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La separazione del maschio [recensione]

Immagine di La separazione del maschio Quando ho finito La separazione del maschio, l’ho passato a mia moglie dicendo: «Cavoli, è il libro che avrei voluto scrivere io…».

Dopo poche pagine, la First Lady appoggia il libro sul comodino, si volta verso di me nel lettone e mi chiede: «C’è qualcosa che dovrei sapere?».

Risata, mia. Il libro in questione tratta, infatti, di un maschio massimanente traditore, allegro scopatore foresto.

Risatina quindi non convinta, sua.

Poi mi sono spiegato. Il libro di Francesco Piccolo mi è piaciuto per due motivi. Il primo è che usa un linguaggio (specie nella prima parte, invero) capace di alternare profondità psicologica e ironia. Come se il protagonista si guardasse a volte da dentro e altre da fuori. Il sesso è usato, descritto, non taciuto, ma mai esibito tanto per far vedere un pisello o una passera. Un po’ come piace a me.

Il secondo motivo è che mette a fuoco con coraggio e onestà il rapporto del maschio col tradimento e la sua capacità di vivere su più piani paralleli. Poco importa che uno poi questi tradimenti li abbia davvero praticati o solo immaginati.

Finalmente un libro di un uomo, che parla di sesso e di amore, e che mi è anche piaciuto.

Inachis Io

3 Commenti

  1. ocramasil
    10 febbraio 2009

    …mi e’ piaciuto molto anche a me…ma i traditori non li capisco!….

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  2. inachisio
    10 febbraio 2009

    Infatti. Ma l’ho trovato un libro “fotografia”. Non prende una posizione morale, non cerca di giustificare.

    Molto bello quando lei tradisce lui. Un bel capovolgimento.

    M.

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