Il blog di Dire Fare l'Amore

Confidenze involontarie [snapshot]

Come una farfalla catturata da un retino, la mia attenzione resta imprigionata in una tua frase. Mi guardo intorno, mi sembra impossibile che nessuno l’abbia colta: hai parlato a voce alta, come si tende a fare quando si è emozionati. L’hai detta con naturalezza, come se l’avessi pronunciata non in un vagone di un treno sovraffollato e afoso ma in una camera da letto, o al tavolino defilato di un ristorante semivuoto. Ti lancio uno sguardo, aspettandomi uno «sloggia» di ritorno sotto forma di occhiata inceneritrice o di battito di ciglia incurante. Invece nemmeno lo sposti, lo sguardo, e continui nella tua risposta, talora gesticolando, altre volte aggrappandoti alle mani di lui, incrociate attraverso il tavolino dell’Eurostar. Sei come sospesa, confusa, direi quasi ubriaca della sua compagnia.

Non ho sentito la domanda che l’uomo ti ha fatto: si esprime a voce bassa, con il tono calmo di chi parla spesso in pubblico, avvicinandosi a te con il viso e sorridendo grato di questa conversazione, o della tua compagnia, o di te tout-court. Poi si appoggia nuovamente allo schienale quando sei tu a parlare. Non ho sentito dunque la domanda, ma sono sicuro di aver sentito bene te dire: «Mi metto a pancia in giù, e mi tocco… come dire… per sfregamento, anche se ho i vestiti addosso…». Poi ridi imbarazzata, o forse piuttosto emozionata, sorpresa dalla tua stessa audacia di raccontare questi particolari senza arrossire, incurante di chi ti potesse sentire – io, per esempio, anche se so che non si fa. Stai raccontando i dettagli del tuo auto-piacere e subito spieghi, illustri, aggiungi, mimeresti con le mani se il momento non te lo impedisse. E l’uomo annuisce, senza mostrarsi stupito, esibendo un interesse che potrebbe sembrare accademico ma che tale non è. Non posso non pensare per un attimo a come si possa sentire, a quali maschie fantasie stiano attraversando ora la sua mente, o se torni con il ricordo a un weekend con te ormai quasi concluso. Perché mi sembra evidente, nella mia abitudine a costruire ad altri vite probabili, che stiate tornando da una fuga, e che, giunti a Milano, raggiungerete ognuno la propria casa. Tu dalla mamma, che ti aspetta in stazione, lui certamente no, forse una famiglia o forse soltanto il suo appartamento.

Il treno si ferma, nuovi passeggeri occupano i posti liberi accanto a voi, circondando le vostre parole di un nuovo pudore. E la conversazione scivola su altri temi, apparentemente innocui: esami, concorsi, carriere. Ma se potessimo fare un gioco come si faceva da bambini e sostituire le parole con i loro sinonimi, o con anagrammi, allitterazioni, opposti e contrari, nascerebbe una conversazione simile alla prima, in cui tu, bella venticinquenne in un vestito blu corto e leggero – scelto con cura per questo viaggio o regalo di lui, non posso saperlo – intrecci stupore e desiderio nascente con un uomo di molto più anziano, vicino certo all’età della pensione; lui grato di questa intimità, tu affidata al suo carisma. E io non posso sapere, non voglio immaginare se sia un tuo ex professore, se abbiate professioni in comune o come sia avvenuto questo incontro, probabilmente per caso, come spesso avviene. Io guardo, soltanto, e bevo assetato i dettagli di un momento che dovrebbe essere solo vostro: ma non ne sono imbarazzato, nemmeno mi sento un ladro di fatti altrui. Perché so che questa vostra storia, che tu con molto realismo stai definendo ora «un’affettuosa amicizia, senza false illusioni», è più al sicuro qui, nella privacy anonima di un vagone affollato che in un cerchio di amici o nella tua famiglia, che certo disapproverebbe la differenza di età, ti metterebbe in guardia su questo pericoloso errore, cercherebbe di indurti a una ragione che forse hai già ben chiara da te. Ma che scegli di mettere per un poco da parte per qualcosa che magari in altri coetanei non trovi.

Poche file più indietro, il mio collega è seduto di fronte a due palestrati coetanei  tuoi. Lui magro e affilato ne segue i discorsi, come io sto facendo con te. I muscolosi ragazzi sono alle prese con un libro di culturismo e lamentano la lunghezza dei capitoli e l’assenza di figure. E mi sembra che questa piattezza culturale sia quasi la risposta a ciò che io sto osservando. Riguardo l’uomo con cui intrecci le mani, e gli occhi e le parole (gli stai ora, descrivendo i tuoi gusti in fatto di intimo), la sua testa calva e gli occhiali da presbite, e mi lascio di nuovo prendere dall’immaginare come abbia fatto per sedurti, ne ricostruisco dai pochi dettagli l’attenzione, la cura che ti ha riservato, come ti abbia forse fatto sentire capita, voluta, speciale. Immagino quali porte ti abbia socchiuso sul mistero del sesso, che viene dalla mente prima che dal corpo, come ti abbia portato a svelare innanzitutto a te stessa i meccanismi del tuo piacere, le frontiere del tuo desiderio.

E’ un viaggio impossibile, quello da cui state tornando. Ma io, sollevato da ogni responsabilità nei confronti di due estranei che mai rivedrò, ne voglio invece lodare la bellezza. Voglio dire l’incanto delle asimmetrie, il fascino un po’ torbido del sesso così diseguale. Mi devo frenare nel pensarvi nel letto, stanotte: le esigenze di una ragazza giovane a confronto con quelle meno impetuose ma più intriganti di un uomo maturo. Una mano sapiente che guida, una mente più fresca che regala stupore. O magari l’inverso, chè i tempi son cambiati!

Dalla vostre parole che colgo a tratti, come una telefonata nei pezzi con le gallerie, capisco che tutto per voi è nuovo, che questo parlare è un modo di prendere misure, di stabilire confini per poi superarli. Lasciamo alla mamma, che ha appena chiamato e che ti aspetta in stazione, di ascoltare la storia rassicurante che avrai preparato per lei. Io mi gusto la verità di queste involontarie confidenze, che ho accolto anche io con enorme gratitudine.  E’ energia nascente, e come tale la amo e non mi voglio privare del piacere di poterla raccontare.

Volto  nuovamente la testa a vedere i tuoi coetanei culturisti, e il mio collega allibito. No, non farei cambio né con lui né con loro.

 

6 Commenti

  1. Giulia Trapuzzano
    21 giugno 2011

    Un viaggio splendido.

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  2. joshua
    28 giugno 2011

    Ladro !!! Bellissimo rubare momenti così intimi, intensi e veri.

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  3. chiara
    28 giugno 2011

    Un viaggio nel viaggio…

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  4. inachisio
    28 giugno 2011

    Esatto, per tutti e tre i commenti.

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  5. Max
    29 giugno 2011

    Beh è un onore essere citato in un tuo racconto! (In effetto c’ero proprio dentro).

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  6. laura
    12 luglio 2011

    E’ un pensiero che ho fatto spesso leggendoti : da dove nasce questa tua sensualità così fresca e serena ? Così capace di ascolto attento, curioso e mai morboso? Ho immaginato una donna sorridente, sensuale, solare e ho immaginato un te che la guardi incantato, rapito. Ho immaginato una scena ripetuta più volte, direi quasi quotidiana, in contesti diversi ma con una luce sempre piacevole. E’ solo una fantasia ma quando ti leggo, ogni volta, mi piace accarezzarla così.
    E’ sempre un grande piacere leggerti Inachis -Io

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