Il blog di Dire Fare l'Amore

Sesso contro porno

domenicale
Gianni Biondillo (a cura)
Pene d’amore
Guanda

Charlotte Roche
Zone umide
Rizzoli

Michela Marzano
La pornographie
Hachette

Ci abbiamo già girato intorno spesso. Forse troppo. Ma mi pare ci sia una congiunzione astrale favorevole per chi non si rassegna all’equazione scontata porno-sesso. Specie nella scrittura, dove l’influsso anche involontario della pornografia è sempre in agguato.
La congiuntura astrale è dovuta ai tre libri che ho messo in vetrina qui sopra: libri e autori diversissimi, che credo non abbiano mai nemmeno preso un caffè insieme.

Di Biondillo ho già detto qui. Mi interessa, del suo libro, il tentativo di restituire ai maschi una parola sessuata non banale, liberando un territorio – la scrittura erotica – che sembra appannaggio delle donne. Ed è anche il tentativo del mio blog.

Di Zone Umide ho lodato una bellissima copertina di Francesca Leoneschi, poi è uscito con un’altra. Vabbé. L’ho comprato su IBS e lo riceverò domani, quindi sarò più esauriente nella recensione. Mi interessa però, della Roche, l’idea di restituire al sesso la sua fisicità, fatta anche di odori, di corpi non perfetti o malati. Ancora una volta, il contrario del porno, dove Barbie di plastilina si fanno ingroppare da Big Gim di pongo (non tutto di pongo…).

Infine, merita attenzione l’italiana Michela Marzano, più conosciuta in Francia dove vive e lavora che da noi. E’ una filosofa che ha analizzato a fondo il porno e la “finta liberazione sessuale” che promette. Ho ordinato il libro in francese perché in italiano è stato tradotto ancora molto poco.

Tre autori, dicevo, che convergono sulla riscoperta di una sessualità liberata da schemi e cliché, fatta da persone normali, non da manichini o supereroi, senza ansia da prestazione. Credo che ne abbiamo bisogno.

Inachis

14 Commenti

  1. Laura
    18 settembre 2010

    Interessante questo tema dell'appannaggio della scrittura erotica da parte delle donne. Non ci avevo mai riflettuto. In effetti, sbirciando un po' nella mia biblioteca i racconti/romanzi erotici appartengono quasi esclusivamente a donne, fatta eccezione per un racconto all'interno del libro "Sex & Sushi" (piccola biblioteca Mondadori) Curioso. Non ci avevo mai fatto caso.
    Mi vengono tante domande del tipo: chi legge racconti erotici? Perché si leggono? Chi li scrive perché li scrive? Tutte interessanti, forse dettate anche dalla deformazione professionale.
    Sarà come dici tu: una difficoltà degli uomini all'introspezione, a mettersi a nudo sulle emozioni e confrontarsi su di esse. In fondo è più facile la cosa nuda e cruda: penso ai film porno, per esempio, per me incomprensibili, eppur così tanto condivisi più o meno apertamente.
    Eppure anche alcuni uomini scrivono e bene, fra questi anche tu.
    Quando mi capita di scrivere lo faccio sempre per comunicare una parte di me che non ho avuto la possibilità di condividere in pieno, sia essa erotica che non, e l'erotismo o la sensualità é un territorio dell'anima che appartiene a tutti noi. Inoltre come commenti o riporti nel tuo post sulla presentazione del libro di Michela Marzano, è una parte che alloggia i fantasmi della nostra storia familiare, intendendo con essa anche di chi ci ha preceduto, e quindi intrisa di una poliedrica sfaccettatura di emozioni che si sono sedimentate nella nostra storia. Bah… ho parlato troppo!

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  2. inachis_io
    20 settembre 2010

    In Italia il 70% dei lettori sono donne, questo già la dice lunga. Facendo questo distinguo tra scrittori uomini e donne ovviamente ho generalizzato, ci sono molte sfumature e eccezioni, però è vera una cosa: scrivere di sesso non è scrivere di peni che si introducono in vagine ma di persone che si introducono nell'intimo di altre persone. Quando ho iniziato a scrivere, ho scelto l'erotico non per eccitarmi (come sembrano a volte fare alcuni), né per eccitare, ma perché mi sembra che nell'eros ci sia la parte più profonda e vera e fragile e nuda di ogni persona. E' un modo per andare allo snodo delle relazioni.
    In questo credo che le donne esprimano una maggiore capacità di introspezione e di "lettura" dei legami.

    Grazie di un commento così articolato e profondo

    Marco

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  3. laura
    20 settembre 2010

    "mi sembra che nell'eros ci sia la parte più profonda e vera e fragile e nuda di ogni persona" : vero, verissimo, hai centrato il punto. Vero in tutti i sensi, anche a livello teorico, perché in fondo in quale situazione siamo più a nudo in una relazione? eehehe scusa il giochetto di parole, non era mia intenzione. Con questo voglio dire che in quel momento ci si gioca veramente una parte profonda, antica, arcaica e quindi forse la più vera. Sempre per chi se la può permettere, ovviamente.

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  4. Laluel
    23 settembre 2010

    e già sono molto d'accordo su tutto quello che dici: sulla fragilità nell'eros e sui collezionisti di corpi e sulla loro incapacità di costruire/vivere una relazione. Triste realtà, in fondo dei poveretti/e. Questo spiega anche perché poi fanno tanti danni.

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  5. uvisigu
    23 settembre 2010

    Io non penso che il/la collezionista di corpi, cioè le persone che vivono (e teorizzano di vivere) molte storie in serie, soprattutto, se non esclusivamente, sessuali, siano necessariamente dei/delle poveretti/e: è una scelta, libera e rispettabile. Quello che dico è che dall'alto delle loro collezioni di corpi hanno quasi sempre meno della metà dell'esperienza erotica di noi che ci siamo dedicati per anni all'esplorazione dell'eros sempre con lo stesso partner. E' la differenza che passa tra andare in ufficio tutti i giorni con una macchina diversa e prendere una due cavalli e andare a capo nord.

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    • Laluel
      23 settembre 2010

      Uvisigu, certo, è un mio pensiero , lo ribadisco. Generalmente non è una scelta ma un non poter fare diversamente, un'incapacità, il che è molto diverso da scegliere. Poi è ovvio che nella vita le cose possono succedere e che ci siano momenti in cui uno ha bisogno di un po' di leggerezza perchè magari deve ritrovare le proprie coordinate. Ma non è quello di cui stiamo parlando.
      La tua metafora è deliziosa, soprattutto se la due cavalli te la sei rimontata pezzo per pezzo tu, sai quante emozioni! Ma se hai l'ansia di cambiare macchina continuamente perché solo così riesci a sentirti figo/a mostri solo la fragilità che c'è in te. In una due cavalli ti prenderebbe un colpo, dovresti giocare a carte scoperte e che fare se ti si ferma il motore e non sai metterci mano? :-)

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  6. inachis_io
    23 settembre 2010

    Uvisigu e Laura, non vi si può lasciare soli un momento che mi imbastite un talk show di alto livello!! Scherzo, sono dei contributi magnifici, in cui mi ritrovo molto. Non è la serialità che fa avanzare, ma la profondità.
    Aggiungerei una dimensione, quella della paura. Mi sembra che molte persone oggi abbiano paura di un rapporto, dei rischi che implica e della fragilità che si manifesta e che espone, come detto bene nei commenti sopra, a ferite molto profonde. Invece le avventure sono meno rischiose da questo punto di vista e ti permettono di dire "Ma tanto non ci credevo davvero".
    In realtà, poi, secondo me il sesso trascina sempre i sentimenti (a meno di essere totalmente ubriachi, tipo) e quindi anche la serialità scopatoria prima o poi si incaglia.

    Sono onorato di ospitare questi commenti. Grazie

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  7. Uvisigu=Roberto
    24 settembre 2010

    Laura, avevo letto la tua risposta già ieri, ma non l'avevo colta interamente nella "critica" alla metafora automobilistica. Grazie, l'hai restituita nella tua lettura molto più profonda, anche ai miei occhi, di quanto mi fosse consapevolmente uscita dalla tastiera.

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  8. Laura
    25 settembre 2010

    Grazie a voi tutti che mi strappate sempre un sorriso positivo, è cibo caldo che fa bene all'anima :-)

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  9. Uvisigu=Roberto
    25 settembre 2010

    in una fredda notte di pioggia un piatto di minestra non si nega a nessuno…..:-D

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    • Laura
      25 settembre 2010

      eso, eso ahahahaha!

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