Il blog di Dire Fare l'Amore

Il parere di un uomo

Nello scorso post ho ri-sollevato il tema del maschilismo. Ricevo ora questa lettera da un uomo, quasi mio coetaneo, che mi sembra interessante proporre qui per arricchire il dibattito. Non è una lettera accomodante né buonista. E questo mi sembra importante.

Quarantasei anni, tre figli. In casa cucino sempre io, faccio la spesa faccio il bucato, so stirare meglio, condivido i turni a lavare i pavimenti. Sul lavoro prendo in laboratorio quasi solo donne, non per scelta, è che seleziono il merito. Non sono un’eccezione, conosco un monte di persone così. Ovvio, sono intriso di certa cultura maschilista con cui sono cresciuto, grondo di pregiudizi di cui neppure mi rendo conto, ma rispetto alla generazione di mio padre ho compiuto un percorso di emancipazione enorme, insieme a una miriade di maschietti come me. In silenzio, senza uno straccio di inchiesta o di
saggio sociologico a celebrarci, ci siamo impadroniti di una paternità consapevole e partecipata, abbiamo imparato un modo diverso di stare nella coppia, abbiamo persino imparato ad ascoltare gli amici, che non salutiamo con una stretta di mano virile ma con baci e abbracci.
Abbiamo imparato a commuoverci e a piangere, abbiamo imparato a parlare di noi stessi. Abbiamo imparato ad ascoltare noi stessi e i nostri errori, come hai fatto tu con il tuo post.
Fuori da ogni logica di guerra dei sessi, non ti sembra invece che le nostre coetanee, mogli, amanti, fidanzate, amiche, abbiano smarrito molta della strada percorsa dalle loro mamme e nonne, dalle suffragette in poi? Impazzano modelli femminili impresentabili, la donna è oggettivizzata come non mai e le nostre quarantenni si affannano quasi tutte all’inseguimento. Sii bella e stai zitta.
Appunto. Zitte, collettivamente zitte, di fronte alle veline, al mito dell’eterna giovinezza, alla legge sulla fecondazione assistita, alla condizione delle donne nel mondo, ad ogni stupro, reale o morale. Dov’è finito il soggetto sociale e politico che negli anni 70 e 80 ha dettato l’agenda della discussione in parlamento e in famiglia e indotto così tanti e radicali cambiamenti? Nei jeans a vita bassa con perizoma a vista? Sei sicuro che il primo problema sia il mio eventuale sguardo lubrico?
Io sono sempre disposto, con i miei evidenti limiti, a cercare di migliorare, ma non posso far finta di non vedere le donne della mia generazione che hanno, secondo me, fatto cruciali passi indietro sulla strada della loro piena emancipazione da stereotipi sociali, professionali, etici e estetici maschilisti. E se arretrano loro arretra la società, cioè arretriamo tutti.
Mala tempora currunt.

6 Commenti

  1. daniela
    30 luglio 2010

    è una lettera bellissima e giusta di cui vorrei parlare a lungo con le altre donne che come me hanno imparato a fare le capriole all'indietro, a lavorare come i maschi tra i maschi faticando per rimanere femmine e donne e madri e…con l'affanno ogni sera si domandano se tutto questo, così fatto, è davvero una conquista! E parlarne con gli uomini che vogliono che tu sia tutto questo compagna, moglie, amante, amica, mamma, trioia, bimba etc… però abbastanza fragile da proteggere senno non si sentono abbastanza uomini ma non troppo che poi rompi i coglioni o non m'intrighi…che confusione, amici! abbiamo bisogno di aiuto!

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    • inachis_io
      30 luglio 2010

      Grazie di una risposta così bella e emozionante… Mi sembra di rivedere anche molte donne che conosco, così in equilibrio tra mille ruoli, eppure unitarie!
      Colgo l'invito finale "aiutoooo", che vale anche per me

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  2. Miky
    21 agosto 2010

    Io sono in aperta crisi. E non lo nascondo: ho la sensazione che in qualunque modo io mi muova, sbaglio comunque.
    Se cerchi di essere accomodante, femminile e dolce, non va bene perchè sembri una che cerca protezione e chi gli tolga le castagne dal fuoco.
    Se però ti fai vedere forte, indipendente, ecc…o ti ritrovi qualcuno che cerca la mamma o, colmo dei colmi, l'altro si sente spaventato o autorizzato a trattarti come gli pare, tanto sei forte…
    In ogni caso, quando si tratta di costruire qualcosa, i più si danno alla fuga.
    C'è anche da dire, che chi glielo fa fare di faticare per costruire qualcosa, quando a casa hanno chi gli lava le mutande e gli fa fare il porco comodo?
    Chiamali scemi…

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    • inachis_io
      27 agosto 2010

      Mi spiace rispondere così in ritardo a un commento così bello e sincero. Capisco la crisi. Ho scritto questo post proprio per riflettere su come, anche involontariamente, o anche magari per comodità, noi uomini non riusciamo ancora a liberarci da alcuni stereotipi maschilisti.

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  3. Pamela
    29 agosto 2010

    gli uomini, quelli che amano le donne, non per convenzione ma per convinzione sono così tanto uomini da riuscire a non dover vestire il ruolo dell’emancipato vivendola come una cosa che ha del sopranaturale, siamo sicuri di aver bisogno ancora di appartenere a una categoria distinta?Io che la parità dei sessi non l’ho mai ne voluta ne s bandierata di certo non mi sento meno donna se sono io a portare i sacchetti della spesa, così come non penso che un uomo venga castrato nella sua virilita’ se si occupa di faccende domestiche… È semplicemente una questione di intelligenza,e di buon senso e temo sia questo quello che stiamo perdendo! Uomini e donne nessuno escluso…

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  4. inachis_io
    29 agosto 2010

    Credo che sia in gioco anche la capacità di essere semplicemente se stessi, senza farsi imprigionare troppo dai ruoli e dai costumi della società. Grazie di questo contributo, appunto, intelligente!

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