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Scelte [racconto erotico]

Racconti

Eccomi qua!
Raccogliendo i suggerimenti di Sweetpeach84 Ruggioso, GiselleB Alice64 Zuzuli ecco questo nuovo racconto. Spero di non deludere troppo chi mi ha fornito stimoli e idee, perché certamente il risultato sarà diverso dalle aspettative…
Vorrei ringraziare sinceramente tutti, perché ho avvertito che ciascuno ci ha messo del suo.

Inoltre il racconto è un po’ lunghetto.

Per chi sceglie il pdf, qui.
Buona lettura, spero di leggere i vostri commenti.

Inachis

SCELTE

1.


Sonia si girò nel letto voltandosi verso Enrico, che dormiva come suo solito su un fianco, dandole le spalle. Lo cinse da dietro e passò il braccio sopra la sua spalla, facendo scivolare appena il lenzuolo che la copriva. Appoggiò le labbra sul collo e lo baciò, risalendo verso l’orecchio. Con una mano scese verso l’inguine.
Enrico emise un grugnito, e bofonchiò tirando a sé la coperta con uno strattone: «Ma lo sai che ore sono?».

Le pantofole frusciarono appena sul parquet della loro casa torinese mentre Sonia usciva come un’ombra dalla stanza da letto, afferrando la vestaglia scura dall’attaccapanni dietro alla porta, che chiuse con delicatezza dirigendosi in soggiorno. Si lasciò cadere sul divano, appoggiando i piedi sul bracciolo – un gesto che Enrico avrebbe certamente disapprovato. Con un calcio si liberò delle pantofole che rotolarono in disordine sul tappeto; un altro dettaglio che avrebbe mandato in bestia suo marito.
Chiuse gli occhi, respirò a fondo, poi li riaprì.
Le prime luci di un’alba primaverile filtravano dalle persiane e conferivano alla stanza un’aria invecchiata e d’altri tempi, l’aspetto giusto per l’appartamento in un palazzo signorile di Torino nel quale si era trasferita dalla Sicilia. Una casa che ora le stava improvvisamente troppo stretta.
Sentiva il bisogno di aria. Di tornare a respirare. Spalancò le finestre e lasciò che fresco e luce inondassero la stanza.

Un raggio di sole illuminò il piccolo ritratto di Sonia appeso a fianco della libreria. La tela ritraeva una ragazza sorridente, con i capelli castani e due occhi verdi timidi ma fieri. Ben diversa dalla donna un po’ insicura che era diventata ora.
Sul muro beige, l’orologio segnava le sei e mezza. C’era ancora un’ora di tempo prima che la sveglia di Enrico suonasse. Sonia andò in cucina e si preparò un caffé con gesti lenti e abitudinari, che avrebbero potuto essere un’immagine della sua stessa vita in questi sette anni di matrimonio.
«Non è così che mi immaginavo di essere a 33 anni», pensò, inghiottendo la pastiglia di integratori che prendeva ogni mattina.

2.

Il reggiseno era scivolato da qualche parte sotto il sedile del guidatore. Le mutandine pendevano dalla leva del cambio. Sonia era accovacciata sopra al ragazzo e gli stava facendo l’amore con foga. Aveva appoggiato le mani al cruscotto e si muoveva su di lui voltandogli la schiena e puntando i piedi dove riusciva. Era una posizione precaria, ma di grande soddisfazione e la Fiat Bravo rossa accompagnava con i suoi cigolii il ritmo del loro amplesso e i loro gemiti.
Se c’era una cosa che Sonia amava nel fare sesso in auto, era la possibilità di gridare e di lasciarsi andare senza preoccuparsi che qualcuno potesse sentirli. E poi i dintorni di Palermo offrivano numerose stradine sterrate in cui stare tranquilli. E in quegli spiazzi con il mare lì a pochi metri, lei, sempre così insicura nei gesti dell’amore, aveva provato i migliori orgasmi.

«Girati. Girati!».
Si ribaltarono sul sedile dietro e Sonia alzò leggermente le natiche per facilitare la penetrazione. Si sentì afferrare il bacino da due mani grosse e forti, e con una spinta decisa lo sentì nuovamente dentro di lei. Era la sua posizione preferita, la faceva sentire presa, amata, dominata. La trovava rassicurante ed eccitante al tempo stesso.
E infatti, ecco il piacere salire a centri concentrici dal suo sesso alla pancia, al cuore.
«Oddio, pensò mentre perdeva il controllo di sé, fai che possa essere sempre così felice!».
Pochi spasmi convulsi e irregolari accompagnarono gli ultimi colpi. Poi si abbracciarono sfiniti.
Abbassarono i finestrini e il profumo degli aranceti invase l’abitacolo mischiandosi all’odore del sesso. Il frinire dei grilli sembrava accompagnare il loro respiro.

Sonia avrebbe voluto che quel momento non finisse mai. Pensò tra sé: «Ho 25 anni, un ragazzo che mi ama, che mi fa impazzire a letto, su cui posso contare. Sono una ragazza felice».
Avrebbe voluto dirglielo. Ma sapeva che spesso le parole sviliscono i sentimenti.
Preferì semplicemente girarsi verso di lui e sussurrargli: «Dimmi che tra noi non finirà, Ludovico…».
Aspettò ad occhi chiusi la sua risposta. Quel «sì» che avrebbe completato la sua gioia. O anche un «ti amo» – che gli uomini fanno così fatica a dire, chissà perché.
Invece nulla. Solo grilli nella notte.
Contò fino a dieci, mentre sentiva il cuore accelerare.
«Ludovico?».
Alzò il viso, e, alla luce della luna, vide gli occhi di lui allagati di lacrime.

3.


«Dimmi che te la scopi! Dimmelo! Tanto l’ho capito, sai?».
«Ma, mamma. Cosa dici?»
«Signora, ma come può pensare una cosa così? Le assicuro che…».
«Credete di farmi fessa, voi due? Solo perché sono vecchia pensate che sia scema?».
«Mamma, adesso piantala, sono le sette del mattino e non mi pare il caso…».
«Piantala tu, Ludovico! Da quando ti sei separato, lo vedo come la guardi!».
«Signora…».
«Mamma….
«Andate a ‘fanculo tutti e due».

Lo sbattere della porta fu quasi un sollievo. Ludovico restò impalato in mezzo alla stanza, senza avere il coraggio di guardare negli occhi Elisa, la cameriera che da qualche tempo assisteva mamma nella vecchia villa di campagna.
Era ancora in pigiama. Oggi la giornata era iniziata presto, e piuttosto bruscamente, con una delle solite scenate dell’anziana. Un giorno era perché riteneva che la domestica non fosse abbastanza gentile con lei; un altro per il cibo troppo saporito; un altro ancora per questioni di eredità.
Ma ultimamente capitava sempre più spesso che la vecchia mamma desse i numeri per via del matrimonio fallito del figlio. Per lei era stata una tragedia, per lui una liberazione. Sette anni insieme, un bambino di otto, che era stato la causa del loro matrimonio.
Nemmeno a dire una coppia conflittuale. Non si amavano, semplicemente. Forse non si erano mai amati.

«Togliamo il “forse”». Disse inavvertitamente ad alta voce Ludovico.
«Prego? Ha bisogno di qualcosa?», domandò la cameriera, che aspettava solo una scusa per lasciare la stanza.
«Mi dica una cosa, Elisa, per favore».
Lei annuì, pensando già di mandare il curriculum in altre famiglie della zona. Ma sapeva che se avesse lasciato la vecchia, quella gliela avrebbe fatta pagare e avrebbe fatto terra bruciata nel raggio di cento chilometri.
«Mi scusi, se glielo chiedo, Elisa. Ma lei non trova che mamma stia un po’… degradandosi?».
«Che cazzo di domanda, idiota», pensò la cameriera; e rispose: «Se posso permettermi, signore, credo che mamma non abbia preso bene la sua separazione».

E certo che non l’aveva presa bene. Per lei, Cecilia, la moglie – ex moglie ora –, era il partito giusto. Anche lei siciliana, di buona famiglia. Una ragazza senza grilli per la testa.
E quando era restata incinta, anziché gridare allo scandalo, la famiglia aveva salutato la gravidanza come un sigillo che avrebbe ormai reso inevitabile il matrimonio.
Poco importava che lui non la amasse. O che avesse un’altra fidanzata. O che questa gravidanza fosse arrivata del tutto per caso, per un’avventura di una notte.
Gli avevano saputo dire solo: «Vedrai che ti abituerai…». “Abituerai”, cazzo…

«Vada pure, Elisa», chiosò Ludovico. «Ne approfitterò per dipingere un po’. La luce dell’alba è la migliore».

4.


La Fiat Bravo era diventata improvvisamente troppo piccola per i due. I grilli, un fastidioso sottofondo. L’aranceto, un inopportuno testimone. Sonia raccolse i vestiti nell’oscurità e si rivestì goffamente, evitando di guardare Ludovico.
Non poteva credere di aver davvero ascoltato quelle parole. Non poteva credere che fosse successo davvero. E che lui fosse stato così ignobile.
E idiota.
E codardo, per finire.

Nella testa le risuonava la voce del ragazzo che amava (che ancora amava, malgrado tutto), rotta dai singhiozzi.
Lui aveva alzato la testa, le aveva preso il viso tra le mani e le aveva detto:
«Sonia, ho fatto una cazzata».
E la “cazzata” era stata scoparsi a una festa Cecilia, una figlia di amici dei suoi.
E la “cazzata” era stata che ora lei era incinta.
Ma la “cazzata delle cazzate” era che ora la famiglia voleva che lui la sposasse.

«E tu… lo farai?», gli aveva chiesto Sonia. E la domanda era uscita dalla sua gola come un rantolo. Perché, nel fare la domanda, Sonia sapeva di aver già intuito la risposta.
«Ti giuro, Sonia. Io amo te, ma…».
«Almeno stai zitto, cazzo! Almeno non umiliarmi!».

Poi gli aveva chiesto semplicemente di riportarla a casa. E quando erano arrivati al termine dello sterrato e lui aveva messo la freccia a sinistra per svoltare sulla provinciale, lei era rimasta come ipnotizzata a fissare quel triangolino intermittente che stava cambiando la direzione della sua vita, sperando in cuor suo che quella freccia lampeggiasse dalla parte opposta.

5.


L’errore non era stato lasciare Cecilia. L’errore, semmai, era stato sposarla sette anni prima. Ludovico scostò la stoffa che copriva la tela a cui stava lavorando: una vista di un agrumeto con sfondo del mare di Sicilia. L’odore di trementina gli diede una sferzata alla mente ancora intorpidita.
L’aranceto, i grilli, la Fiat Bravo, Sonia, gli esplosero nel cervello. Sonia!
Ancora non si era perdonato di essere stato così vile. Con Sonia, ma anche con se stesso. Gli tornò in mente l’ultima frase, mentre lei scendeva dall’auto e rientrava in casa: «Mi farebbe piacere che tenessi il mio quadro…». Ma le sue parole si erano spente nel buio.

Si sentì debole come mai era stato. Abbattuto dal peso delle sue non scelte, del suo subire la vita e le decisioni della famiglia. Allora, ma ancora oggi.
Anche adesso, dopo la separazione, era tornato a casa, “da mamma”; perché era più comodo, perché lei glielo aveva chiesto…

In lontananza sentiva la voce della vecchia che discuteva con Elisa. E provò, forse per la prima volta in vita sua, la voglia e la forza di fare qualcosa di suo, una scelta che fosse davvero personale.
Sfilandosi il pigiama corse in camera da letto, si vestì alla come-viene-viene, scese in cucina, dove trovò mamma ed Elisa. Guardò mamma negli occhi, poi la cameriera:
«Vedrai che ti abituerai, mamma. E anche tu, Elisa, ti abituerai… Del resto, non è questo, la vita? Abituarsi agli altri?».

Entrò in garage, prese il BMW, ingranò la marcia, fece schizzare la ghiaia sul vialetto e varcò il cancello. Giunto sulla statale, mise la freccia a destra, seguendo l’indicazione “Aeroporto Falcone-Borsellino, Punta Raisi”.
Prese il cellulare e digitò un numero che aveva in memoria, ma che non aveva mai avuto il coraggio di chiamare.

6.


Sonia chiuse la telefonata.
In quell’istante, Enrico fece irruzione in sala, capelli stropicciati e barba lunga. Con il dorso della mano si riparò gli occhi dal sole che dava una luce nuova a tutta la stanza:
«Sonia, cazzo! Sono le otto! Ma non potevi chiamarmi? Non hai visto come è tardi?».
«No, rispose lei fissando il quadro, forse non è troppo tardi».

Comments (34)

ruggiosoaprile 7th, 2008 at 10:05

Una sola parola: Unico!

Davvero una trama intrigante, sei riuscito a imbastire un bell’abito con tutti gli scampoli di stoffa!!

Bravo!

Rug.

GiselleBaprile 7th, 2008 at 12:13

eppero’, bravo.

mi e’ piaciuto

:) )

alice64aprile 7th, 2008 at 14:38

Ooooooooh….che bello!!!!

La giusta miscela di emozioni..dolce e forti… hai dipinto un quadro fatto di pensieri che emanano l’odore degli aranci..del profumo dell’amore!

collezionavoaprile 7th, 2008 at 20:00

Ho letto il nuovo nato..figlio di speranze e di sogni…ambasciatore di un futuro incerto..pacato calmiere degli impeti ..dona vita alla memoria ..ormai arruginito quel cassetto che ad aprirlo cigola un po…ma chiudo gli occhi e si apre un mondo di serena consapevolezza..e gusto quel sapore antico di sentimenti veri…grazie..

inachisioaprile 7th, 2008 at 21:02

Ruggioso, Giselle, Alice, Collezionavo: che bei commenti! Grazie. Non so come dire quanto mi hanno fatto piacere. Davvero.

Inachis

FatAliceaprile 8th, 2008 at 13:29

E’ la prima volta che ti leggo e devo ammettere che sei bravo. Complimenti,

Tornerò a trovarti. Ciao

Alice

ZuZuliaprile 8th, 2008 at 15:24

Sai cosa penso di come tu scrivi…mi ha rapita. In ogni cosa che tu scrivi io trovo qualcosa di me…lo so, non ci conosciamo, ma tu tocchi i sentimenti oltre l’eros.

Ma cazzo, leggo libri, che sono davvero mediocri…e poi invece, ci sono tanti ‘sconosciuti’ come te, che scrivono in maniera incredibile.

Bravo, davvero bravo.

attimideternoaprile 9th, 2008 at 11:21

mi piace molto.

inachisioaprile 9th, 2008 at 12:29

L’imbarazzato ma contento Inachis ringrazia per i commenti di Alice, Zuzuli e Attimideterno…

:-)

giustosentimentaprile 11th, 2008 at 07:56

bellissimo,davvero. emozionante.

e positivo…spero che non sia troppo tardi.

:-/

inachisioaprile 11th, 2008 at 08:13

Sempre imbarazzato, ringrazio anche Giustosentimento.

No, non è mai troppo tardi

Inachis

blueleaprile 11th, 2008 at 14:53

bello! mi piaci anche nella versione più impegnata e realistica

inachisioaprile 11th, 2008 at 22:02

In effetti mi sta succedendo una cosa strana. Ho iniziato scrivendo di sesso e sto finendo a scrivere di sentimenti e di amore. Credo che sia perché per me le due cose non si possono separare.

Ok, ho scoperto l’acqua calda… .-)

Inachis

Eleyneaprile 13th, 2008 at 13:48

molto bello :-)

KittyGiuliamaggio 9th, 2008 at 11:35

Ho trovato il tuo blog per caso..e da quel giorno non ho mai smesso di visitarlo..oggi ho finito di leggere i racconti..complimenti veramente..hai un modo di scrivere unico! Io adoro scrivere..ma soprattutto leggere..e ciò che scrivi è talmente coinvolgente che non smetterei mai di leggerlo..ancora complimenti..

inachisiomaggio 9th, 2008 at 13:53

Mi collego di straforo dalla fiera di Torino e leggo un commento così bello… La giornata si rasserena malgrado la fatica della fiera. Grazie.

Il problema, però, è che ora devo correre a scrivere un nuovo racconto!

Ciao Inachis

KittyGiuliamaggio 9th, 2008 at 14:51

di nulla..lo penso davvero e sto facendo un po’ di pubblicità del tuo blog tra gli amici..spero non t dispiaccia..comunque direi che è tutto tranne che un problema il fatto che tu debba scrivere!! anzi! penso di non essere l’unica in attesa di leggere..ciao a presto

rispostemaggio 16th, 2008 at 18:56

l’ho letto tutto…mi hai incuriosito .-))

sensationsmaggio 22nd, 2008 at 12:32

Bravo!! bellissima ultima battuta a doppio senso!!!

ali

sensationsmaggio 22nd, 2008 at 12:35

anch’io ho avuto subito l’impulso di farlo conoscere ad altri amici….è una reazione a catena? o per quel “non è mai troppo tardi”, che è un messaggio di speranza per molti (tutti?) !!

ancora bravo!

ali

inachisiomaggio 22nd, 2008 at 12:42

GRAZIE!

(cumulativo anche per gli altri commenti).

Cmq sì, in fondo c’è speranza. Ce n’è tanto bisogno, mi pare.

Inachis

ocramasilluglio 15th, 2008 at 13:59

…scrivi da “dA DIO”!!!!!Troppo coinvolgente ,struggente ….fantastico!!!

inachisioluglio 15th, 2008 at 14:02

Uei! Grazie!

Inachis

utente anonimoagosto 18th, 2008 at 23:27

leggendo questo racconto sento scendere le lacrime…ripenso a tutti i momenti belli trascorsi con il mio primo amore, e ne scopro di nuovi…dolci, quelli che mi fanno venire quellla morsa alla pancia…quelli per cui senti il cuore fare un sussulto…..Il tempo..può passare ma l’amore non passa. Alle volte questi sentimenti sono ingannevoli, li vivi e non ti rendi conto di quanto ti possono rendere felice se solo tu li respirassi davvero e se solo ti rendessi conto di quanto sono unici e di quanto è importante viverli appieno….sperare nel domani…o forse avere paura di vivere l’oggi…

inachisioagosto 27th, 2008 at 06:52

Grazie di questo sofferto commento, forse per questo motivo nascosto dietro a un giustificato “anonimo”.

Inachis

kailash76dicembre 10th, 2008 at 01:35

è un racconto che ti fa pensare alle persone che hai amato nella vita…al primo amore… grazie, perchè vanno ricordate queste persone…

inachisiodicembre 10th, 2008 at 20:10

Sì, io credo che l’amore resti sempre, anche quando finisce

Inachis

NeLLaSdicembre 15th, 2008 at 22:06

Avevo promesso che sarei tornata per leggerti..e anche se un pò in ritardo eccomi qua…

Ho scelto questo racconto…” SCELTE”…

Spesso pensiamo che le scelte dipendano soltanto da noi…invece il più delle volte sono purtroppo influenzate da tutto quanto ci ruota intorno…

Però..come Sonia anch’io credo che nn sia mai troppo tardi…

Questo racconto l’ho letto con piacere…è scorrevole ..semplice…e riesce ad attirare l’attenzione senza permettere distrazioni se nn attraverso l’immaginazione…

Bello…davvero…complimenti…

A presto…

NeLLa’S

inachisiodicembre 15th, 2008 at 22:15

Bentornata. Ci speravo…

Inachis

utente anonimogennaio 7th, 2009 at 22:10

ciao…sono l’anonima di un paio di commenti sopra…

a quando un tuo nuovo emozionante racconto?

LF

utente anonimogennaio 7th, 2009 at 22:12

mi auto censuro..ero entrata direttamente in scelte senza passare per la porta d’entrata principale! Lf

[...] PERFETTO Il sogno di tutte le donne un uomo così…. e io ce l’ho… che fortuna. SCELTE Non è mai troppo tardi per la felicità…. FINESTRA SUL CORTILE Non amo le sveltine solo [...]

robby25dicembre 7th, 2010 at 17:33

Sarà che sono un po’ sfasato ma mi sembra molto sconclusionato con qualche sprazzo di lucidità.
Nel complesso inferiore alla media.

Lustmaggio 20th, 2011 at 20:47

Questo racconto mi sta antipatico. Mai possibile che stai con una ragazza, magari da anni, fai sesso con un’altra 1 volta, rimane incinta e ti sposi praticamente una sconosciuta! Un uomo senza midollo e senza preservativo!

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