La mia lingua
La mia lingua è una penna che scrive i tuoi brividi sulla pelle con inchiostro di saliva. Scivola leggera, inciampa in una piega, testarda la esplora, allargandola, divaricandola, poi riprende il suo alfabeto che solo io e te, in questo momento, conosciamo. Grafia segreta in cui ogni ricciolo, ogni asta, ogni curva è in grado di regalare un’emozione. Sintassi lenta, sussurrata, atavica, primitiva, sprovvista di una grammatica eppure dotata di regole.
La mia lingua è pennello, dalle setole morbide: disegna all’interno delle tue cosce l’opera di un artista cieco, che si muove sicuro ma leggero seguendo l’istinto e l’odorato. Riconosce il tuo umore dalla sua fragranza, lo segue, lo cerca, lo assaggia e, con quello, ricaricato il pennello di un nuovo colore, ancora dipinge, imprimendo tratti sempre più marcati sulla tela, formando un quadro che solo poco alla volta svela il suo disegno.
La mia lingua è il filo che Arianna dona al suo Teseo per guidarlo nel labirinto di un corpo steso e offerto ma non per questo accessibile e pronto, e che l’eroe paziente segue riavvolgendolo con cura.

















Ma che bello.
Soffice e piacevole…