Il blog di Dire Fare l'Amore

Vagina [Estrogeni]

Alfabeto Sexy di Inachis Io – “M”

Ti giri su un fianco ascoltando il tuo stesso respiro, increspato come un mare d’estate. O come un lago, quando improvvisa si leva la brezza. Sei attenta al tuo corpo e sai riconoscerne segnali e parole, anche bisbigliate nel buio.
Ti dici che il cuore ha fatto un battito in più. Tu-tu-tum. Tum. Un passo fuori tempo. Un gradino inciampato sulla scala dove correvi da bambina. Ginocchia sbucciate.
E poi un battito in meno. Perde un tum, lo recupera. Giocavi a “mondo” da bambina e c’era un passo in cui si saltava una casella. Come adesso.

Una lama di luce dal bagno riporta l’eco di uno scroscio di doccia. Ti chiedi chi sia, l’uomo che si sta ora lavando. Sta già sfumando nel ricordo, e molti dettagli svaniscono nel vapore che filtra attraverso la porta. Ricordi le gambe, muscolose, tornite. Ricordi il sorriso, un poco impostato, perfetto eppure scontato. Eppure non sapresti dire com’era il suo cazzo. Ridi, pensando alla fierezza con la quale l’aveva squadernato davanti ai tuoi occhi, fintamente stupiti. Uomini cazzocentrici. È davvero inevitabile essere così? È genetico?

Tum. Il cuore ancora richiede attenzione. Lo ascolti e il suo ritmo si placa, come un lattante che riceve la tetta. Altre sensazioni si irradiano circolari dall’interno di te. La pancia è calore.
Epicentro di intuizioni più che di piacere, la vagina è gonfia, calda, scomposta. La immagini in disordine come la tua camera di adolescente.
Confusa nei suoi sentimenti.
Appagata, ma vuota.
Bagnata, ma arida.
Ti parla di un sesso un po’ alcolico, concesso prima di tutto a te stessa, più che all’uomo che crede di averti conquistata. Ti dice di un piacere necessario eppure inutile. Preso ma non donato. Lungo le labbra, un rivolo si raffredda e ti chiedi perché gli hai detto “vai prima tu in doccia”. Forse per mandarlo lontano, per restare da sola con te.
Ma ora ti pesa questo lenzuolo così stropicciato, la forma di un corpo premuto sul materasso, l’esplosione di vestiti a corona del letto, la macchia qui al centro di un piacere già freddo.
Ti infastidisce un corpo da amante con un cuore da moglie.

Sei dopo e vorresti essere prima. Tornare a quel bacio contro la porta di una casa che ignori. A un “andiamo?” prevedibile gettato nel vento dopo una notte di disco a lubrificare i movimenti e un cocktail con l’oliva a lubrificare le parole. A una mano che fruga i vestiti, cercando insolente un clitoride fin troppo disposto che faceva capolino da una vagina un po’ meno convinta.
Nulla di più, nulla di meno. Senza ingenuità hai obbedito al clitoride ignorando i sommessi silenzi delle tue profondità.
E ora, nel buio che ti avvolge, lei riprende il comando. Ti impone la sua natura, così vicina alla tua. Di corpo nascosto dove il mare è più profondo. Insondabile, protetto, chiuso alle attenzioni più superficiali. Ma capace di aprirsi, di inglobare, di accogliere quando davvero quel vuoto trova una forma che corrisponda.
Estrogeni e umore.
Buio e calore.
Sorriso e bacio. Alla francese.

Ti scivola, una mano, lungo la pancia. Si appoggia lieve sul monte di Venere, ne segue la curva fino alla prima peluria. Ti fermi, in silenzio. Le dita ascoltano la pelle. Confortano. Intrecciano un dialogo con quel sesso sopito. È lei che la chiama per dirle qualcosa.
Speri che l’uomo si lavi più a lungo. Che ancora non si apra la porta. Non esca a cercarti con l’asciugamano stupidamente a coprire un sesso assopito, che il maschio considera sconfitto.

Lasci la mano dialogare con lei. Sono amiche sincere, che non si nascondono nulla.
Non c’è rimprovero, per questa avventura. Nemmeno delusione.
Due amiche fedeli si fan compagnia lungo un tortuoso sentiero, più volte esplorato.
Due amiche che sole conoscono i profondi segreti.
Che possono dire senza arrossire quella parola che con tanto imbarazzo e con altrettanta paura vorrebbero un giorno dire ad un uomo:
“Mi fido di te”.

 

14 Commenti

  1. Maria
    27 gennaio 2011

    mi piace la fine… Mi fido di te

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  2. RossaNaturale
    27 gennaio 2011

    Sei un poeta :-)

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  3. Meravigliosalice
    27 gennaio 2011

    Ah però ! (applauso!)

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  4. Elena
    27 gennaio 2011

    Emozionata fino a sentire un nodo in gola. Ogni volta nei tuoi racconti leggo qualcosa di me.

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  5. V.
    27 gennaio 2011

    ..eppure non sei una donna!
    (:

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  6. laura
    27 gennaio 2011

    Proprio bello, Inachis-io, complimenti

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  7. marcy
    28 gennaio 2011

    Bello e grazie di scrivere ancora come sempre sai fare ..

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  8. Joshua
    29 aprile 2011

    Il commento che avrei voluto scrivere sarebbe stato : ” eppure non sei una donna !” Sono arrivato per secondo.
    Complimenti.

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  9. Sukiauki
    13 novembre 2011

    dopo leggere questo bellissimo e profondo racconto mi é venuto il nome di un famoso cantautore brasiliano conosciuto pure in Italia, parlo di Chico Buarque de Holanda, che come pocchi ha saputo tradurre l’anima feminile… Tu pure lo hai fatto e con maestria..bravo e ancora una volta: complimenti.

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  10. MagdalaDi
    13 novembre 2011

    Eppure non sapresti dire com’era il suo cazzo….
    Arriva davati algi occhi e penetra dentro come uno schiaffo.
    Bravissimo!

    Rispondi
  11. MagdalaDi
    13 novembre 2011

    Eppure non sapresti dire com’era il suo cazzo….
    Arriva davanti agli occhi e penetra dentro come uno schiaffo.
    Bravissimo!

    Rispondi
  12. Cri
    12 agosto 2014

    Sto leggendo i tuoi racconti, uno alla volta la sera prima di addormentarmi, ma non tutte le sere; solo quando mi sento pronta per qualcosa di speciale. Come se avessi a disposizione un sacchettino pieno di “caramelle da mille gusti piú uno” e non volessi finirle tutte per non sprecarne la sorpresa e l’incanto.

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