Il blog di Dire Fare l'Amore

Summer Kanda [sveltina]

Tornano i racconti di Inachis!
Qui una sveltina, della quale riconoscerete l’origine.

Inachis

Sveltine

SUMMER KANDA

KANDA
KANDA
KANDA

L’insegna luminosa della discoteca lampeggia nella notte. Ivan inchioda sul piazzale di ghiaia, lasciando due graffi rabbiosi sul terreno. Abbandona la Mercedes nera fumante nel parcheggio e si dirige verso l’ingresso.
I
vestiti eleganti ma stazzonati, lo sguardo iniettato di sangue, i movimenti tesi indispongono i due giganteschi buttafuori dagli occhi chiari che presidiano il locale. Va meglio con tre banconote da cento dollari: le guardie si scostano appena per farlo sgusciare dentro.
Musica techno, caldo, fumo lo inglobano. Sono le tre di una domenica mattina d’estate. La pista è gremita di ragazzi uzbeki, un’onda umana che dà l’impressione di una nave nel mezzo della tempesta. La vodka ha già fatto le sue vittime, accasciate sui divanetti ai lati della sala.

Si fa largo tra la folla, diretto al bancone del bar.
Le tempie pulsano più forte del subwoofer. Una voce nel cervello gli chiede alcol. Ancora alcol.
Uno spintone, Ivan si gira, pronto a reagire.
Ma lo sguardo trattiene la mano. Nel voltarsi, l’ha vista.
Come può essere lei?
Eppure…
Nera.
Sinuosa.
Bellissima.
Balla al centro della pista, circondata da un nugolo di ragazzi, come mosconi intorno ad una lampada.

Ivan ha bisogno di chiudere gli occhi doloranti. Una lacrima gli lenisce il bruciore.
Quando li riapre, lei non c’è più.
Sospiro di sollievo.
Un abbraccio da dietro.
Lei.
Labbra che gli urlano nell’orecchio:
«Ho temuto che non ce la facessi ad arrivare qua».

Ivan sente la gambe farsi molli.
«Tu?».
La donna pare leggere il labiale, o forse interpreta il suo sguardo stupito.
«Eri lontanissimo ieri…».

Una dissolvenza incrociata gli annebbia la vista. Le immagini della discoteca si mescolano a quelle del concerto rock clandestino la sera prima a Esfahan. Il timore di essere scoperti dalle Guidance Patrols, la polizia religiosa. Il basso che picchia, gli assoli di chitarra. I vestiti occidentali delle ragazze, e i burqa lasciati su una sedia all’ingresso.

Poi lei, la donna in nero. Così bella da far paura. Così attraente da mettere in fuga.
Il suo sguardo.
Perverso.
Spietato.
Una calamita, un gorgo.
La sua lingua, prima in bocca, poi nell’orecchio a sussurrargli: «Ti voglio, subito».

E una sensazione, il ricordo di un’antica leggenda, nata proprio lì, a Esfahan, quando ancora era Persia. Quando ancora non c’era stata la Rivoluzione, né la guerra.

E la paura che stringe le viscere.
E voler fuggire, anche se è la più bella che tu abbia mai visto.
Sentirsi un animale, guidato dall’istinto.
E rubare una Paykan nel parcheggio.
E viaggiare a perdifiato, lungo la via della Seta.
Ininterrottamente al volante, alimentandosi di tè, caffè, arachidi, e qualche koufteh.

Il confine con il Turkmenistan.
Militari, mazzette.
Un mondo più occidentale: Red Bull, cocaina.
Mollare la vecchia Paykan, Rubare una Mercedes.
Un pieno di carburante e uno di droga.
Limiti infranti.

Altra frontiera, l’Uzbekistan.
1688 chilometri in un giorno (fosse stato a cavallo, non ne sarebbero bastati tre…).
Motore esausto.
Fino a fuggire qui, lontano da lei.

E qui trovarla:
«Non è poi così lontana Samarqand», sorrise.
Ivan rotea gli occhi all’indietro, è scosso da un tremito e si accascia ai piedi della donna Nera.
«Non è poi così lontana Samarqand».

samaracanda vecchia

11 Commenti

  1. GiselleB
    9 settembre 2008

    peccato sia una sveltina, meriterebbe piu’ spazio. sempre bravo e convincente. si sente la mano del professionista.

    e, grazie per tutto quello che hai detto nel commento da me. lusingata il doppio perche’ ti stimo.

    Rispondi
  2. darkblue67
    9 settembre 2008

    corri cavallo corri ti prego..fino a samarcanda io ti guiderò..;)

    Rispondi
  3. FlowerZoe
    9 settembre 2008

    Wow… Samarcanda rivisitata, racconto moolto bello…

    Zoe

    Rispondi
  4. inachisio
    10 settembre 2008

    Grazie a tutti! Posso rivelare che l’idea di questa rivisitazione è nata quest’estate quando i miei figli hanno eletto la canzone di Vecchioni colonna sonora delle vacanze… Temo già l’anno prossimo “Luci a San Siro”, che per ora credono sia la storia di uno che va a vedere la finale di Champions ma non trova parcheggio.

    Inachis

    Rispondi
  5. inachisio
    10 settembre 2008

    Cavoli, ho riletto il racconto. Ma sapete che avrei dovuto scriverlo al presente? Errore… Se ho tempo lo rifaccio.

    Inachis-autocritico

    Rispondi
  6. inachisio
    10 settembre 2008

    Non ho resistito, l’ho riscritto. Mi pare fili meglio.

    Rispondi
  7. KittyGiulia
    10 settembre 2008

    originale..non me l’aspettavo così..stupisce

    Rispondi
  8. StrawberryCream
    11 settembre 2008

    appena ho letto “eri lontanissimo ieri” ho pensato subito a samarcanda….

    molto carino.

    strawberry

    Rispondi
  9. inachisio
    11 settembre 2008

    Preparata, la ragazza.

    Inachis

    Rispondi
  10. MrTree
    1 ottobre 2008

    Ottima. Bella la misura e la scrittura misurata, anche.

    Rispondi
  11. dopamina
    16 novembre 2013

    Forte. Profondo.

    Rispondi

Lascia un Commento