Il blog di Dire Fare l'Amore

Cambiamento di costume

Un giorno in piscina (anzi, parco acquatico – tipico di quelli che hanno il mare a più di 200 km da casa) mi ha permesso di compiere alcune importanti osservazioni sul costume da bagno, capo di abbigliamento che gode della particolare proprietà di assumere due significati completamente diversi a seconda del genere maschile o femminile di chi lo indossa. Chiaro che qui trattasi di puro tantoalchilismo, generalizzazioni poco sensate che trovano giustificazione forse solo nel caldo di questi giorni. Ma tant’è.

Ecco dunque il risultato della preziosa analisi.

1533Per l’uomo

Il costume da bagno è per l’uomo un accessorio di dubbia utilità, giustificato solo dal senso del pudore altrui (o, al limite, dal senso di inferiorità inguinale proprio).

Una volta indossato il costume, che sia nella sua versione a pantaloncino o in quella a mutanda (da me preferita), ci si dimentica di averlo, tranne due casi:

1. Se il costume si ranfogna tra le chiappe, modello Siffredi ricovertito omo (provate voi lo scivolo e poi mi dite…).

2. Se, saliti in macchina a fine giornata, dopo circa 50km si comincia a sentire un fastidioso umidiccio sotto le chiappe. In tal caso si dichiara: "Ahhh, il costume!".

Per la donna

Per la donna, il costume, qualsiasi forma e colore abbia, è un oggetto plastico e mobile, a geometria variabile. Esso richiede continui aggiustamenti tipo le vele di Luna Rossa in regata (che infatti c’è lo skipper apposta…). Molla il fiocco, cazza la randa.

Il costume può assumere dunque diverse configurazioni a seconda delle necessità:

1. Configurazione "massima superficie abbronzabile" con abbassamento di 0,5 mm del bordo dell’elastico, inchiappettamento della parte posteriore, alternanza dei laccetti del top secondo uno schema di rotazione prestabuilito.

2. Configurazione "fuori tutto" indicata per i bagni: massima copertura della pelle e minima esposizione.

3. (intermedia) Configurazione "mi faccio un giro", che permette di mostrare senza mostrare.

In ogni caso, una volta indossato il costume, mai la donna si dimenticherà di averlo.

dopo un tuffo

dopo un bagno

uscendo dall’acqua

entrando in acqua

girandosi sul lettino

alzandosi dal lettino

e ovviamente e con particolare scrupolo e tempestività dopo uno scivolo…

lei verificherà in ogni istante se il costume sta rispettando la configurazione prevista e aggiusterà millimetricamente i bordi del suddetto. Queste manovre risultano del tutto incomprensibili agli uomini, ma sono ugalmente molto apprezzate.

Ecco perché preferisco il nudismo.

5 Commenti

  1. Grasside
    27 giugno 2008

    “Ecco perché preferisco il nudismo.” conclusione semplice e pratica. Sei divertentissimo ^_^

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  2. KittyGiulia
    28 giugno 2008

    il ragionamento nn fa una piega..

    Rispondi
  3. inachisio
    28 giugno 2008

    E’ il caso di dirlo, trattandosi di un capo tessile… ;-)

    Inachis

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  4. inachisio
    30 giugno 2008

    Un’attenta osservatrice del mondo nudista mi faceva osservare che, senza costume, il paradigma si inverte. Le donne se ne stanno composte, mentre gli uomini sono molto attenti a regolare posizione, orientamento e copertura prepuziale del loro aggeggio…

    Inachis

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  5. ZuZuli
    30 giugno 2008

    Non amo le mezze misure…Intero in pubblico e rigorosamente nero…nuda, ma in solitudine e lontana da sguardi curiosi.

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