Parquet [outcipit]
Avete presenti gli incipit? Certo, li conoscono tutti. Ma Inachis ha inventato gli outcipit, storie fatte di solo finale. Il resto, immaginatelo voi…
E non si resta abbracciati. Pronti ci si leva dal legno, raccogliendo sparsi i vestiti, lanciati poco fa nella foga sui listoni di rovere a correre, senza curarsi d’altro se non della fame che ci invadeva.
Ora, sazi, si ride delle sagome lucide sul pavimento, a cui la luce che entra dalla finestra dà nome di corpi, di bolli di ginocchia, di alberi di mani. E già si pregusta il dolore dei muscoli, domani, per le posizioni a cui non siamo più abituati.
Come sembrano scontate, ora, le lenzuola, i divani e le poltrone su cui in altri tempi abbiamo fatto l’amore, barattando passioni con abitudini.
Questa casa vuota, che risuona solo di noi, è alcova, motel, infratto proibito. Auto nel vicolo, sottoscala abbandonato, amore di gioventù. Il suo eco innaturale restituisce la voglia di cercarsi e di possedersi.
Siamo noi questi muri che ancora non conoscono la calce dell’imbianchino, il parquet da poco lamato, con il suo odore pungente di vernice, i tubi e i fili che si affacciano timidi e incompleti dal muro.
Verranno poi gli operai del trasloco e la casa prenderà forma di famiglia.
Ma per ora, fosse anche un giorno solo, questo nulla è tutto nostro.















Touchè.
Buon trasloco
Ancora una volta mi hai dato emozioni. Ancora una volta poche parole hanno dato senso ai miei pensieri confusi. Amo leggerti. Lo sai. E attendo con ansia la tua collaborazione.
Un abbraccio.
Luna
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