Attrazione fatale [sveltina]

La cosa più inquietante di questa “sveltina” è che è tratta da una storia vera. Cioè, è vera proprio, realmente accaduta. Ma non basta. Questa storia è stata raccontata dal protagonista (il sig. Michele, nel mio racconto) a mia suocera e poi da lei a me (risparmio i dettagli)! Ma siccome non c’è limite al peggio, il racconto è avvenuto al termine di un funerale di un amico comune.
Basta, io smetto di far fatica a inventare: la realtà è sempre un passo oltre…
Girato l’angolo, solo un lungo rettilineo lo separava dalla palazzina in cui abitava. Michele accelerò leggermente incrociando una donna bionda che avanzava con passo lento in senso opposto.
Era solo un’impressione, o la donna gli aveva sorriso nell’attimo in cui si erano sfiorati sul marciapiede? Per quanto ora felicemente accasato, il sig. Michele non sfuggiva alla psicologia del maschio decadente, consapevole del fatto che ogni seppure effimero piacere è un dono della vita da gustare senza rimpianti e con gratitudine dato che potrebbe essere uno degli ultimi.
Fu così che il sig. Michele finse di doversi allacciare una scarpa e si inginocchiò a pochi metri dalla donna, che – ci avrebbe giurato – si era pure fermata e girata indietro. Alzò gli occhi mentre le mani annodavano con gesti automatici i lacci, e incrociò il suo sguardo.
Lei fece un passo.
Il sig. Michele approfittò di questo movimento per osservarla meglio: era una signora di mezza età, curata, piacente. Un vestito di una certa eleganza fasciava un corpo ancora tonico e proporzionato.
Pensò per un attimo che potesse essere una compagna di scuola (no, troppo giovane), un’amica della ex moglie che non aveva riconosciuto (oddio, no), una vicina, una collega, un’infermiera dello studio medico… Nulla. Il suo viso non gli ricordava nulla.
La donna si avvicinò.
- Mi scusi, forse le ho fatto perdere il ritmo -, disse con un sorriso.
- Sono arrivato -, si schernì Michele leggermente ansimante.
- E’ che… Oddio che vergogna, mi perdoni…
- …
- Beh, insomma, stavo ammirando il suo stile, la sua forza. Insomma, non capita spesso di vedere un uomo della sua età [altro sorriso, breve pausa] così in forma!
Il sig. Michele sentì l’autostima entrare in circolo. Ritrovò una respirazione profonda e lenta da sportivo, alzò la schiena, contrasse gli addominali.
- Dice davvero?
La donna affidò la sua risposta ad una mossa del capo accompagnata da un’occhiata diretta ed esplicita che colpì il bersaglio nel cerchio rosso centrale.
Il sig. Michele sentì montare un compiaciuto imbarazzo insieme a una non meno imbarazzante erezione.
- Insomma – tagliò corto la donna -, lei è un uomo che non passa inosservato.
Un movimento impercettibile in avanti diede corpo alla frase. E, da attento osservatore della comunicazione non verbale, che aveva insegnato per anni all’università, Michele si accorse che la sconosciuta si era introdotta nello spazio personale, che non viene mai invaso in una conversazione ordinaria.
Si trattava ora di accogliere o respingere quell’intrusione. E il sig. Michele, forse per auto compiacimento, forse per vedere fin dove la signora si sarebbe spinta, accolse.
- Trova? – disse, rispondendo ad una domanda il cui significato era stato ormai sorpassato dai gesti dei due. E, così dicendo, insinuò un piede tra le decolleté leggermente divaricate della bionda.
- Un bell’uomo, decisamente – Ribadì lei. – Se non fosse sposato, ci farei un pensierino…
Un seno prominente si appoggiò sul petto del sig. Michele che aveva ormai raggiunto preoccupanti valori di pressione sanguigna e battito cardiaco. Due mani femminili lo cinsero ai fianchi.
Ma, come talora accade agli uomini incapaci di peccare senza rimorso, un attimo prima che le labbra rosso fuoco della sconosciuta si appoggiassero sulle sue, il sig. Michele fu preso da un istinto di sopravvivenza che lo portò a indietreggiare e a scusarsi:
- Ora, però, devo davvero andare – balbettò. – Mi aspettano a casa.
- Vai, sciocchino – Fu la risposta, accompagnata da una pacca ben assestata sulla natica destra.
Michele percorse gli ultimi metri che lo separavano dal nido protetto con un’andatura incerta, a tratti fiera e sicura per la sua forza d’animo, a tratti indecisa per il piatto lasciato fumante sul tavolo.
Salì le scale quattro a quattro ed entrò in casa con l’aria di chi ha da dare una bella notizia.
Anita si affacciò dalla porta della cucina.
- Cara! Hai davanti un uomo piacente e ancora capace di sedurre!
E, per giustificare questa iperbolica affermazione, raccontò l’avventura appena vissuta, fino alla pacca finale sul sedere.
Anita lo guardò con quello sguardo senza speranza che spesso accompagna i rapporti rodati:
- Prova un po’ a guardarti il portafogli?
Il sig. Michele, intravedendo una possibile lettura alternativa di quanto accaduto, portò una mano alla tasca sulla quale, poco prima, si erano posate le mani avide della donna.
- Cazzo, il portafogli…

















sempre grandioso!
pazzesco quanto non ci si possa fidare mai..lo trovo triste..
Sì, un po’ triste. E che botta per l’autostima del poveretto…
la realtà non corrisponde mai ai pensieri palesi o nascosti…simpatica storiella.
Il pavone che è in noi ci tira spesso brutti scherzi.
Tu parlavi tempo fa della ricerca di conferme … questo è un altro esempio.
E mentre mi accendo lentamente una sigaretta, mi sto chiedendo se ne siamo consapevoli. La mia prima risposta è affermativa: temo che per questa ricerca, siamo disposti a rischiare molto più di quanto razionalmente siamo in grado di accettare.
Voglio dire che tra conscio e inconscio, la battaglia per la ‘sopravvivenza’ – che va ben oltre il mero sostentamento, si fa aspra, o semplicemente tesa, e non sempre l’emisfero ove risiede l’emotività ha la peggio.
È solo una chiave di lettura di una donna forse ancora assonnata
Hahahahahhaha..hihihihhihhi..la vanità…non è solo “femmina”…kiss M.
secondo me Michele legge Men’s Health
ciao, vuoi partecipare alla seconda edizione del blog game tra inferno e paradiso?
Ti aspettiamo su http://www.angeliediavoli2.splinder.com
PS: questo messaggio è standard e rivolto ai blog che reputiamo interessanti per un’eventuale partecipazione; se ti ha arrecato disturbo ce ne scusiamo a priori
Tra i grazie a tutti i commenti, vorrei riprendere l’idea di Men?s Health perché mi pare molto azzeccata!
Inachis
simpatica storia
Lety, e dovevi vedere mia suocera mentre me la raccontava!
Inachis
Anita è molto piu’ pratica!
un sorriso
giulia
Le donne SONO più pratiche.
Inachis
Nooooo!!! XD
Ma povero!!!
Però dietro la risatina, un pò dispiace per questo signore…
troppo forte
però son forti anche le donne
ridoooo
Delizioso, con bel ritmo
In molti tuoi racconti si percepisce palpabile una suspance,
una piccola tensione che deriva da una situazione
ambigua,non chiara ,di cui non si intravede la soluzione.
E la soluzione che alla fine fornisci ha sempre una piccola morale,
oltre a testimoniare una grande fantasia.
Fossi stata io al posto della bionda avrei invece concluso diversamente , avrei concretizzato
Fantastico!!!!!