione, in fondo intima e personale, e solo in quella, dovesse nascondersi allo sguardo altrui.

Le storie si intrecciano così come i desideri, finalmente nudi, finalmente al sole. E tu cammini leggero pensando che forse dovrebbe essere sempre così.

Indice degli articoli pubblicati

1. Cap d’Agde paradiso naturista

2. Mistero barzotto e l’emivita del Cialis

3. Vorrei invecchiare così

4. Solo per i tuoi occhi

5. Undress code

6. E’ nato prima il voyeur o l’esibizionista?

7 Commenti

  1. Isadora
    20 luglio 2011

    La Francia va di moda, quest’anno. :-)

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  2. Joshua
    27 luglio 2011

    I giudizi su Cap d’Adge sono molto difformi … forse l’unica maniera è di andarci e viverlo ognuno a modo proprio.

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  3. inachisio
    27 luglio 2011

    E’ esattamente quello che abbiamo pensato, e fatto, noi. Poi c’è da dire che è un posto talmente variegato che trovi proprio tutto e il suo contrario. Ognuno se la vive a modo suo…

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  4. joshua
    28 luglio 2011

    “Le storie si intrecciano così come i desideri, finalmente nudi, finalmente al sole. E tu cammini leggero pensando che forse dovrebbe essere sempre così.”
    Una sensazione che non tutti possono comprendere appieno, solamente provandolo si può intuire ed ogni volta è come se fosse la prima.
    Il vero mare, la vera vacanza, la vera libertà non ha bisogno di molto, tantomeno dei vestiti.

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  5. inachisio
    29 luglio 2011

    Yeees! Joshua, un grazie grande per le tue letture attente e profonde

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  6. joshua67
    10 agosto 2011

    Prego … è sempre un piacere leggerti. Ti ringrazio io per poter provare belle sensazioni. vedo anche che su parecchi aspetti ci troviamo d’accordo.

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