Il blog di Dire Fare l'Amore

La pattuglia [racconto erotico]

Racconti

Una notizia cattiva e una buona. Prima la cattiva, naturalmente: piove a dirotto e c’è un collega malato da sostituire. La cenetta con la fidanzata è sostituita da una notte di pattuglia sulla volante. La notizia bella: sono in coppia con Federica, la più figa tra le agenti della Stradale. Tutti i colleghi maschi (e alcune donne, pare) hanno fantasticato di farsela, molti ci hanno provato, pochissimi – si dice – hanno potuto sperimentare uno dei suoi famosi “pompini con la sirena”, così detti perché effettuati in orario di servizio e preferibilmente nella vettura d’ordinanza. Tra noi maschi abbiamo anche un gesto convenzionale che indirizziamo a chi esce in pattuglia con Federica: con il dito indice alzato mimiamo il movimento della sirena. Di solito, il fortunato risponde con il medio.

Facendo un rapido bilancio, le due notizie si compensano, anche perché la probabilità di un simile accoppiamento capita una volta ogni sedici turni e il forfait del collega mi offre un’opportunità supplementare.
La notte, però, è brutta davvero. I tergicristallo, anche alla massima velocità, faticano a tenere il ritmo degli scrosci che si riversano sul parabrezza. La statale è un’intermittenza di luci rosse, arancione e bianche; per completare l’albero di Natale accendiamo i lampeggianti blu e ci lanciamo nel buio.
Tengo il volante con noncuranza: stile di guida sicuro ma rilassato. Non basterà certo questo per far colpo su Federica, ma in basso qualcosa si è già risvegliato e mi ricorda che un servizietto con la sirena sarebbe un ottimo complemento della serata. In verità la pioggia mi ha sempre eccitato e l’idea di farmelo leccare mentre guido ancora di più.
«Hai la pistola in tasca?», butta lì con studiata nonchalance quella faina di Federica. Sa riconoscere un uomo eccitato a un chilometro di distanza, ovvio che mi ha sgamato subito. Il sorriso che ostento vorrebbe essere rassicurante sulle mie intenzioni, ma temo seriamente che riveli quello che scorre dietro al mio sguardo: sto immaginandomi la sua bocca che lavora sapientemente il mio uccello mentre intorno a noi la notte ci protegge e ci accoglie nel suo seno.
E invece è la radio a richiamarci al dovere: «Un incidente al km 52. Portatevi sul luogo del sinistro. L’ambulanza è in arrivo». Accendo la sirena, e la stronza si mette a ridere. È un fulmine con le associazioni di idee, ma non posso replicare, pena un’inevitabile figuraccia. Accelero, più per uscire dall’imbarazzo che per affrettarmi davvero.

Se la notte piovosa in pattuglia è una fregatura (seppur attenuata dalla presenza di Federica), l’incidente stradale durante la notte piovosa è sfiga pura. Implica infradiciamento, probabile congelamento, possibilità di malanni respiratori.
Riconosciamo il luogo dell’incidente dal guardrail squarciato e da due solchi paralleli che feriscono la poca erba presente sul ciglio della strada e sembrano spiccare il volo nel cielo buio. Lasciando tutte le luci accese, prendiamo le torce e scendiamo dalla volante.
Il disastro si manifesta pochi metri più in basso sotto forma di una golf nera cappottata. Vetri in frantumi, carrozzeria schiacciata, nessun segno di vita. Un filo di fumo si leva dal motore e assume il colore freddo e cangiante del nostro lampeggiante.
Scendiamo i pochi metri che ci separano dall’auto; Federica si dirige verso il posto del guidatore, io mi affaccio al lunotto posteriore e punto la luce della torcia all’interno dell’abitacolo.
Quattro ragazzi. Due coppie, probabilmente.
Tutti morti.
E tutti, apparentemente, nudi.

La scena, anche considerando che andrebbe ruotata di 180 gradi perché la macchina è capovolta, appare invero curiosa. Dal lunotto posteriore vedo per primo un sedere, maschile, intrecciato però a due gambe decisamente femminili. Cerco nella mia mente le immagini del kamasutra che tengo nella mia libreria, ma non riesco a visualizzare la posizione. Mentalmente, con quel rude cinismo di chi vede troppi morti, la ribattezzo “la posizione del becchino”.
Dagli anni del liceo conosco la scomodità del sesso sul sedile posteriore e provo un’istintiva simpatia per quei corpi contorti e allacciati, che sto ora osservando da un’altra angolatura, come mi appaiono dal finestrino laterale. Lui doveva probabilmente prenderla da dietro, mentre lei si aggrappava con le gambe al suo bacino. Il busto della ragazza è proteso in avanti, a raggiungere un terzo corpo che distinguo però male.
Mi sposto e incontro lo sguardo attonito di Federica, più stupita che inorridita. La scena, infatti, pur nella cruda drammaticità della morte, appare quasi pulita, come il fermo immagine di un film porno.
Un’occhiata ai posti anteriori completa il quadro. La ragazza sul sedile del passeggero, una tipa decisamente elastica a quanto pare, apre le gambe per accogliere la testa dell’amica, allungata dalla fila posteriore attraverso il varco che separa i due sedili. Nel contempo è prona sul guidatore, del quale ha ancora inequivocabilmente in bocca il membro. Di questo pompino capovolto mi colpisce il dettaglio di un filo di sperma che cola all’inverso tracciando un rivolo sul viso di lei.
Il fascio luminoso della mia torcia incrocia quello di Federica all’altezza del volto della ragazza. Senza scambiare una parola, indietreggiamo entrambi. Immagino che anche lei stia pensando a quanto sia insensato morire a questa età. Morire così a questa età.
Con le lampade rischiariamo lo spazio intorno all’auto. Le tracce del veicolo, i segni di uno, due, forse tre cappottamenti. Un secondo solco, poco distante.
Un’occhiata d’intesa ci porta a seguire quella che è certamente la traccia di una moto, forse coinvolta nello stesso incidente, che continua per diversi metri. Camminiamo con difficoltà nel terreno fangoso e ci occorrono alcuni minuti per scorgere la carcassa di una moto di grossa cilindrata deformata dall’impatto. Nessun segno del guidatore.
Gli occhi, ormai abituati all’oscurità, scrutano il vuoto davanti a noi. Ci domandiamo se proseguire o aspettare l’ambulanza della quale sentiamo già in lontananza la sirena, quando, dal buio si materializza una figura. Un uomo avvolto da una tuta scura, delineata solo dalla presenza di alcuni catarinfrangenti bianchi, barcolla verso di noi. Pone un piede davanti all’altro con grande fatica e incertezza. Quando è giunto a distanza di voce, solleva maldestramente la visiera del casco e commenta: «Minchia! Ma che cazzo stavano facendo in quell’auto? E lei… come faceva? Non ho mai visto fare sesso in auto così!». Poi getta uno sguardo alla carcassa rovesciata e si lascia cadere senza sensi nelle mie braccia, nel momento preciso in cui sento le voci degli infermieri che gridano: «Eccoli! Sono qui!».

* * *

Guido piano sulla strada del ritorno. Il riscaldamento al massimo non toglie il freddo che sentiamo nelle ossa. Siamo rimasti quasi tre ore sul luogo dell’incidente e ora abbiamo voglia solo di tornare in commissariato e di cambiarci d’abito.
Da quando siamo ripartiti non ho scambiato una parola con Federica. Lei guarda nel vuoto fuori dal finestrino.
Se quando rientriamo un collega mi fa il gesto della sirena, giuro che lo stendo con un cazzotto in faccia.

© 2008 Inachis io – www.direfarelamore.it

21 Commenti

  1. utente anonimo
    21 gennaio 2008

    questo mi è piaciuto particolarmente. mi ha ricordato un certo viaggio… finito per fortuna bene! A.

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  2. ZuZuli
    29 gennaio 2008

    Anche questo ha una morale. Cavolo scrivi davvero molto bene!

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  3. DolceRebus
    17 febbraio 2008

    Decisamente sei dotato di una buona dose di fantasia perversa. Anc’io ho fatto sesso in auto in movimento ma per fortuna l’amplesso si è sempre concluso bene !!! ^___^

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  4. DiacorsiIntimi
    6 maggio 2008

    mi piace come scrivi….mi pareva di essere li…..grazie

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  5. inachisio
    6 maggio 2008

    Spero non nella macchina… O sei tu la poliziotta?

    Inachis

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  6. LetyM
    14 novembre 2008

    bello…poi mi spieghi che treni prendi per andare a lavoro…

    e poi ci si lamenta che le ferrovie non funzionano…fanno un gran bene alla tua mente.

    ciao

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  7. collezionavo
    16 novembre 2008

    …Lety..non abbiamo treni cosi’ in Sardegna…kiss M.

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  8. inachisio
    16 novembre 2008

    Si potrebbe scrivere anche sul traghetto, però. Anzi, il viaggio è pure più lungo e, se si prende il posto ponte, come si faceva da ragazzi, si fanno anche incontri piacevoli. E poi, al mattino, vedi l’alba spuntare, e la costa avvicinarsi.

    Bellissimo

    Inachis

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  9. MissEnne
    2 dicembre 2008

    Ho fatto fatica a seguire i corpi aggrovigliati nell’auto.

    C’è qualche errore di descrizione ? O quei corpi erano snodabili ? O era tutto un pò confuso a causa dell’incidente ? O sono io che ho letto male ? O sono io troppo ingenua ?

    Ad ogni modo, non credi di essere stato un pò troppo moralista con questo racconto ? E’ un racconto da bravo ragazzo.

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  10. inachisio
    2 dicembre 2008

    E’ anche questa una chiave di lettura. Non escludo tu abbia ragione sul bravo ragazzo: lo sono. Quanto alla descrizione a me sembra giusta, ma non so.

    Inachis

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  11. MissEnne
    2 dicembre 2008

    Un’occhiata ai posti anteriori completa il quadro. La ragazza sul sedile del passeggero, una tipa decisamente elastica a quanto pare, apre le gambe per accogliere la testa dell’amica, allungata dalla fila posteriore attraverso il varco che separa i due sedili. Nel contempo è prona sul guidatore, del quale ha ancora inequivocabilmente in bocca il membro.”

    E’ questo il pezzo che m’ha destato più sospetti.

    Cioè, dico io, se la tipa avanti ha la testa di quella dietro tra le gambe, e, siccome proviene da dietro, ha, sicuramente, la schiena arcuata, la testa non perfettamente bassissima { senza considerare che è già un’impresa passare perfettamente dritta con tutto il busto tra i sedili } – come se, invece, l’avesse di fronte -, in che modo può essere piegata con la testa sul guidatore ?!

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  12. inachisio
    3 dicembre 2008

    Idea! Cerchiamo quattro volontari tra i lettori disposti a provare la posizione, anche in una simulazione e senza incidente stradale. Io la vedo un po’ contorta ma fattibile, però chiaramente è finzione.

    Oppure metto come sui filmati pericolosi “non provate a farlo a casa!”.

    Inachis

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  13. MissEnne
    3 dicembre 2008

    Carina l’idea dei Lettori !

    Anche se, secondo me, ci starebbe bene il cartello. E’ impossibile ! :P

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  14. secretgarden70
    23 settembre 2010

    Ottimo come racconto,meno dal punto di vista erotico,troppo triste,
    come uno di quei fatti di cronaca che ti lasciano l'amaro in bocca…….

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  15. Lust
    20 maggio 2011

    Un noir erotico, le sensazioni del polizziotto sono molto vivide.

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  16. Umberto
    1 febbraio 2012

    Assolutamente inverosimile. Dopo un simile impatto e la carambola non è immaginabile quanto descritto nell’auto. Chi scrive non ha mai soccorso nessuno sulla strada e ha un’idea molto vaga di quell’orrore che cerca di trasferire in un quadro orgiastico di infimo gusto. Direi che la cosa non ha nulla di erotico e che appare solo spregevole.

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  17. akuabrillante
    19 ottobre 2012

    A me é piaciuto tanto, la fantasia non ha limiti. BRAVO!!!!

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    • inachisio
      20 ottobre 2012

      Tu sei tipo la lettrice che tutti vorrebbero avere! Grazie!

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  18. Risacca
    26 novembre 2013

    a me è capitato in moto… non male… ma su due ruote forse è peggio…

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