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Il volo di Zagreb [recensione]


Il dove è evidentemente la Croazia. Il quando è una settimana qualsiasi seppellita negli anni dal 1991 al ’95, durante la guerra della ex-Jugoslavia. Ma in questo Zagreb, primo romanzo di Arturo Robertazzi, i contorni sono volutamente sfocati, i riferimenti solo accennati. È come se l’autore sfrondasse tutto ciò che non è indispensabile, per focalizzare l’attenzione sulle dinamiche della guerra (di ogni guerra, e forse anche per questo, se non fosse per l’indizio di Zagreb, potremmo essere ovunque) e sulle relazioni interpersonali di un disperato manipolo di uomini posto a guardia di una fabbrica abbandonata (la Base) diventata lager per civili prigionieri.
La guerra ha ormai fatto irruzione nella pace e ha preso il comando di valori e scelte. Diviso il mondo di prima in noi e loro, in pronomi in «tondo» che diventano «corsivi». Ha disumanizzato uomini con una vita, degli affetti, dei progetti alle spalle, ora spogliati del loro nome e divenuti il Comandante, il Cane, la Guardia.
E questa è la storia, almeno quello che voglio raccontarvi, il resto è meglio leggerlo.
Lato scrittura, ho amato moltissimo l’essenzialità del linguaggio, la capacità di omettere anziché aggiungere, l’intreccio costruito con cura e maturità, nel quale ogni particolare è funzionale a uno sviluppo o a una caratterizzazione. Cinque stelle.

Aggiungo anche una riflessione che abitualmente non farebbe parte di una recensione, ma che forse in questi tempi dovrebbe essere inclusa: Arturo (@ArtNite su twitter, ha coinvolto i suoi lettori e amici di social-network fin dall’inizio, nelle diverse fasi della scrittura, nell’attesa della pubblicazione. Lo ha fatto con umorismo e intelligenza, in modo non autoreferenziale ma partecipativo. In molti ci siamo ritrovati allo stand dell’editore Aìsara al Salone del Libro di Torino, il giorno del lancio. Ci siamo twittati le prime impressioni, abbiamo acquistato copie su commissione per gli assenti, sono nate amicizie. Anche questo è il libro.

Come lo è l’avventura della grintosa banda di ragazze di Aìsara, una casa editrice seria e coraggiosa, che pubblica esordienti in un mercato non facile. Lo fa bene, con cura dei dettagli: il libro rivela a un occhio attento (il mio, in questo, lo è perché faccio il loro stesso lavoro) la presenza di una editor capace di aiutare il testo senza sopraffare l’autore, di una redazione vigile e di una grafica ben fatta.

Leggere Zagreb è stata un’avventura corale, partecipata, un volo.

Arturo Robertazzi
Zagreb
aìsara
120 pp. – 14 euro

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