Strip poker [sveltina]
Da tanto non viaggiavo in treno e da tanto non scrivevo, in treno. Ecco ora una nuova “sveltina”.
Inachis
STRIP POKER
Le commesse dei negozi di intimo hanno un occhio particolare per i clienti uomini non accompagnati da una donna. Una specie di radar sospettoso che ti individua all’ingresso, ti guida magneticamente fino al bancone e ti sottopone alla fatidica domanda, sul modello dell’Immigration degli Stati Uniti: “Come posso aiutarla?”.
Dove in quell’aiutarla è sottinteso nel migliore dei casi che non sapresti mai compare un reggiseno senza sbagliare taglia e coppa, nel peggiore che sei un maniaco seriale introdottosi allo scopo di sequestrare qualche ragazza in mutande.
Così, infatti, fa spietatamente anche questa ragazzina di Intimissimi, assunta con contratto a termine dopo un corso di una settimana. La fisso convinto, con lo sguardo del progettista di perizomi venuto per un controllo. Lei sorride, lievemente a disagio perché sfuggo al suo schema mentale. Immagino che sia troppo giovane o che non abbia ancora un fidanzato che le regala completini.
Che poi, tralaltro – e qui la cosa si fa più difficile -, a me non interessa nulla della merce esposta.
A me interessi tu, e questo complica in effetti le mie mosse.
Tu, che in questo momento sei seminuda dietro una delle tre tende tirate dei camerini.
Tu, che mi stai aspettando, leggermente agitata e più che leggermente eccitata.
Tu, che hai accettato subito con entusiasmo questo gioco, di provare per me un capo sexy, come se io fossi uno sconosciuto capitato per caso in negozio.
Devo pensare rapidamente, la domanda della commessa plana ancora nell’aria come una foglia morta d’autunno: “Come posso aiutarla? Desiderava qualcosa in particolare?”. Tradotto: “Ha una pallida idea di cosa piace alla sua donna o prenderà la cosa più banale ma costosa per non fare figure?”.
Analizzo mentalmente alcune possibili risposte: di chiederle di sbirciare nei camerini non se ne parla; provare io un completo da donna, fattibile ma troppo ambiguo; cerco con lo sguardo boxer da uomo ma capisco subito che è poco probabile domandare di misurarli…
Arriva in mio soccorso una voce da dietro una tenda: “Signorina? Può venire un attimo?”.
Dalla cabina di mezzo spunta un braccio cicciotto: “Posso provare una taglia in più?”, e porge un reggiseno di pizzo bianco spaventosamente sovradimensionato. Questo esclude già uno dei tre camerini, e intanto proprio in quel momento una ragazza esce da quello di sinistra con una mezza dozzina di capi in mano. Avrà quindici anni e penso subito che, quando li avevamo noi quindici anni, le ragazze non indossavano certo un intimo così provocante. Purtroppo o per fortuna?
Se non altro, ho individuato dove sei.
Approfitto della distrazione della commessa intenta a cercare un’alternativa più capace per la generosa cliente e mi affianco con aria indifferente alla tenda. Fortunatamente poco lontano c’è un espositore di tanga, posso sempre fare finta di guardarli.
Vedo che hai astutamente chiuso perfettamente la stoffa: non vuoi rendermi il gioco facile, e apprezzo questa tua abilità a rilanciare la mano successiva dello strano poker che stiamo giocando. Sbircio in quei venti centimetri di spazio tra l’orlo e il pavimento e vedo due piedi nudi con le unghie curate e laccate. Mi eccito alla vista e capisco per un attimo i feticisti dei quali finora mi erano risultate oscure le preferenze per le estremità in luogo di più promettenti aree centrali.
Una gamba si solleva e la vedo sfilare una brasiliana impalpabile.
Sono presissimo dal gioco e mi avvicino a portata di orecchio.
“Lei non mi conosce, signorina, ma devo dirle che i suoi piedi hanno un fascino indiscutibile”, ti sussurro calandomi perfettamente nella parte.
“Grazie”, rispondi timida. Sei un’attrice nata e sono sempre più eccitato. Abbiamo avuto una grande idea a darci appuntamento così. Un modo per scoprirci gradualmente invece di finire subito a letto.
Rincaro: “Per non parlare della brasiliana, molto fine…”.
Un attimo di silenzio, poi la tua mano spunta dalla tenda tenendo un capo leggerissimo tra pollice e indice.
Deglutisco e lo afferro, resistendo alla tentazione di portarmelo al viso e di affondarci il naso dentro.
Con quella preziosa reliquia ancora saldamente in mio possesso, mi sporgo nuovamente verso la cortina che ci separa.
“E ora, cosa indossi? Mi piacerebbe guardarti…”.
Ancora un attimo di silenzio, poi rispondi incerta: “Un completo verde, di seta e pizzo”.
Mi sembra di vederti arrossire, ma anche io, esposto allo sguardo di tutto il negozio, mi imporporo e sento il cuore accelerare.
“Eh, no…”, rispondi poco convinta ma allegra.
Capisco che non vuoi metterti in buca da sola e che hai alzato l’asticella.
Anche la mia, peraltro, ha avuto lo stesso effetto.
“Senti”, ti mormoro in un fiato. “Avrei una proposta”.
“Sentiamo”.
“Adesso controllo che nessuno mi veda e entro nel camerino. Non ce la faccio più: devo vederti, sfiorarti, toccarti, baciarti. Lo so che lo vuoi quanto me”.
Ti sento respirare fondo, dietro la tenda beige. Un respiro che rivela tutta la tua voglia e la tua paura. Un respiro che, se fosse parola (ma per me, lo è) direbbe: “Ti voglio con tutta me stessa ma non so se mi procura più godimento il desiderio o la consumazione del desiderio” (ammesso che, in un momento così, tu parli in questo modo ridicolo).
“Allora?”, incalzo.
Credo di averti capita, tu sei il tipo che ha bisogno che sia io a fare il primo passo, ma che poi è ben contenta di averlo suscitato.
Il respiro si fa affanno. Ti immagino eccitata, consapevole dell’effetto che farà su di me il tuo completo. Pronta.
Con la mano afferro la tenda.
Ormai le commesse sembrano essersi abituate alla mia presenza e non mi incalzano più.
Ultima occhiata circolare per verificare che sia tutto a posto e…
E ti vedo!
Sulla porta, con il braccio slanciato in aria, sorridente, in un vestitino viola molto leggero.
“Scusaaaa! Un ingorgo! Non ho potuto avvisarti, avevi il telefono staccato”.
“Sì, entra, uomo del mistero”, sento rantolare da dietro il telo mentre nel più totale imbarazzo ti saluto con una mano senza riuscire a staccare l’altra dalla tenda.


















Marcy, SCUSAAAA, ho cliccato il punto sbagliato e ho cancellato il tuo commento… Se ripassi di qui me lo rimetti?
Marco
molto divertente! complimenti ancora una volta…
Un uomo che non riconosce la voce dell’amata (amante?) ed entra in un memorabile qui pro quo…Liked!
Non era ancora l'amante…si erano conosciuti solo in chat.
…dici? Un interessante dibattito!
Bello !