Il blog di Dire Fare l'Amore

Nelly Arcan, Putain [recensione]

Vi rivelo subito il finale: Nelly Arcan, la più bella e famosa escort di Toronto, è morta suicida nel settembre del 2009 a soli 34 anni. E lo sai, che lei è morta, quando leggi questo Putain (2001), che nel frontespizio riporta “romanzo”, ma che sai benissimo che romanzo non è. Che è la storia vera di una ragazza troppo bella e troppo ferita che diceva di se stessa «sono una escort per chi vuole credere che non sia una puttana». E non puoi non pensarci, quando lo leggi, che già in queste pagine di otto anni prima c’era dentro tutto: l’amore e la morte, lo schifo e l’attrazione, i soldi e il vuoto che i soldi non riempiono, la tentazione di farla finita. Le figure del padre e della madre sempre aleggianti come fantasmi incatenati alla sua mente. E allora capisci questa prosa travolgente, i lunghi periodi inframmezzati da virgole come sospiri, come gemiti di un coito. Un libro lucido, amaro, che descrive gli atti sessuali sotto una luce fredda e cruda e i sentimenti al contrario con rara poesia.

Nelly è una puttana seriale: sei, sette, otto clienti al giorno in un appartamento affittato dall’agenzia (una cosa che forse in Canada si fa, ma che qui temo sarebbe vagamente illegale). Non risparmia loro un giudizio tagliente, a questi manager sempre impegnati a presiedere riunioni, a questi mariti, padri, uomini che la cercano senza sosta. Che la usano e che ne sono usati. E se penso ad altre vicende che conosco, ad alcuni blog che seguo, trovo in questi una leggerezza, una vitalità, soprattutto la sensazione di una “scelta” (non facile ma in qualche modo libera), che non ho trovato in Nelly, dove invece prevale il senso di un’ineluttabile fine, di una vita che rotola lungo un pendio e che non può più fermarsi. O forse sì, perché la sua vita ha smesso di rotolare il 24 settembre 2009, appesa a una corda, subito dopo aver terminato il suo terzo “romanzo” Paradis, Clef en main.

Il libro è disponibile solo in francese, anche se mi parrebbe una buona idea che qualche editore lo pubblicasse in Italia. L’ho acquistato su internet e l’ho letto in una sera. Così, ho pensato che sarebbe stato utile offrire diversi passaggi (da me tradotti) per far ascoltare anche a chi non leggerà il “romanzo” la voce di questa ragazza.

Il cagnolino

«Quando scopo è come se fossi un cagnolino, un cagnolino obbediente che fissa un muro sporco mentre là dietro si uniscono due organi, due sessi al di fuori del corpo, come se non avessero nulla a che fare con una volontà umana, con me, con la mia testa che si tiene il più lontano possibile da questo incontro che non mi riguarda, o almeno non direttamente; non sono io ad essere presa e nemmeno la mia fessura, ma l’idea che ci si fa di cosa sia una donna, l’idea che ci si fa del sesso di una donna…» pag. 45

La vita che scorre intorno

«E questi tremila uomini che spariscono dietro una porta ignorano tutto ciò che ho dovuto costruire per esorcizzare la loro presenza, per non tenere di loro altro che i loro soldi, non sanno nulla del mio odio perché nemmeno lo sospettano, perché hanno degli appetiti ed tutto ciò che gli importa [...] e a volte quando sono sola resto stesa sul letto ad ascoltare il rumore della vita che si anima nel palazzo, delle pentole che cozzano nella cucina del vicino, degli scarichi di wc che provengono da un luogo indeterminato, da qualche parte in basso a sinistra, ascolto il traffico e i clacson sul viale prendendo coscienza che non è possibile che non mi si senta, la voce di una donna che gode può attraversare tutti i muri, arrivare fino al pian terreno, la mia voce deve arrivare fino in strada per perdersi nella cacofonia urbana, per morire tra due clacson». Pag. 65

Il desiderio

«Voi non potete sapere, a meno che non siate puttana o cliente, cosa del resto probabile, non potete immaginare cosa sia trovarsi davanti un desiderio che cerca il vostro, quando voi non ne avete, ossia, non ne avete più perché è esaurito, il clitoride come una scheggia sotto l’insistere delle carezze, la tirannia del piacere che si vuol dare e che rifiuta di pensare che è troppo, che è inutile aggiungerne, che si può impazzire per aver visto ripetersi troppe volte uno stesso gesto, il supplizio di una goccia d’acqua che scava il cranio, non potete sapere cosa voglia dire tutti questi uomini che non vogliono pensare che ci sia un limite a ciò che una donna può dare o ricevere, che restano sordi al fatto che lei abbia un limite, che possa anche non aver nulla da ricevere e da dare, non vogliono sapere ciò che io vorrei tanto sapessero: che non c’è nulla che io voglia da loro, o così poco, i soldi dopotutto, e tentano di dimenticare che il desiderio è qualcosa in più delle dimensioni del loro cazzo, è qualcosa in più di succhiare succhiare succhiare all’infinito, non vogliono capire che occorre tempo perché nasca il desiderio, o almeno più tempo di quanto ne occorre a togliere i soldi dal portafogli…». Pag. 48

Vostra figlia

«E che pensano i miei clienti di tutto ciò, di mia madre e della loro moglie, di me e della loro figlia, del fatto che muore la loro moglie e che scopano la loro figlia, ebbene, che pensate che pensino, niente, temo, perché sono troppo pieni di riunioni da presiedere al di fuori delle quali non pensano ad altro che a farselo tirare, e quando mi confidano con l’aria triste che non vorrebbero che loro figlia facesse questo mestiere, che mai desidererebbero che fosse una puttana, perché non c’è da andarne fieri, direbbero se non tacessero in tempo, bisognerebbe strappargli gli occhi, rompergli le ossa come potrebbero rompere le mie da un momento all’altro, ma chi credete che sia io, sono la figlia di un padre come qualunque padre, e che ci fate in questa stanza a gettarmi sperma sul viso quando non vorreste che vostra figlia ne riceva a sua volta…». Pag. 108

I veri perversi

«Da quando sono puttana lo sono anche tutte le mie amiche, o lo erano già o lo sono diventate, è contagioso puttanare, avere soldi finché lo si vuole, spenderne fino a sfinirsi, avere come solo impegno quello di chinarsi su un cazzo e aprire le gambe […], e quando siamo tra di noi non c’è nulla che non si possa dire per drammatizzare ancor di più la nostra situazione, e del resto non parliamo che di questo, della giustificazione che ci si dà dell’essere puttana davanti agli altri e, quando si tratta di clienti non c’è nulla che non rendiamo pubblico, le loro manie, le loro mance, il loro modo di sbavare e di solleticarvi l’interno della coscia con la lingua, la loro sicurezza di essere grandi e forti, di avere tutto per piacere a una donna, la loro idea fissa di voler dare piacere tanto quanto ne ricevono, e ci domandiamo se occorre essere perversi per pagare la donna che scopi o se i perversi non sono al contrario quella minoranza che sa sedurre la propria preda, che hanno carisma e capacità di ragionamento, che non hanno bisogno di pagare una donna per godere della sua compagnia». Pag. 147

E qui, infine, un omaggio video

12 Commenti

  1. Giulia
    17 ottobre 2010

    Che libro dannatamente bello che dev’essere…

    Rispondi
  2. belladigiorno
    17 ottobre 2010

    Triste, triste, triste….
    Per me era una masochista.
    Se un giorno dovessi sentirmi come lei (e spero mai)
    non ci metterei un secondo per cercarmi un lavoro, e non importa quale,
    o partire come volontaria in Africa!!!
    Non si puo permettere a se stessi si sentirsi così.
    Non mi piace il modo in cui giudica gli uomini che vanno con lei.
    E’ lei che si offre, è lì per fare quello che ha scelto.
    La giustificherei se fosse una ragazza sfruttata, costretta a prostituirsi.
    Un motivo in più per capire il suo gesto insano.
    Come poteva continuare a vivere in quel modo?

    Vorrei leggerlo.

    Rispondi
  3. lamangrovia
    17 ottobre 2010

    Che libro dannatamente bello che dev'essere…

    Rispondi
  4. belladigiornopercaso
    17 ottobre 2010

    Triste, triste, triste….Per me era una masochista.Se un giorno dovessi sentirmi come lei (e spero mai)non ci metterei un secondo per cercarmi un lavoro, e non importa quale,o partire come volontaria in Africa!!!Non si puo permettere a se stessi si sentirsi così.Non mi piace il modo in cui giudica gli uomini che vanno con lei.E' lei che si offre, è lì per fare quello che ha scelto.La giustificherei se fosse una ragazza sfruttata, costretta a prostituirsi.Un motivo in più per capire il suo gesto insano.Come poteva continuare a vivere in quel modo?
    Vorrei leggerlo.

    Rispondi
  5. Grazia
    17 ottobre 2010

    Lo leggerò! Appare così intenso che non si può non leggerlo…
    Studiandone i passi, dopo la tua recensione, mi sono chiesta se un uomo abituato ad usufruire di tali servizi, rimarrebbe stranito dalla lettura. Premesso che non giudico la prostituzione, ognuno è libero di fare ciò che vuole per me, mi chiedo se sapere cosa pensa la prostituta, condizionerebbe il cliente abituale. Capisco da altri commenti che non tutte le prostitute vivono la loro attività così negativamente, ma credo che, per quanto liberamente sia svolta l'attività, possano esistere condizionamenti mentali dai quali sia difficile poi liberarsi.
    Grazie Inachis!!

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  6. belladigiornopercaso
    17 ottobre 2010

    I condizionamenti mentali li hanno tutti, purtroppo, anche chi non fa la prostituta, anzi ti dirò di più, forse ce ne hanno di meno loro.

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  7. Grazia
    17 ottobre 2010

    Questa tua frase, scusami, non insegna nulla a nessuno. Non so se sai chi sono Pavlov e colleghi a venire: loro possono insegnarci qualcosa sul condizionamento. Quello è il condizionamento a cui mi riferivo.
    Quello che intendevo è che probabilmente quella che tu definisci "masochista" era una giovane donna che per aspetti diversi non riusciva ad interrompere un percorso mentale dovuto ad un sacco di rinforzi. E rinforzo non è un termine casuale.
    Brava tu che riuscirai sicuramente a preservartene.
    Io ancora non ho letto questo libro ma lo farò presto per capire.

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  8. Laura
    17 ottobre 2010

    "tentano di dimenticare che il desiderio è qualcosa in più delle dimensioni del loro cazzo, è qualcosa in più di succhiare succhiare" una frase che fa riflettere indipendentemente dalla mercificazione del sesso, purtroppo.
    Grazie Marco, per questa traduzione e per la bella recensione.

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  9. monachella
    5 novembre 2010

    ho scoperto questo libro grazie ad uno di michela marzano….. e come sempre quello che cerco io in italiano non esiste….lo potrei predere in inglese però

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    • inachis_io
      9 novembre 2010

      Anche io ci sono arrivato dalla Marzano. Sì, in inglese esiste. Leggilo e poi dimmi come lo hai trovato

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  10. gimmy
    17 agosto 2013

    sto leggendo “Folle” tradotto in italiano x fortuna..Dico per fortuna perchè fortunatamente l’ho scovato in libreria e fortunatamente ho avuto quindi la possibilità di leggere un libro scritto meravigliosamente .Mi sono affezionata a quest’autrice,e mi auguro nel frattempo abbiano tradotto anche Putain..da donna io ritengo ogni giudizio o critica o presupposizione di quello che una persona dovrebbe,potrebbe o non dovrebbe fare una forma di presunzione.Siamo tutti migliori di fronte alle puttane,tutti migliori di fronte a tutti,tutti capaci di fare diversamente.Puo’ darsi,come puo’ darsi di no,ma la seconda opzione non viene mai in mente a nessuno.Ci si dovrebbe trovare nelle stesse situazioni,nel medesimo posto,alle stesse condizioni psicologiche e sociali,avendo avuto gli stessi incontri ,le stesse delusioni,stessi genitori ,traumi o esperienze.e neanche in questo caso potremmo giudicare,perchè ognuno reagisce alla vita in modo diverso.Ma non giudico chi giudica, dico solo che mettere su carta tanta intimità e dolore,e tutto quello che questa donna ha imparato a conoscere degli uomini,esseri fragili ,sordi ,concentrati su se stessi al punto di non accorgersi del resto,sono semplicemente un dono.noi fidanzate,mogli,compagne,li conosciamo in un verso,ma alle puttane riservano un loro lato intimo,a volte infantile ,egoista o meccanico, a noi spesso sconosciuto.Nello stesso tempo c’è una privazione d’amore profonda e la consapevolezza di una morte imminente,di un destino che non si realizzera’ mai.Io credo che gli uomini attraverso il sesso e la sua sensibilità,li abbia conosciuti molto profondamente,e credo che che qualunque persona parli di se,delle sue sensazioni,delle sue ossessioni,dei suoi dolori,o delle sue esperienze ,faccia un dono di se’ e uno dovrebbe poterlo accettare o rifiutare,ma mai giudicare.Tanto piu’ che dal suo scrivere ,provo a ipotizzare,cercasse ben poco per se stessa,come fanno tanti,che lo fanno x liberarsi..lei sapeva che sarebbe morta,quindi non credo contemplasse l’ipotesi di star meglio facendolo,non credo fosse terapeutico.I suoi libri li considero un dono,l’esperienza di un’altra persona,qualcosa che non ho vissuto,e che all’autore non ha dato piu’ giovamento di quanto ne abbia dato ai suoi lettori,dal momento che oltre ai contenuti se ne apprezza una scrittura perfetta e una poesia senza pari, pertanto ringrazio..e mi dispiace dal piu’ profondo del cuore che sia morta,perchè avrei voluto conoscere una donna tanto geniale e sensibile,che ci ha fatto dono di sè come non ha mai fatto con gli uomini e degli uomini come non li conoscevamo affatto.

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    • inachisio
      18 agosto 2013

      Condivido molto questo tuo punto di vista, e le parole che hai usato: non giudicare, conoscenza, dono.
      Leggerò sicuramente Folle. Grazie

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